“Panta rei”, ciò che scorre o tutto
mi scorre addosso dopo avere forato
come un umido soffio le viscere
e il cuore. Il marmo è scolpito
nella pietà forte della giovinezza
e in quella intima della vecchiaia.
Ciò che si muove è anche la gioia
l’umana sensibilità che si fa bellezza
se c’è un capillare non ancora distrutto.
Ciò che chiamiamo talvolta amore
non ha nome, ma può essere pronunciato.
C’è questa nudità rabbiosa e dolente
il sacro terrore del giudizio finale
l’oscurità dei volti e la maestosità
dell’insieme, il peccato non è svelato
e la passione è alla radice del cuore.
La solitudine è imposta, si nasce e si muore
ma nel tragitto c’è il bello del creato
e la bassezza umana. E’ di pietra la verità
e la ricchezza non è contemplata, più si sale
e più si è soli anche in mezzo alla gente.
E’ con Juno che parlo, la mia ultima dea
Venere è l’effimero, la passione dell’istante
il nome con cui ti chiamo è un altro
è figlio della corrente che conduce all’infinito
è il turbinare della mente e l’anelito alla vita
di chi può guardare oltre la nebbia e la salita
più impervia. E’ a Juno che dico che più alto
è questo monte e più l’incanto è nostro.
Non c’è l’itinerario e anche il quadrante
è oscuro, ma è dolce e vibrante questa marea.

Commenti
la scultura è lotta, azion ne di purificazione, di elevazione massima dell'anima. Ma più si sale e più si rimane soli...è la dannazione dolce di ogni vero artista! La frase di chiusura, dice tutta la bellezza che vi è anche nel tormento............ ........Sublime!!