L’alba nelle trasparenti sfumature
di cielo, come quelle dell’iride
che apre al sorriso, chi ha scelto
il percorso ha sbagliato rotta,
perché riservare alla seconda
età di Saturno la trama, l’onda,
il gusto tosto e dolce di ricotta
e pistacchio a forma di confetto?
Reti del caso che ci governa, nitide
all’occhio ma disconnesse dalle figure.
Avresti voluto una scala a ritroso?
Un fulmine leggero cui arrampicarti
per guadare il tempo? Un fiume
alla sorgente del bisogno d’amare?
Siamo rive di rami, scriviamo
di dive che lanciano dadi,
di stami di sentimenti, di richiami
attraenti, con fauci di braci
a incrociare bocche incandescenti,
coscienti che altrimenti tutto
sarebbe stasi d’accenti,
strali di tormenti vuoti.
Siamo astrali comete in ascesa, spazi
invertiti di rotta, strati di ricotta
e zucchero, sospesi nello scavo
di uno sguardo che, dal balcone
dell’infinito guarda adagi di silenzi
e scrosci di fiato anticato.
E a lato del nostro riparo della notte
tra le note della canzone del sussurro,
c’è l’azzurro e il blu di Chagall,
l’oro travestito da rame, la fame
di ogni peccato della carne. L’insonne
delle quattro del mattino è indenne
da colpe da espiare, se c’è un esame
da superare può chiedere a Chantal
di darle una mano con uova e burro,
sino a quando le torte non saranno cotte.

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