E poi per te scriverò ancora

e sarà d'amore.

Non preoccuparti dei miei laghi neri,

del loro sprofondarmi dentro,

del loro tingermi gli occhi

e farne pozze d'oblio,

del fango che ancora ho sulle coltri.

Tu sei il mio lago bianco,

le acque calde delle terme di Saturnia,

lo scorrermi caldo nelle vene,

i pianeti che ho colto coi segnali orari

nelle stazioni ferroviarie,

appesi al tempo

come melograni in chicchi:

così divisa ero in tante abitudini

tutte silenziose e opache.

Tu mi sei sorto dentro

e a unirmi a te è stato il sole

 

d'aprile, di un giorno qualunque all'apparenza,

la carezza che c'è stata,

il bacio in piedi a occhi chiusi prima dell'arrivederci.

E sono nati sogni, stelle lontane in avvicinamento,

anni luce bruciati in un secondo

nello sfondo del cosmo.

E ora che sei mia - te l'ho detto-

nella danza delle ore,

guardiamo ai nostri movimenti lenti,

ponti su un futuro intravisto a singhiozzo.

 

D'aprile e d'acque,

superfici piane e continue di giorni e d'onde,

in quei legni ci siamo visti trafitti

e abbiamo sconfitto il tempo.

Appesi lì i nostri segni stanno

ed attendono che l'anima ritorni a puntate.



Andremo in onda sul canale in differita dello spazio

ed avremo la forma che la luce ci ha donato,

saremo pesci in quell'acqua

che affiora ogni giorno nelle parole

e nei flutti che ci stanno stretti,

lo vedi il pendio, a volte ci ruba il silenzio

e ci lascia le parole tra le lenzuola

...ma ti guardo e non hai più bisogno di parlare:

aspiriamo lo stesso fumo e siamo nello stesso libro

 

a puntate, l'incipit in un saluto festoso

poi andando a ritroso

le pagine bianche di vite imperfette

e la trama che procede a ondate,

flussi e riflussi della coscienza.

C'è da scrivere il finale

al tempo dei viaggi interstellari,

silenzi che ruotano intorno a Soli freddi,

stelle vicine alla scomparsa:

sarà un esplosione a cambiare

il panorama che abbiamo davanti.

 

Non è meraviglioso quest’amarsi

a frotte nelle grotte della coerenza?

Questo somigliarsi a rime e spunti?

E poi prendersi per gli occhi e non lasciarsi.

Non trovi che all’irraggiungibile

siamo giunti tra giunchi, foreste

compresse di stagioni? In verità

dico che siamo due sole mani giunte

nella preghiera santa dell’amore,

terra che in sé ha parole coltivate a giorno.

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