Sono morto
no, non è vero
ingoio cocci di luce
per sfamare la bramosia d’esserci.
Allora vivo!
Perché? Devo?
C’è qualcuno che bussa alla mia porta
pur non essendo testimone di nulla
se non della fame che vesto.
Dimora in me
Signora Serenità
e utilizziamo la bigamia
come unica arma di sale.
Da quando ogni foglia
che cadendo,
aggredisce il catrame
per un semplice sparire
per vincere la morte.
E’ dentro di me, come di tutti
la falce nera nel fegato marcio
gli occhi a spiare nell’intestino
ma fino a che mi lascia in pace
può nutrirsi quanto vuole del mio cibo.
Che resti un pensiero molesto
ma nel sonno, perché di questo tempo
di quello che ancora mi resta
so già e ancora, ancora cosa farci.
Starò con la mia donna e la renderò felice
parlerò a tutti perché non perdano
un minuto, anche uno solo in chiacchiere inutili.
E poi quando un giorno mi presenterà il conto
la ringrazierò del suo ritardo
del suo smarrirsi tra le pieghe del mio corpo
e le offrirò l’ultimo fiore del giardino
che la mia donna ha raccolto con le sue mani.

Commenti
Le vostre terre, si sono unite nella scrittura, che appare in contrapposizione nelle riflessioni verso quello stato di morte interiore che a volte ci sorprende e col quale Henry Lee ha iniziato i suoi versi, contrapposizione che si riflette nella chiusa, in cui Mybackpages, scopre una vena di tenerezza che appare reale etralasciando il surreale, e avete creato qualcosa di nuovo, che non esisteva prima, e che ha portato in una dimensione diversa le parole, ciascuno nel proprio sentimento, ma che parla chiaro in entrambi, di consapevolezze.Avete parlato di come interiormente si possono elaborare in poesia tutte le aspettative che crescono ogni giorno, rapportando l'interiorità al quotidiano affrontarci.
Grazie..spero di leggervi ancora insieme e che uno verso l'altro continuiate a costruire.
Buona poesia.
Nel primo, si avverte una certa tragicità dell'esserci; un richiamo al dubbio ed anche un sottinteso ringraziamento; ponendo le mani avanti e chiarendo di aver sposato la Serenità...
La seconda strofa evidenzia una personalità più aperta, amante di una certa teatralità, ironica e romantica... sarcastica in ultimo, quando con una strana generosità propone di donare l'ultimo fiore alla morte: credo perché, metaforicamente... è ultimo come ultimo è l'atto della vita - o ultimo, perché nessuno l'ha voluto ed è rimasto solo quello -
Se si prendesse la morte come evento naturale o, semplicemente, come passaggio in altro luogo si potrebbero evitare inutili preoccupazioni ma... in campo letterario, non ci sarebbe modo di dare fantasia e sfogo ai nostri pensieri.
Ciao!
eternamente il dover morire.
Complimenti per la scelta di una temtica così forte e importante.......... ...Bravi!
UN DUO DA RIPETERSI.
LIETA GIORNATA HENRY & MAYB...
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