Calcolato a spanne, con la misura
imperfetta del cuore – sarà il fiato
che mi manca o il precipizio alle spalle-
ma il terreno resta impervio, salite
verso l’intero e discese al cospetto
della frazione di numeri random, sul letto
gelato dell’inverno. E il meteorite
in picchiata sulla terra tra le falle
della stratosfera, è già stato
individuato, quel giorno che la misura
del tempo era sospesa. E’ tutto una contesa:
il diaframma dell’amore, lo spessore
dei vasi sanguigni, il flusso del plasma
nel corpo isolato dai virus. E il giro di vite
sulle emozioni nell’istante che ferma la creazione,
il vuoto che cresce sino alla profanazione
del tempio della pietà. Col fantasma
dell’aorta in giro per caso, tra l’afrore
dei sensi e quel grembo in dolce attesa.
