Certi giorni mi basta sentirti respirare
e ascoltare i tuoi pensieri muti
dall’altro lato della mia ombra
sembra che il tuo fiato sia il suono
delle mie notti senza canzoni stonate.
E se le scenate di gelosia le ho spostate
nel cassetto dei ricordi all’ultimo piano
vicino l’ascensore e se ancora ti sembra
poco questo scivolare tra bassi e acuti
del pentagramma danzando alla fine dell’amore
lascia che ti trasporti dove il sole non muore
nel mezzo di due monti gemelli, seni di luce
e ricami di gocce trasparenti, vedi le mani?
Hanno attraversato il deserto per giungere
fino al tuo cespuglio e ora che m’assomiglio
e che dentro il tuo silenzio sono lo scoglio
che resta fermo a guardare il tuo imbrunire
a lato del mio ieri e incontro al tuo domani
nel bacio che precede l’ingresso nella pace
sento che Venere è pronta e di te avverto ogni afrore.

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Grazie