Dicono
Varia e mutevole cosa è la donna
pelle di carta straccia.
Ho lasciato correre nero liquame
parole, solchi per ogni brandello
appeso a questo filo di carne.
Ho lasciato fare
strappato le braccia all’orgoglio
ceduto il nervo, scavato le ossa
succhiato il dolce peccato
e poi ho ingollato rosse colate
prosciugato crateri bollenti
abbiamo attorcigliato le carni,
ci siamo fatti nodi stretti,
con le lenzuola i grembi avvolti.
Mi camminavano dentro schiere di uomini in fiamme
lame di organi, piume di frecce di sangue.
Ho ripulito ogni strazio, bruciava tutto.
Ti ha sbattuto la fuga al mio letto,
mi hai suonata, corda di violino
e ho inghiottito ogni ritmo.
Con quale lirica oggi volgi le tue vele altrove?
sui polpastrelli segnavi note d’amore.
L’ira arde e travolge, divelta l’anima, il corpo
gettato sul ferro, discendo tra le ombre
perché possa io schiuma sul mare fare a pezzi
ogni nave, esserti rovina, regina senza corona.
Possa io bruciare ancora.

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