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Mia aura dove tu sie non cognosco,
veggo di te sembianze remote
'sì rosse di tramonto in tue gote.
Fui io a sfiorare dulci mani
e d'esse non toccai palpiti.
Rifuggisti pel sentiero del maggio in fine,
che petali sparsero lacrimanti note
e leggii piegaronsi alla voluntà non disiata.
Or solingo migro il randagio passo
non scrutando oltre un defunto masso.
Son scritti parvi d'inchiostro
che l'alma a te più non mostro.
Di beltà non m'abbevero in codesta forma
nel rifugio mio non consta fonte d'acqua scrosciante
e par che oramai nell'occhi tua vita s'addorma
che versi son solo rimembrosi pianti.
D'imago s'adorna la mente
e sorriso mesce jorno
a terminare del canto il ritorno.
Te priego amami ancor amor mio andato,
non in voluntade ma in grazia espressa
pria che membra appaiano in forma defessa,
pria che luce sorga dimani
lascianno del novo fin di maggio
in trascorsi vani.
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Commenti  

Alessio
+1 # Alessio 22-06-2019 01:47
Una ricerca quasi maniacale, e una poesia molto particolare ed affascinante! Un saluto

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