Muschi coprirono rugose cortecce.
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?

Commenti
dal fluente ritmo che presenta belle immagini e splendide metafore a mettere in luce il fulcro
dell'esistenza in ascendenza e poi il lento declino, fino a chiedersi quale sarà il momento dell'abbandono
di questa terra. Un'analisi introspettiva che, ho molto apprezzato. Complimenti Giancarlo, è sempre bello leggerti.
Un caro saluto, Grace
ECCELLENTE...
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