Vorrei poter stringere mani,
discernere il Verbo e
comprendere il senso del senso.
Vorrei parlare del bene e del male in misura eguale,
come eguale è l'anima dell'uomo,
nell'esser tale.
Vorrei che la gente potesse guardare veramente i miei occhi
e capire quello che io penso,
quello che io sono.
Vorrei un luogo dove il semplice insegna al complesso,
dove il maestro ascolta l'allievo.
Vorrei una dimensione dove tutti fossero se stessi,
tra difetti e pregi,
ma che i difetti fossero veri
altrettanto quanto i pregi.
Vorrei che tutti entrassero nella mia casa
per banchettare accanto al fuoco dell'amicizia.
Vorrei la cecità per vedere meglio gli sguardi ipocriti della falsità.
Vorrei avere l'intelletto per non comprendere le azioni,
vorrei agire non avendo intelletto.
Vorrei essere tutto e nulla,
se nulla volesse dire essere se stessi sempre,
allora lo abbraccerei certamente per un eterno tempo.
Vorrei leggere l'animo dello scritto,
non lo scritto in animo,
quell'animo che ferisce e non lenisce,
quell'animo vuoto di se stesso e pieno di altri.
Vorrei essere io nei limiti e nelle cose finite,
nel brutto e nel bello,
vorrei essere io nel rispetto dell'uomo.
Vorrei proferire ciò che il sentimento mio comanda
senza che il comando proferisca sentimenti,
biechi, silenti, sotterranei.
Vorrei comprendere molto meno di quello che comprendo
e visto che vorrei
per una volta lascio il condizionale a chi è condizionato
e nel rifluire dei versi porgo
inchino e riverente saluto alla poesia
e sul greto d'un tranquillo fiume movo li gioiosi passi mia.
discernere il Verbo e
comprendere il senso del senso.
Vorrei parlare del bene e del male in misura eguale,
come eguale è l'anima dell'uomo,
nell'esser tale.
Vorrei che la gente potesse guardare veramente i miei occhi
e capire quello che io penso,
quello che io sono.
Vorrei un luogo dove il semplice insegna al complesso,
dove il maestro ascolta l'allievo.
Vorrei una dimensione dove tutti fossero se stessi,
tra difetti e pregi,
ma che i difetti fossero veri
altrettanto quanto i pregi.
Vorrei che tutti entrassero nella mia casa
per banchettare accanto al fuoco dell'amicizia.
Vorrei la cecità per vedere meglio gli sguardi ipocriti della falsità.
Vorrei avere l'intelletto per non comprendere le azioni,
vorrei agire non avendo intelletto.
Vorrei essere tutto e nulla,
se nulla volesse dire essere se stessi sempre,
allora lo abbraccerei certamente per un eterno tempo.
Vorrei leggere l'animo dello scritto,
non lo scritto in animo,
quell'animo che ferisce e non lenisce,
quell'animo vuoto di se stesso e pieno di altri.
Vorrei essere io nei limiti e nelle cose finite,
nel brutto e nel bello,
vorrei essere io nel rispetto dell'uomo.
Vorrei proferire ciò che il sentimento mio comanda
senza che il comando proferisca sentimenti,
biechi, silenti, sotterranei.
Vorrei comprendere molto meno di quello che comprendo
e visto che vorrei
per una volta lascio il condizionale a chi è condizionato
e nel rifluire dei versi porgo
inchino e riverente saluto alla poesia
e sul greto d'un tranquillo fiume movo li gioiosi passi mia.

Commenti
Di tanta bravura e tanta perseverenza. Di amore e d'amicizia; di vita e di paure, certezze ed incertezze.
Sei un grande Gian, ti abbraccio...^.^