quasi eterno
da pioggia vento neve
e dal rumore
della vita
dalla strada.
Riparo
d’intime cene
di liti coniugali
di ozi e solitudini
di canti e delazioni
di preghiera.
Riparo
di popoli
di suppliche
di assoluzioni
condanne
confessioni.
Riparo
di notti tossiche
e giorni senza l’aria
di voci in culla
di pianto
riparo, per un attimo e poi tomba.

Chiamami a te in un giorno
o in una notte che sia senza nubi
ricoperta da un manto
che mi rinverdisca
i profumi da me amati
conservati nell'arca dell'anima
come preziosi grani di luce.
Nell'afflato dei ricordi
sento il tuo alito d'ambrosia e miele
di quando m'abbracciavi
e fitto fitto mi parlavi
con la tenerezza contenuta
nel tuo cuore.
Sentirò nostalgia dei miei prati
e di tutto ciò che finora m'ha attorniato
ma al pensiero
che mi riceverà il tuo volto amato
non avrò paura
di ritornare nel ventre che mi ha cullato.
La vita anche se breve
quando presenta il sudario
t'invita a stenderti nell'ultimo riposo
e tu capisci che:
-fu lungo correre per te-.
i loquaci silenzi
spalmati sul monte delle croci.
L’uomo riservato e buono,
devoto nascondeva in petto
il suo grande dolore
e con rispetto recitava
il mea culpa
ed il peccato gli squarciava il cuore.
Taceva il cattivo corrucciato,
forse tremava ravveduto
dell’atroce misfatto consumato
o spaventato a morte
meditava in sua futura sorte.
Intanto squarciava
il tuono fuso con il lampo
il drappo del tempio.
e l’empio intorno annottava.
Vibrazioni di anime senza volto
che passano lente su asfalti e cemento
socchiudono partenze e lasciti
di nuove rivolte.
lentamente si ode un colpo che riempie
scoppi e lacerazioni di corpi in frantumi
senza piu storia e sorrisi
solo odore acre di fuoco chiude la gola
e toglie spazi a chi rimane.
senza piu' nulla nelle mani
sporche di cenere e sangue.
qui sotto i tuoi piedi s’insinua,
lo senti?
La terra ti cerca, e quel gelo nel cuore riscalda,
la voce si alza sonora nel cielo che piano scolora.
Ascolta il fruscio delle foglie all’orecchio,
ascolta, parole di tempi lontani che adesso son qui
a ricordare.
Ti chiama lo senti?
La vita ti viene a cercare
e parla parole a te note,
son fiocchi di neve sferzati dal vento
son moniti antichi?
O dolci parole d’amore, che piovono
lievi
tra petali e fiori?
Ti stringe tra dita di rami
la terra materna,
ti culla, e leggero il suo tocco ti quieta,
ascolta, il silenzio accarezza il tuo cuore
la vita ti invita a danzare una danza diversa,
e tu, lieve, ti stacchi dal mondo
e muovi i tuoi piccoli passi, su fragili zolle.
Impercettibile volo di foglia
fuggevole sogno
leggero
avvolto in un magico raggio di sole.
Ascolta, ancora,
è vita.
tra grida e bestemmie
marcavano grigia la sera.
Poca luce di cera
la squallida strada segnava,
l’ora tarda annaspava.
Il gracchiar di voci evocava
rituali di antica leggenda.
Fissava la calca il selciato
per un gioco da poco esaltata,
quand’ecco spuntare da un lato,
un volto con l’occhio sbarrato,
penzoloni un braccio piegato,
e una gamba dai lisi calzoni.
<Ohimè, freddato per niente!>
Eccitata gridava la gente.
Per un messaggio d’amore:
un omaggio che aveva mandato
ingenuamente a una signora.
Si staglio' altero e silente
dinnanzi a quegli occhi,
intontiti e spauriti,
di chi in ginocchio
gettava la vita...
Con la faccia
negata a se' stesso
quando messa a cappuccio,
non si mosse,
neppure un istante
e neanche sul viso...
Misuratigli l'arco e la testa,
a memoria delle sue traiettorie,
al di la' della divina giustizia
che solo gli uomini sanno fare,
ando' in alto con l'ascia
alla casa di Dio
e dopo averlo affilato alla scure,
con l'esatto indirizzo
fra il bene ed il male,
con un colpo in discesa perfetto,
lo porto' a fare un istantaneo filetto
a quel capo e quel collo d'inetto...
Morire avvizziti da stress assortiti,
Morire appestati da cibi inquinati,
Morire fra gente che puzza di niente
Morir di se stessi, solinghi e dimessi,
Morire d'amore, fra "spleen" e stridore
Morir governati da ceffi sfrontati,
Morire trafitti da mutui, da affitti,
Morire in un letto: con bel numeretto,
Morir sull’asfalto, chiazzona di smalto
Morire a cent’anni, tra giorni d’affanni
Morire di tutto, con vita e costrutto
Morir d’illusioni, tremila infezioni,
Morire contenti per i bei momenti
Morir da coristi, con rantol che smisti
Morire - se insisti - da linotipisti:
Morire rimando con morte allorquando
Morir fra i commenti d'amici pazienti
Morire vivendo? (Beh, già me n’intendo!).
Affanni, speranze, sogni, delusioni…
Arriva il nulla!
Non così per te dolce professore,
d'amore hai vissuto, amando te ne sei andato e dall'Amore sarai abbracciato.
Ed il buio non è neanche in me,
Vedo solo il sorriso di un bambino ottantenne innamorato,
Vedo la luce anche adesso dal tuo freddo corpo, la stessa che esplode dai tuoi quadri.
D'amore hai vissuto, amando te ne sei andato dall'Amore sarai abbracciato,
Così vive e muore un uomo.
Addio professore grazie per questa ultima lezione.
quell'incubo, la tua morte.
Un lutto che dopo due anni non passa mai.
Tu che sei lassù e mi stai proteggendo,
aiutami di più.
Lottare da sola non è facile.
Sai nonna, so che mi guardi e
sai che ora una famiglia non ce l'ho più.
Ora nonna, più che mai aiutami.
verso cieli immensi le ali hai dischiuso,
non più affanni nè solitudini,
Gesù dolcemente la mano ti ha teso
e forse questo bramavi.
D'amore colmo era il cuore
ardente il profondo timido sguardo
quando l'amico per strada incontravi,
docile alla vita ti sei mostrato
e sereno apparivi mentre nella sofferenza annegavi.
Salvatore, il vivo ricordo va anche tra i banchi di scuola
attento e gioioso i frutti del sapere coglievi
con l'esempio guida per i compagni
e per me grande orgoglio, poichè il sangue ci legava.
La tua presenza rammento allorchè
"dal Continente" nella nostra Isola adorata giungevo
col mio sposo e tu venivi a trovarci,
gli occhi favellavano prima della parola,
era semplice sentita festa.
Da Lassù volgi lo sguardo sulle pene di quaggiù
sostieni l'affranta dolce tua madre,
gli inconsolabili fratelli e noi che pur nel dolore
un raggio di luce intravediamo nella pace e bontà
che hai saputo seminare!
A Tore Zucca

Ti ritrovo sul pendio
sotto un cielo splendente.
Come gabbiano
dalle ali mozze anela il mare
capisco con dolore
che la vita è spreco vuoto
senza te.
Non ci saranno più affanni
ed ardori
ma solo fiaccole
che bruceranno i nostri cuori.
I baci dati e ricevuti
non saranno più rivissuti.
Quale sia stato quello estremo
non lo percepii nemmeno.
Guardandoti dritto negli occhi
quel giorno,
incantata tra i fiori in giardino
assaporai la gioia suprema
in quell'auro mattino.
Questo tumulo
che grava sul mio petto
non sarà dimora
del tuo spirito diletto
ma tu vivrai e viaggerai con me
a ricordarmi il nostro inscindibile
e indimenticabile vissuto.









