E non capisco il senso della sfida, ibrida è l’emozione
autentica sino alle appendici superiori del cuore
poi s’ingrotta per riapparire in superficie
al termine di un’elaborazione complessa.
Come morta o ripiegata su sé stessa
è la sfida persa, la battaglia rimossa
l’errore ripetuto come in catalessi.
Eppure sembriamo gli stessi, paradossi
viventi tra i solchi della terra smossa
le braccia in cordata e la lingua morsa
dalla paura. Tutti hanno cantato alla messa
il deputato, l’operaio, la casalinga con le guance
rosse, il giudice pentito, lo scolaro tricolore
la donna che piange e il prete che fa lezione.
Nessuno però ha confessato, gli sbagli, gli scarti
le parole stonate, i volti scordati, il fiele
immesso nel sangue degli altri, le stalle
abitate ogni giorno e le grotte per nascondersi
dal giudizio comune. E poi arriva per tutti
il giorno dei bilanci, la scossa che tutto cambia
il clima da ultima spiaggia, le spine nella pelle
e i brividi nella schiena, la notte è senza stelle
e lontano schiuma il mare, senti la gabbia
ti scordi ogni cosa, nuoti e scappi dai flutti
e respiri il profumo delle onde. Persi
smarriti sino a quando non si trovi una valle
tra i fili astratti dei pensieri o del miele
di una bocca antica che dica di amarti.

Commenti