Risento ancora dei giochi,
all'epoca da altri voluti
e ritratto mantengo all'interno
una di tante volte
dove l'abuso ho subito,
sono stato usato
per pulire il pasticcio,
banco di prova ... altrui,
con gran sdegno
tutto ho assorbito
in gran parte brutto.
Del bello ben poco
ne ho visto, strano ...
in sofferenza perenne
nemmeno fosse perdente
eppure in questo mondo
non sembra ...
potersi fare diversamente
ma ancora ... io non ci credo
5 commenti
La follia è una sovrana cieca
destinata ad andare a fuoco
negli occhi dei re del nulla
nella stanza dei bottoni
Bruciate bambine le bambole
Giocate bambini ai soldatini
le prove innocenti prima di un olocausto
ma non ci sarà tempo
nemmeno per la prossima guerra
Dita tamburellano nervose,
l'ultimo gesto eclatante, fatale
Luce immensa, l'illusione di un sole
Un attimo, poi il buio
destinata ad andare a fuoco
negli occhi dei re del nulla
nella stanza dei bottoni
Bruciate bambine le bambole
Giocate bambini ai soldatini
le prove innocenti prima di un olocausto
ma non ci sarà tempo
nemmeno per la prossima guerra
Dita tamburellano nervose,
l'ultimo gesto eclatante, fatale
Luce immensa, l'illusione di un sole
Un attimo, poi il buio
Forme distorte
strisce sottili di luce
formano aghi di ombre
taglienti come lame
fan strade di incubi.
È solo il negativo che si traccia a penna sul foglio
non c'è colore nell'inchiostro del poeta
anche l'amore porta le chiazze scure delle sue insicurezze.
Da quando si scrive per dire che va tutto a gonfie vele?
persino la natura incontra l'uomo nei suoi tragici eventi
dolce com'é
anche Il mare manda in ginocchio le sue navi,
si è cantato di quello
madre matrigna
uomini che non dominano le tempeste
mai
la tracotanza dell'uomo ha sempre incontrato la sua nemesi.
Non c'è sussulto,
nelle parole felici
non ci credi
la malinconia mi dice quanto basta per esserlo
senza dirlo,
nasconderla la felicità
ripeterlo mai
di essere felici,
spiegare quanto sia bella la vita
non è mai
il momento di dirlo
marchiare in codici i motivi della felicità
come han fatto stella per stella
non si è mai
messo a leggerli nessuno
nel buio
la trovi come tra le parole di un poeta
ha la malinconia tra le mani
il nero in maggioranza
sai leggere
fuori dalle parole
lì negli spazi bianchi
la senti tutta
non ha bisogno di scriverla
mai
è felice di vivere
e dirà sempre il contrario.
strisce sottili di luce
formano aghi di ombre
taglienti come lame
fan strade di incubi.
È solo il negativo che si traccia a penna sul foglio
non c'è colore nell'inchiostro del poeta
anche l'amore porta le chiazze scure delle sue insicurezze.
Da quando si scrive per dire che va tutto a gonfie vele?
persino la natura incontra l'uomo nei suoi tragici eventi
dolce com'é
anche Il mare manda in ginocchio le sue navi,
si è cantato di quello
madre matrigna
uomini che non dominano le tempeste
mai
la tracotanza dell'uomo ha sempre incontrato la sua nemesi.
Non c'è sussulto,
nelle parole felici
non ci credi
la malinconia mi dice quanto basta per esserlo
senza dirlo,
nasconderla la felicità
ripeterlo mai
di essere felici,
spiegare quanto sia bella la vita
non è mai
il momento di dirlo
marchiare in codici i motivi della felicità
come han fatto stella per stella
non si è mai
messo a leggerli nessuno
nel buio
la trovi come tra le parole di un poeta
ha la malinconia tra le mani
il nero in maggioranza
sai leggere
fuori dalle parole
lì negli spazi bianchi
la senti tutta
non ha bisogno di scriverla
mai
è felice di vivere
e dirà sempre il contrario.
Queste lacrime...
Lavorano sempre fino a tardi,
non hanno tempo neanche per i figli.
Quelle lacrime figlie che piangono e ridono,
che si fanno rigagnoli fino a scavare i loro solchi.
Queste lacrime che non hanno mai tempo
per l'amore.
Esse vanno sempre di fretta,
chiudono i loro affari fino a farsi consumare
dal vento dominante.
E non ridono mai, non dicono mai niente.
Queste lacrime che troppo spesso dimenticano
che le loro nobili radici sono gli occhi.
Lavorano sempre fino a tardi,
non hanno tempo neanche per i figli.
Quelle lacrime figlie che piangono e ridono,
che si fanno rigagnoli fino a scavare i loro solchi.
Queste lacrime che non hanno mai tempo
per l'amore.
Esse vanno sempre di fretta,
chiudono i loro affari fino a farsi consumare
dal vento dominante.
E non ridono mai, non dicono mai niente.
Queste lacrime che troppo spesso dimenticano
che le loro nobili radici sono gli occhi.

Io li chiamo intensità
quegli sguardi empatici
quelle conversazioni
che coinvolgono
e diminuiscono
le distanze fra due esseri
ad implicare pelle e pelle
in una corrente sotterranea
che avvicina
dove le parole divengono azzurre
e la distanza diviene dolcezza di piuma
carezzevole e inattesa
ad elevare sogni
che non trovano ostacoli di sorta
ma viaggiano armoniosamente
a disegnare immagini toccanti l’anima
con la levità di carezze leggere
allontanando l’io afflitto
dal fuoco, dal vuoto
che aleggia intorno:
un mondo senza occhi,
senza mani
colmo di silenziosi alberi scuri
che gira sotto un cielo
velato di bruma.
Parole dolci
ma anche amare,
parole che non dici
ma pensi,
parole che volano via
con il vento,
con il tempo.
parole che volano via
con il vento,
con il tempo.
Fanno male,
a volte anche bene,
ti svuotano,
ti insegnano a capire,
ad amare.
Parole del cuore,
parole minacciose,
parole scritte
e mai pronunciate,
parole...
solo parole
che volano via
con il vento.
Quando
(Un qualcosa che indica il tempo)
Quando il sole..
Quando le stelle..
Quando tu..
Un melenso canto
Riempie il cranio di miele
Mi annoia dopotutto
Le api scaricano il loro ronzio arso nelle mie orecchie
Sono le marmitte della natura, meno fumo più stridore
Quando
(Un qualcosa cinto da una cortina rancida)
Penso ai vecchi, al loro bastone
Combriccole
Sbiaditi stampi gettati in un bidone
All'angolo tra una strada e l'altra
I gatti e il loro dannato pelo gli fanno da compagnia
Vedette sospinte da un istinto
Quando
(Ennesimo spiraglio di ricordo)
Si spegne il sole
Un altro balzo, un tuffo nel buio, tutto sembra compiuto
Ma poi arriva la Notte (ancora un luogo comune)
E i deliri
Le spanne che mi separano da ciò che cerco
Un tesoro riscattato
Spento, risoluto, aspettato
Spento, risoluto, aspettato
La necessità spinge a rielaborare la disperazione
Quando, quando
(Atto finale, rivelazione di Fideli, pipistrelli, cieli nebulosi)
È uno strano fascino
Quello dell'occhio lancinante della Matrona lattea
Cristo che bella la mia vita
Si perde in purezza e inerzia
Si perde in purezza e inerzia
La mattina-miraggio
Ricrea luce
E poi veloce, rapido, scheggia la forca fa testimone
Del suo meccanismo infante
Questo terrazzo bagnato è una bella atmosfera
Postilla temporalmente sbagliata
(Vi giuro che è la prima e l'ultima)
Dove sei amore mio?
Dove sei amore mio?
Dove sei? Con le tue labbra, le tue mani
Ma meglio
Dimmi quando
Ma questa è un altra storia
Non spetta a me raccontarla
Dovere di poeta
Io, umile fabbro mi congedo
È in questi pomeriggi che mi manchi tremendamente
Sto già dimenticando il tuo profumo
Sarà colpa del colosso, dell'erba bagnata
È qui che ti ho fatta mia, nel mio sogno
Nel tempo assuefatto alla fantasia mi è bastato
Sì, mi è bastato un bacio per racchiudere
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
È nella mia mente che tutto accade
Forse il criceto che muove la ruota si è fermato
Disteso lì
Morto, caduto, freddato
E il sangue rappreso sul muso spolpato di vita
È uguale a me, al criceto, a questo pomeriggio
Inamovibile
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete
è lui a stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni
a dirci che questo tempo non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare
come vergare versi di speranza allora?
Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando macchiandosi le dita
Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse nemmeno leggerai
Eppure io non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro
ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Comincerò a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li urlerò perfino....
E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle
Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete
è lui a stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni
a dirci che questo tempo non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare
come vergare versi di speranza allora?
Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando macchiandosi le dita
Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse nemmeno leggerai
Eppure io non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro
ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide
Ditemi in faccia che non posso più scrivere...
Comincerò a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li urlerò perfino....
E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle
Ho lasciato andare
il rumore silenzioso
della tua presenza,
fra le vetrine del centro.
Non servono parole
quando tutto si colora
nel buio dei ricordi.
Quell'azzurro mare
in contrasto
con le sfumature grigie
della sabbia.
Ritorna
il rumore
silenzioso
delle onde.
Voi non mi capiste
quando non parlai
e non mi guardaste quando non c'ero
ebbi a stare immobile
sulle vostre tempie
e dal nulla sfociò questo disincanto
Voi non mi capiste
quando vi parlai
e non mi guardaste quando ero innanzi a voi
troppa boria portavate
troppa scienza discutevate
ed io con pochi altri
all'ala estrema di questa vita
marginati
fummo scambiati
per semplici pazzi
e lo fummo davvero
poichè rivolgendoci a voi
non foste capaci di capire
nemmeno le parole
semplici
di chi è liberato
di chi è saltato fuori dalla pozzanghera
a ritrovare il suo profondo
vivere
quando non parlai
e non mi guardaste quando non c'ero
ebbi a stare immobile
sulle vostre tempie
e dal nulla sfociò questo disincanto
Voi non mi capiste
quando vi parlai
e non mi guardaste quando ero innanzi a voi
troppa boria portavate
troppa scienza discutevate
ed io con pochi altri
all'ala estrema di questa vita
marginati
fummo scambiati
per semplici pazzi
e lo fummo davvero
poichè rivolgendoci a voi
non foste capaci di capire
nemmeno le parole
semplici
di chi è liberato
di chi è saltato fuori dalla pozzanghera
a ritrovare il suo profondo
vivere

Ti guardo:
hai l’adagio
di un viaggiatore silenzioso
mentre assaggio l’aria
che spettini con le mani
in questo donarti e toglierti
lucente nel buio
in quell’assolo avvincente
di una forbice che incide sogni
variando l’apertura e l’intensità
del tuo giardino fatato,
delle cose donate, delle spighe d’oro
mai imbrigliate
solo accarezzate dal vento
e dalla luce del tuo cammino.
Sei quel ramo rilucente di chiarore
che si spinge
dove s’addensa il cielo
ergendosi
verso un sentiero non tracciato.
Linee svelte e schizzi sapienti
rivelavano spazi,
annunciavano soglie
annunciavano soglie
e libere scelte.
Ingressi,
di un bianco più intenso.
Mondi,
di un decorativo diverso.
Fu estate cocente,
sudore saguigno,
sudore saguigno,
orgasmo violento, ma senza ritorno.
Lì , al centro è gettato
il mio amore scordato;
l'illusione appassita,
sull'acqua galleggia
sull'acqua galleggia
come dolore allungato,
come oggetto di seppia.

Rotolano via,
i minuti, le ore...
i giorni.
È così fragile
il tempo!
E non mi accorgo
degli istanti,
via via perduti
e calpestati.
Cocci di tutta
una vita, mai raccolti,
abbandonati nell'immenso
contenitore dei ricordi.
Svuotato, ogni tanto,
nei momenti
di nostalgia.
Tra un breve racconto,
una lacrima
e una poesia.
E rotola, anche
la mia vita,
tra salti e balzi,
fermate e affanni.
E insieme a lei,
rotolano via...
anche gli anni!
i minuti, le ore...
i giorni.
È così fragile
il tempo!
E non mi accorgo
degli istanti,
via via perduti
e calpestati.
Cocci di tutta
una vita, mai raccolti,
abbandonati nell'immenso
contenitore dei ricordi.
Svuotato, ogni tanto,
nei momenti
di nostalgia.
Tra un breve racconto,
una lacrima
e una poesia.
E rotola, anche
la mia vita,
tra salti e balzi,
fermate e affanni.
E insieme a lei,
rotolano via...
anche gli anni!





