Addio magione antica ed adorata,
che per prima ascoltasti i miei vagiti
e poscia della mia vita il progredire:
infanzia, adolescenza e giovinezza,
nonché maturità e vecchiaia odiosa.
Il mio diletto nido ora non è più lì,
è svanito con i cimeli ed i ricordi .
Addio, amata dimora dei miei avi;
addio per sempre, pur se ancora vivo.
Or non ascolto più i dolci accenti,
che in estasi mi mandavano ogni dì
nell’illusoria immensità e sublime,
dov’io la celeste volta, pensieroso,
contemplavo, mentre le note deliziose
rendevano l’esistenza meno greve.
Solo i miei lai ancora ascolto in versi,
fidi compagni del mio lungo viaggio;
ad essi imploro spesso un po’ di lena
e di star vicino a me, finché le Moire,
potenti e macabre signore del destino,
filanti lo stame dell’incerta donna,
non mi avranno serrato le pupille.
Vecchio, vago da una tana all’altra
senza meta, mirando volti ignoti;
stanco di salire e scendere ogni dì
le faticose rampe delle scale altrui.
Una pietra or attendo che mi copra
sì, come un lenzuolo fresco e lieve
per obliare il tutto della tetra vita,
che mi fu avara sin dal primo sole.







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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Ora che il tuo tempo
si immerge
nel lento fiume
crepuscolare,
ora
che l'incanto di giovani
femmine
non coglie più il tuo ardire,
ora
rivolgi a me il tuo sguardo.piccole dosi
Ma cosi poco
del tuo amore
doni,
e cosi tanto prendi.
Lontano il tempo
in cui ricchezza e grazia
ghermivano la tua passione,
io sono poco,
forse,
eppure ti amo
ma astratta, e microscopica
mi ami a morsi
come una mela
di cui poi getti il torso.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

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C’è  un pezzo d’inferno
che arde e non mente;
scrive pagine e non passa,
l’equazione  resta.
Dentro la stanza è rimasto  l’odore
  spazio appassito, senza clamori.
   Con solitudini alte, nel vuoto migliore 
esploro ed imploro
  i labirinti e l'errore.
E' suolo doloroso
  da brivido inesploso,
 eternità dirottata
  da un compasso fuori centro;
il cerchio era virtuale
la trama ingrata.
  Ora qui ,
la nebbia torna sempre,
   il cielo mormora 
 di quella falsa traccia,
   scheggia spietata che s'innesta 
  che brucia come 'inferno,
   che sa solo d'eterno.


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Profilo Autore: Hera  

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Smossa dalla corrente

affiora simil melma

la stirpe dei Pipinidi impettita

dal fondo viscido della città sommersa

prima invisibile e inerte

ora contamina di putrescenza il fango.

Tronfia di fresco stemma comitale

lustra di concessione sine cura

ligia alla rotta a dritta, sacripante.

Pronta già è la stesura dell’Annale

e la prebenda frusta ai ministranti,

purché giurino tutti.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Se mai vorrai sarò qui, attento, ad ascoltare
se mai lo vorrai io resterò per accarezzare
parole lente, sommesse frasi
e un cuore alla deriva da poter ancorare.
Aspetterò seduto sulla riva di questo oceano mare
che la tempesta plachi,
e il vento cessi di soffiare .
Se lo vorrai io sarò qui ad aspettare
se mai vorrai avrò il mondo, il mio mondo
e te lo saprò donare.
Io sarò qui attento ad ascoltare
il lento trascorrere del tempo
e le tue frasi ormai indistinte che il vento mi vorrà portare.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

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Strana e' la vita
a volte bussa con le dita
ti chiama alla forza

e ti dà sollievo
ti rema contro

e sei nel ghetto.
ti ritrovi sola
e hai moltitudini da scartare
ti mette alla prova
con sottile ironia

e tu ci caschi senza problemi
perché in fondo è una bugia
di bimbo innocente

che ancora non conosce niente
cosi ti pari e salvi la faccia
ma a chi poi piaccia?
inguaribile vita malata dentro
non lo e' per niente

illude solo la gente
ma è ricca di gioia
esplosioni e colori
basta solo percepirne gli odori
goderne le onde
e captarne gli umori

respirarne l'incanto
e allora questa vita
non sarà buia ma un vanto.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Se la vita fosse una pellicola , non dovremmo avere paura di viverla, 
la riavvolgeremmo all'infinito, gustando l'ultima parte quella dove capitano le cose migliori , la fine ....


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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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fotoconfine
Quale confine
sottende l'universo,
se poi le porte
della conoscenza
si fermano
al limite della scienza?
Potessimo uscire da esso,
forse troveremmo
i confini della nostra mente.
Infiniti nello spazio.
Finiti negli occhi
del nostro pensiero.

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Profilo Autore: TIZIANA ELIA  

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Alla sua festa, la vanità,
volendo ridere e scherzare,
invitò a festeggiare,
la furbizia, l’arroganza,
la malizia e tutti coloro
che, come lei, sanno solo vantarsi.
Invitò poeti, scrittori, musicisti,
compositori, attori, registi
e tutti questi si trovarono a loro agio,
perché si sentivano a casa loro,
come la maggior parte degli artisti
che d’arte e d’apparenza vivono.
Però di due, si dimenticò,
l’amore e l’umiltà,
che considerò povere e banali
e di scarsa visibilità.
Purtroppo, anche se molti
le decantano in parole e scritti,
e spesso le dipingono ed esaltano,
subitamente, le dimenticano,
raro, chi le fa vivere dentro di sè.
Come sbagliò, povera vanità,
credette di avere la ricchezza
e non si accorse
di coltivare, all'inverso, la povertà.
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Profilo Autore: Horion Enky  

Questo autore ha pubblicato 369 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Cavalcando le onde 
nel centro dell'oceano 
il mare coccola
sorride.

La navigazione 
prosegue
affrontando 
gli ostacoli della vita.

Ammiro, respiro 
il mare 
guardo l'aurora che nasce 
con la speranza nel cuore. 

La vita continua 
nella penombra della sera
lascio ad altri la convinzione
della perfezione. 

Lascio tutto
nella convinzione
di vedere  
quello che non esiste.

La vita continua 
fra guerra e pace
nel silenzio
nella monotonia della vita.

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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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Lievi tratti di matita
sopra fogli sparsi
come piccoli rilievi
di un atavica scrittura
lasciano setosi intrecci
e nel tempo che lento scorre

non si ferman le parole
escono fluide dalla bocca
come fiumi neri.
coprono viso e occhi
marchiandole a fuoco
salgono sulla fronte

e nella mente s'impregnano per ricordare
ciò che rimane.
musica di voce che decanta poesie
come inutili armonie.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Tutto scorre a porte aperte,
in sonno e in veglia.
a ciascuno il suo, naturalmente.
La vita forse è altrove,
sulla collina azzurra,
 nelle foreste selvagge
o vicino al cuore,
    alla sua indole da fuorilegge.
  Il valzer è sempre quello degli addii
anche il  respiro fugge
      il cavaliere lotta con la morte.
Le porte sono sempre aperte
il sonno e la veglia
 nel  giardino è la cenere.
Ed è stato uno scherzo
 il seminario della gioventù
con il suo punto di non ritorno
mentre  la clessidra impazza
 misurando il giorno.
Ma si …
…forse è meglio una scrittura
al femminile, di rosa cenere
con i vari aspetti dell’amore
e il libro del riso e dell’oblio,
dello stupore! 
Il sax basso suonato da un bambino
senza valzer degli addii,
un tè e quattro chiacchiere.
Tre sentieri per un lago
 e amori verdi sul petto d’ossido
   un andar contro ogni passato prossimo.


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Profilo Autore: Hera  

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Sui legni verniciati,
sugli avori e sugli argenti,
sui cristalli e sugli ottoni;
agli angoli delle cornici
sui fogli e le matite,
un punto di felicità
 con un bianco di titanio.
Sulla pelle rosea e dentro gi occhi
la luce che si sposta
il cuore che si muove
in momenti puntiformi
nel pulviscolo chiarissimo
  tra difficili colori informi.
Il fascio luminoso ancora fluttua,
scivola negli interstizi qua e là
fra le cose,
precisissimo,
 ma d’inderteminata verità:
è insieme dentro e fuori
forma e polvere del niente.
Solo moti puntiformi
brevi tocchi di titanio bianco,
del cosmo luminoso e la sua sfera,
dove anche i versi 
ritorneranno
Aria.


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Profilo Autore: Hera  

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Eppure il brivido era preciso
come l’estate in corso
e anche l’acqua era la stessa,
  uguale la  riva e nessun confine.
Eravamo così vicini
  che io frugavo le tue rughe
come strade già percorse
già incontrate,
 come noi.
Inghiottivamo la vita poco a poco,
e  il linguaggio  dei corpi
non ci dava pace.
 Come due vele sanguigne
  non si riusciva più a salvarsi;
 lo stridore era sabbioso
  che accoglieva ogni piacere
in quell’orbita assolutamente uguale.
Il tuo volto, io
lo avevo già desiderato
e anche la tua voce.
Aveva  le nostre vite già trascorse
 e racconti andati e nuovi
in cui spesso ti chiedevo:
come si fa a trovarti?
Come si fa a tenerti
  se il brivido è così preciso?
E anche  l’orbita fu uguale
seppur  breve, con cicatrici forti
nella cornice senza un quadro
  appesa al cielo col suo nome lontano.

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Profilo Autore: Hera  

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Così , subito dopo,
parlavamo d’astrazioni,
rivelazioni libere
  come rivelazioni alcooliche.
Eravamo immersi, persi,
  nell’avvenire del grande crimine
della nostra miseria
che ci rendeva belli.
  Il nostro  taglio era impeccabile
  come il nostro amore nato ad arte
solo,
  come ogni luce, irrangiungibile.

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Profilo Autore: Hera  

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