Ehi, Joe che fai, sogni ancora il nostro viaggio?
Quello di conoscere la vita
come quando, da bambini,
avevamo progettato di fare la strada insieme,
quella che porta a conoscere il paradiso dei sogni desiderati.
Sai Joe, io ci credo ancora,
e i miei sogni voglio ancora realizzare
e, se ci credi anche tu,
con i tuoi lo puoi sempre fare.
Sono molte le scale che puntano dritte al cielo,
anche quando esso è nero e,
se non ci fermeremo, gradino dopo gradino,
potremmo sempre raggiungere il sole.
Ehi, lo so amico,
ma tu credi ancora che l’amicizia sia una cosa vera,
oppure ti sei lasciato forviare dal mare di soldi
che comprano il cuore e abbandonano l’anima senza amore?
Sai, amico,
abbandonare la speranza è facile, quando la vita è dura,
come stai facendo tu ora con i tuoi sogni che mi raccontavi,
viaggi per non morire sulla strada delle abitudini,
circondato di uomini ciechi
che, il loro futuro, non lo sanno più vedere.
Quello di conoscere la vita
come quando, da bambini,
avevamo progettato di fare la strada insieme,
quella che porta a conoscere il paradiso dei sogni desiderati.
Sai Joe, io ci credo ancora,
e i miei sogni voglio ancora realizzare
e, se ci credi anche tu,
con i tuoi lo puoi sempre fare.
Sono molte le scale che puntano dritte al cielo,
anche quando esso è nero e,
se non ci fermeremo, gradino dopo gradino,
potremmo sempre raggiungere il sole.
Ehi, lo so amico,
ma tu credi ancora che l’amicizia sia una cosa vera,
oppure ti sei lasciato forviare dal mare di soldi
che comprano il cuore e abbandonano l’anima senza amore?
Sai, amico,
abbandonare la speranza è facile, quando la vita è dura,
come stai facendo tu ora con i tuoi sogni che mi raccontavi,
viaggi per non morire sulla strada delle abitudini,
circondato di uomini ciechi
che, il loro futuro, non lo sanno più vedere.
6 commenti
Poesia?
Un punto di partenza!
Polivalenza.
Disperata.
Disperata.
Tenera.
Assassina.
Necessaria.
Assassina.
Necessaria.
Come la vita.
E si scava nel reale,
reperendo verità:
tutto è anomalo,
chissà?
Tutto è diverso,
Chissà?
Se ne capisce bene
l’ora,
tra un maledetto ordine
e la non-rivoluzione,
l’ora,
di una sacra conclusione.
Per ricominciare.
Una tappa nuova.
A ritroso.
D’avanguardia.
Un altro tempo e nuove foci,
un’identità vera di voci.
Ripetersi e non ripetersi.
Continuare.
Ridiventare.
Non- momento.
Ma duraturo tempo.
Nuova comprensione,
Nuova comprensione,
nuovamente e all’improvviso:
nel niente
nel niente
ci basterebbe anche un sorriso.
Rimirare,
con tenerezza e dolce sapienza
con tenerezza e dolce sapienza
questo ridotto mondo,
unico punto di domanda.
Unico punto di partenza.
La scuola di Atene. Raffaello

Unico punto di partenza.
La scuola di Atene. Raffaello

A mezza bocca: un sorriso.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
E’ in queste notti
che potrei morire.
Guardando un cielo
senza stelle.
La mente vuota di pensieri
ed un sogno rattrappito
fra le tremanti mani.
Cosi vorrei sparire;
cercando tra le ombre
quella più nera.
Infinite solitudini
l’hanno tessuta
di era in era.
Ed ecco il paradosso:
un tutt’uno che mai si sfiora.
che potrei morire.
Guardando un cielo
senza stelle.
La mente vuota di pensieri
ed un sogno rattrappito
fra le tremanti mani.
Cosi vorrei sparire;
cercando tra le ombre
quella più nera.
Infinite solitudini
l’hanno tessuta
di era in era.
Ed ecco il paradosso:
un tutt’uno che mai si sfiora.
Una bomba di schizzi dolorosi
penetrando la nuda pelle mi bagna l’anima
annego tra le ombre di infiniti rimorsi
nella mia coscienza che scorre calma e placida
e dal tuo viso sorgente d’amore e decisione
sgorga la sofferenza, diamante dai troppi riflessi
bruciandomi le ossa e dandomi la stessa emozione:
un naufragio nel dolce fuco di se stessi.
Ah, ma chi sono io per trovar le parole?
Occhio non vede,ma il cuore comunque duole
nella mia esistenza che puzza di cane bagnato
in questa tempesta avvolgente in cui son naufragato.
La vita è fatta di momenti
e i momenti di attimi
e gli attimi di secondi
e ogni secondo è imperdibile e irripetibile.
Aiutami a viverlo con te e per te …
Aiutami a non dimenticare,
a non dimenticarti,
e a non dimenticare il nostro amore …
Il nostro amore
così semplice, soave,
per bene, e veritiero,
che sa di buono e che non fa frastuono.
E’ proprio vero, la vita è fatta di momenti
e i momenti di attimi
e gli attimi di secondi
e ogni secondo è imperdibile e irripetibile!
e i momenti di attimi
e gli attimi di secondi
e ogni secondo è imperdibile e irripetibile.
Aiutami a viverlo con te e per te …
Aiutami a non dimenticare,
a non dimenticarti,
e a non dimenticare il nostro amore …
Il nostro amore
così semplice, soave,
per bene, e veritiero,
che sa di buono e che non fa frastuono.
E’ proprio vero, la vita è fatta di momenti
e i momenti di attimi
e gli attimi di secondi
e ogni secondo è imperdibile e irripetibile!
E ho detto ascolta che non si sente
tieni presente
da qualche parte qualcuno sussurra il mio nome
ci diremo mai la verità?
Ho mentito poi
dirti e perdere di vista cosa
e ricominciar daccapo.
Olio nell acqua riempita di qualcosa che non cambia la sostanza e non ne aggiunge altra
dove comincio io e dove finisci tu?
Che tenerezza che fanno gli orizzonti in un bicchiere
non si mescolano mai.
E ho detto osserva che non si vede
ci si perde
da qualche parte staremmo facendo l'amore
ci diremo mai la verità?
è guerra di bolle
non ci si mischia che per un pò
nella calma ognuno al suo posto,
non bruceremo mai
se non che per un attimo
non ci ameremo mai.
tieni presente
da qualche parte qualcuno sussurra il mio nome
ci diremo mai la verità?
Ho mentito poi
dirti e perdere di vista cosa
e ricominciar daccapo.
Olio nell acqua riempita di qualcosa che non cambia la sostanza e non ne aggiunge altra
dove comincio io e dove finisci tu?
Che tenerezza che fanno gli orizzonti in un bicchiere
non si mescolano mai.
E ho detto osserva che non si vede
ci si perde
da qualche parte staremmo facendo l'amore
ci diremo mai la verità?
è guerra di bolle
non ci si mischia che per un pò
nella calma ognuno al suo posto,
non bruceremo mai
se non che per un attimo
non ci ameremo mai.
Non m’immischio in affermazioni che saltano voraci come nutrie
ma mi piace sostenere una mia vivida sensazione.
Che tutto sia frutto del tacito accordo volto al non danneggiare.
Perché fa male dire ciò che si pensa.
Sia che il pensiero ci riguardi, sia che riguardi gli altri.
E allora inarchiamo i sopracigli
dimeniamo le mascelle
sprechiamo le smorfie
scambiamo favori per costrizione. Rasentando la morale. O cercandola proprio.
Lasciamo scorrere la noia
senza dirci quanto quest’ultima ci stia avvolgendo.
Lasciamo gli occhi in stand by
poiché unici e “pericolosi” detentori di verità.
Sorprende che cerchiamo di fregarci anche davanti a noi stessi.
Se la conseguenza è una risata e un vaffanculo allo specchio, si può continuare
In caso contrario
è meglio resettare tutto.
Stessi gesti,
stessi movimenti identici,
accompagnati dal vuoto
intorno, dentro e fuori.
Occhi innocenti
si chiudono
prima di assaporare la vita.
Si chiudono
troppo spesso
per distrazione.
Pensieri e sensi di colpa
trafiggono il corpo
come lame affilate.
Affronti le strade infuocate
senza meta, senza senso.
La vita
finita per una distrazione,
per gesti monotoni, quotidiani.
Fra l'indifferenza
del mondo.
Non c'è più tempo
per riparare
alla tragedia.
Non c' è più tempo
per vivere.
Non c'è più tempo
per chiedersi il perchè.
Abbriverò verso suture di mai,
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
ago e filo a stendersi per una processione lamellare.
Se provi ad affastellare la mia ricerca,
conterai solo lamine, ma aspetta.
Non greve e non piuma,
estintasi in pastura di cemento è l'aria,
l'acrimonia è raduno allo sfianco prima della mia Pentecoste.
Anima, servimi le due gocce del trabocco,
verdume al vaglio della mia risata,
al costo di un bailamme verso l'ultima crociata.
Regola. Forzare l'inganno ed il gusto proibito,
mai fortuito o forbito.
Non si vogliano calare i miei accenti sulle posizioni acute - ottuse delle vostre memorie.
Io non ho accenti da ghigliottinare,
se non parole apocopate, spesso ossimori
monologhi contraddittori
già usate a preferenze sterili;
e ora riverberi d'accusa.
Ché scusa l'adombri tra i monumenti fattisi piaga dell'illazion comune,
peste del traballante abbiocco dei sensi concreti,
delle rivoluzioni compiute e permutate,
evoluzioni.
Non sarò padrone, né cernitore di cardini in frantumi.
Ma avete solo dieci dita per contarvi ogni pezzo mancante.
E per ricomporvi.
Se poi franassi su incensate alture
d'emozione, d'amore non parlerò
Taccio, poichè fu tutto un niente
vuoto a perdere vince
Strati fermi e onde nubili, l'incanto si detta a salmo,
recitandosi vano le vesti incorrette.
Le fiere e noi sullo sguardo in attesa
si abbaccava correnti diverse
e fogge sul raduno d'acqua.
E resto foce, scorsa e metodica.
Mi trascorsi in sacralità d'attimo la torba e la vita.
Ero di confine, ero come proteso lungo le infinità persistenti.
Fitte parvenze di sito scuro e tue
che sia astinenza lucida da sulla sponda brada
essente calma di terra
e sii studio denso, l'egemonia labiale
di fronte alle visite che ti porto.
(Solo timore d'esserti solita gobba convessa)
e l'urlo tace
e sa di gola
ogni dannata passione, d'ingoiato mare.
Perderti è d'isola, un'isola,
stremando lucore a te sacro
di un solco. E la voce s'arrende al bersagliarti.
Cade dentro inveterate maree,
sollevandosi le funzioni d'acqua.
Perché so l’urtimo a sapè le cose.
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
siano gioiose o anche sol curiose?
Sarò distratto o ‘n po’ superficiale
e nun do retta ar sensazionale !
Sarà perché ‘mpicciarmi nun potrei
me piace farmi li cazzacci miei !
Ma ora c’ho saputo che mi fija
s’è data a uno co l’occhi de trija
e l’ho saputo subito, de prima mano
‘n po’ la cosa me fa tanto strano.
Perché vengo subito a conoscenza ?
Ne avrei potuto fare anche senza !
Però nun ve nasconno, so orgojoso,
che quanno er problema è spinoso,
guardano tutti a me, er salvatore,
de li problemi er gran risolutore.
E co ’o stesso pijo je risponno
dietro ad un dito manco me nasconno.
Nun vojio imità certo lo struzzo
nemmeno sono, però, un bello stro….
Qualche ruga in più segna il passar degli anni,
lenzuola sgualcite intrise di memoria,
pezzetti di vita incollati ai sogni volati via,
mani tremolanti che arrancano imperterrite nell’inseguir il destino.
La felicità è stata solo un gioco scaturito dalle promesse fatte al cuore,
il piacere d’un minuto libera un vagito cantato al cielo,
offende la mortalità, che ci crede immortali,
non sapendo quanto siamo deboli al fato,
allorché arrendevoli ci perdiam in un material pianto.
L'odor del tempo resta tra i ricordi,
sembra da stupidi trovarsi vecchio,
non esser riuscito a fermare lo scorrere degli anni,
vedendoli tutti appiccicati sulla pelle,
memori occhi confusi dallo scricchiolio delle ossa.
Un giorno in più sommi all’alba di ogni nuovo giorno,
tardivamente ti sembra d'esserti perso in un tramonto,
tra la nebbia e la penombra di un pallido sole.
Una ruga in più qua e là ti segna la pelle,
tanto da sembrare una mappa che racconta la tua storia,
tutto come fosse un mistero,
qualcuno ha letto tra le tue righe,
profondi solchi scavati come eterni sorrisi.
lenzuola sgualcite intrise di memoria,
pezzetti di vita incollati ai sogni volati via,
mani tremolanti che arrancano imperterrite nell’inseguir il destino.
La felicità è stata solo un gioco scaturito dalle promesse fatte al cuore,
il piacere d’un minuto libera un vagito cantato al cielo,
offende la mortalità, che ci crede immortali,
non sapendo quanto siamo deboli al fato,
allorché arrendevoli ci perdiam in un material pianto.
L'odor del tempo resta tra i ricordi,
sembra da stupidi trovarsi vecchio,
non esser riuscito a fermare lo scorrere degli anni,
vedendoli tutti appiccicati sulla pelle,
memori occhi confusi dallo scricchiolio delle ossa.
Un giorno in più sommi all’alba di ogni nuovo giorno,
tardivamente ti sembra d'esserti perso in un tramonto,
tra la nebbia e la penombra di un pallido sole.
Una ruga in più qua e là ti segna la pelle,
tanto da sembrare una mappa che racconta la tua storia,
tutto come fosse un mistero,
qualcuno ha letto tra le tue righe,
profondi solchi scavati come eterni sorrisi.
Ormai che dire
delle spire nascoste dentro il petto
dei respiri implosi nell’ovale ventre
che non sa mentire.
che non sa mentire.
Giocavamo di giochi fertili con un anello in mano,
ogni seme traboccava
ogni seme traboccava
e ogni passo era di grano.
Che dire
dello scrivere di notte
dello scrivere di notte
per i silenzi immeritati di ogni giorno;
e capita che non ho vicine neanche le parole,
e capita che non ci sono stelle,
immenso buio come nero luccicante.
Che dire,
di sogni spavaldi, dietro finestre sommesse;
di sogni spavaldi, dietro finestre sommesse;
dov’è il sangue dell’estate
e di noi soli ,il battito carnale e le scommesse?
Triste,
senza un presente alato
arriva imminente l'ira spossata del passato
con il suo piano inclinato.
Chissà come sono ora le tue carezze,
Triste,
senza un presente alato
arriva imminente l'ira spossata del passato
con il suo piano inclinato.
Chissà come sono ora le tue carezze,
che se ne penso le linee seducenti
mi si ripete il desiderio del'inganno coinvolgente.
E quei numeri antichi
con noi soli e le assetate voci?
Codici,
Codici,
senza alcun merito seppelliti.









