Mi racconto come si faceva
una mattina di freddo, insieme seduti sul muro
bastava, diceva
alzarsi
e voltare alla prima curva
quella con gli alberi segnati dal gesso
alzarsi
e camminare come per andare.
Con i capelli sugli occhi si alzò e lascio vuoto il muro vicino
camminò come per andare voltando alla prima curva.
……………………………………………….
Continuarono gli operai che lavoravano ai margini della strada.
Continuarono i giochetti stupidi, i luoghi comuni, le frasi fatte, i sorrisetti di convenienza
Finii di cercarlo
Finii di immaginarlo voltare
e disfarsi nella pelle sdrucita dal freddo
rimasi lì
col racconto spezzato
a guardare
la fine dei lavori
Se è così allora son guai,
C'è un prodotto di cui ho molta paura,
Lui è famoso perché la polvere la cattura.
Swiffer è il nome di questa piaga maledetta,
Che di defunti e morti fa incetta,
Loro che a miglior vita son passati,
Da un panno della Procter vengono catturati.
Questo panno soffice e leggero,
Fa paura per davvero,
Io che mi immaginavo di volare dappertutto,
Mi potrei trovare dentro un panno asciutto.
Occorrerà farà qualcosa di forte,
Per evitar questa infausta sorte,
Intanto faccio preghiere senza uguali,
Che lo swiffer venga tolto dagli scaffali.
Di qua e di là tirando un lieve cuore
combattono tra lor l’odio e l’amore.
Se potrò ti odierò ma, mio malgrado,
t’amerò perché lì sempre ricado.
Neppur il toro ama aver il giogo,
eppur lo tiene, ch’altro non ha sfogo.
Io fuggo dalla tua dissolutezza
ma mi riporta a te la tua bellezza.
La tua scostumatezza pur aborro
eppur amo il tuo corpo e lo rincorro.
Né allor con te, né senza, viver posso
e il mio voler mi par d’aver rimosso.
TESTO ORIGINALE (Amores III, XIb, 33-40)
Luctantur pectusque leve in contraria tendunt
hac amor hac odium, sed, puto, vincit amor.
Odero, si potero; si non, invitus amabo,
nec iuga taurus amat; quae tamen odit, habet.
Nequitiam fugio — fugientem forma reducit;
aversor morum crimina — corpus amo.
Sic ego nec sine te nec tecum vivere possum,
et videor voti nescius esse mei.
TRADUZIONE (quasi) LETTERALE
“Lottano e tirano il mio debole cuore in opposte direzioni
di qua l'amore di là l'odio, ma, penso, vince l'amore.
Ti odierò se potrò; altrimenti, ti amerò mio malgrado:
neppure il toro ama il giogo, che pur odiandolo mantiene.
Fuggo dalla nequizia, ma la bellezza mi riporta indietro;
detesto il tuo malcostume, ma amo il tuo corpo.
Così né con te né senza te posso vivere,
e mi sembra di non sapere ciò che voglio.
invecchiare
si preferisce accusare il
tempo e farsi superare
dalle mode
si bituma con scarso stile
sbadigli di luce
per barattare un presupposto
con un pressappoco.
la vita, allora, diventa
una commedia rauca
dove si muore cittadini
per rinascere utenti.
a chi ha tempo di radicarsi
negli episodi
è la consegna del poco.
La prendi così a giri larghi
guardando di sguincio, con aria stordita
istruzioni ben poche
domande alla gola
qualcosa di vero succede vicino ai tuoi passi
le cime leggere lo sanno
tu pure lo sai
non si addice un fare severo a tutto questo
il profondo accarezzi
ma non riesce a saziarti
Strofa di settenari rimati alla toscana nello schema abababcc. Solo che la baciata finale non m’è venuta, è abababcx.
Non riesco ancora a dirlo
perché son troppo pirla,
ruzzolo come un girlo¹,
non riesco più a gestirla
e provo a ribadirlo
ch’è l’ora di finirla,
ragliando come un mulo
debbo urlar va’ f… … … va bene².
¹: dado a trottola;
²: niente, non m’è venuta la rima con “mulo”.
14/02/2026
Mi salutasti. Fra i pioppi il vento
rifletteva le tue dolci parole,
sulla Scrivia festuche d’argento,
le sponde accarezzate dal sole.
- Non essere triste: tornerò presto!
Eppure già sentivo, già sapevo.
Un rondone con volo agile, lesto,
traversò l’azzurro. Nel sollievo
del roseo aprile fra le canne
in ciuffi si cela il tarabusino,
l’acqua tremolante fa gibigianne,
ma io già presagisco il destino.
Udivo cigolare una tramoggia,
mentre t’allontanavi nel viale.
Libellule guizzano sulla roggia,
un filo di fumo da un casale…
Ed oggi qui fra silenzi inerti,
mi consumo per la mancanza. Tu
non tornasti. Nei lugubri deserti
del cuore, un’eco: Mai più, mai più…
14-02-2026-12-11-16-4-14-1 EE
Non vuoi rimetterci nemmeno un ciuffo di pelo?
La tagliola e’ stata ben congegnata in effetti.
Un altro giro di valzer, un altro pasticcino, ma prego!
hai pesato giustamente la fatica?.......
Come hai misurato l’angoscia?.......
Non mi trovo con i tuoi conti………
Un salto ,
sono di la
non credo morirò
mentre ti vedo pulire scrupolosamente gli angoli della bocca all’ora del the





