Stasera
ballate pure senza di me
che io ho voglia di cantare.
Stasera capirò
se la mia voce e le parole
delle mie canzoni
avranno un posto tra i cantautori.
Stasera canto,
mentre si spengono le luci
e l’orchestra suona.
Stasera,
questi applausi sono mani
che mi portano su palchi prestigiosi,
come quello della città dei fiori.
Stasera, amore mio,
abbracciami più forte,
perché senza te
non avrei amore da cantare.
Quartine di quinari a rime alternate.
La porta è chiusa
ed io son fuori
senza la Musa,
senza i colori
che nei suoi occhi
muto ammiravo
e scarabocchi
per lei inventavo…
Tutto è sfumato
nel mio ricordo,
solo è restato
sogno balordo
d’un rospo scemo:
non ho baciato
ed ora gemo
che son restato
rospo indisposto,
rinunciatario.
Da qui mi sposto
e solitario
torno nel fosso,
scavo nel fango
e appena posso
nascosto piango.
31/01/2026
Likko, rilikko e biascìcco
lo spezzatin nel mio becco,
meglio di pesce un caciucco,
ma analfabeta all’attacco
sempre fo verso farlocco.
Di puntaccapo son ricco
ma rima far non ci azzecco
ch’esser mi par mamelucco
oppur poeta bislacco
ché se verseggio mi sbrocco.
In assonanza m'impicco,
ritmo qualsiasi lo stecco,
se no ci resto di stucco
come se fosse uno smacco
aver osato bel tocco.
Dirmi poeta è dir micco,
com’oro dir princisbecco
per alemanno dir crucco
di grand’hotel dir bivacco,
ché d’idiozie mi balocco.
Se nel tuo cuore esistesse ancora
anche solo un angolo nascosto,
un respiro lieve che parla di noi…
io vi entrerei piano,
come una carezza al tramonto,
senza far rumore.
Non per sconvolgere,
ma per custodire.
Per ricordarti
che ci sono amori
che non chiedono nulla,
se non di esistere.
Ci sono sentimenti
che sfidano il tempo,
che non si arrendono
al silenzio,
né alla distanza.
Restano lì,
come stelle
che brillano
anche quando
non le guardi.
Il mio amore per te è così:
discreto, sì,
ma ardente.
Non ha bisogno di parole,
perché vive
in ogni battito
che ti pensa,
in ogni sogno
che ti accarezza.
E se un giorno,
anche solo per un istante,
ti fermassi
a cercarmi tra i ricordi…
mi troveresti lì.
Dove il tuo sorriso
ha lasciato la sua luce.
Dove il mio cuore,
ancora oggi,
ti aspetta.
avanzi, flemmatico, con attoniti occhi,
tenue come un soffio d’ambra,
mentre accarezzi l’aria
che si curva al tuo passo
come seta che riconosce
il suo calore.
Tra le tue ciglia il mondo vacilla,
e il mio assillo, docile ferita,
si schiude come rosa notturna
al richiamo della tua luce obliqua.
Le tue morbide parole
sfiorano la pelle modellata
dalla melodia intensa della tua indole,
più dell’alito dei venti antichi,
e in quell’attimo sospeso
anche il tempo trattiene il respiro.
Ma quando il cuore, audace,
tenta il volo, scopro che il tuo sorriso
non era promessa d’amore,
ma un’arte raffinata di fuga,
poscia all’abbaglio da catturare.
Il silenzio è un velo di tristezza
che gela la mia mano, protesta per te,
in cui ho racchiuso,
nel trafelato pugno,
il cuore che, eclittico ed estraneo,
segna l’eclissi di un’utopia.
E se il mio amore si potesse vedere,
lo paragonerei al mare profondo:
immenso come le sue acque sincere,
potente come le onde del mondo.
Se fosse qualcosa che si può toccare,
sarebbe una roccia forte e vera:
nulla potrebbe mai farla crollare,
nemmeno il tempo che tutto dispera.
Se il mio amore si potesse sentire,
sarebbe una melodia leggera:
un canto che sa rapire e colpire,
che resta nel cuore, e crea una dolce atmosfera.
Se fosse qualcosa che si può odorare,
sarebbe un profumo dolce e sottile:
di fiori che sanno l’estate evocare,
che ti ammaliano in modo gentile.
Se il mio amore si potesse assaporare,
avrebbe un gusto intenso e sincero:
come un buon vino lasciato maturare,
che scalda l’anima piano e davvero.
Se il mio amore avesse un colore,
sarebbe il rosso della passione:
il fuoco che arde dentro al cuore,
che vive di pura emozione.
Se fosse una canzone da ricordare,
sarebbe quella che ami ascoltare:
che ti rilassa e ti fa sognare,
cullando i pensieri come il mare.
Se fosse un fiore da custodire,
sarebbe il più bello del prato:
quello che scegli senza esitare,
per il suo profumo delicato.
Se fosse una stagione da raccontare,
sarebbe un’estate luminosa:
che scalda la pelle e fa respirare,
rendendo ogni attesa più rosa.
E se fosse pioggia che scende leggera,
sarebbe una pioggia che fa riposare:
che chiude gli occhi alla fine del giorno,
e invita il cuore a lasciarsi trasportare.
E se fosse inverno, sarebbe gentile,
un freddo che non fa davvero male:
una neve che danza, lieve e sottile.
E se il mio amore fosse un viaggio sincero,
sarebbe un cammino senza confine:
dove ogni passo diventa più vero,
e la meta sei tu, mio unico fine.
Il mio amore è tutte queste cose,
e non bastano certo delle rose:
è così profondo che dentro vi affondo,
e nella sua immensità ogni giorno sprofondo.
Versi anarchicamente liberi che si perdono rincorrendo rime che fuggono.
Ed oggi
rinchiusi in questi solitari alloggi
facciamo spezzatino di parole
cui, come suole¹,
piazziamo qualche rima qua e là
per non lasciare troppa libertà
nello sviluppo certo privo di metrica
ma che non vuol sfuggire da una parvenza poetica.
Ma se Calliope al testo facesse d’ostetrica
contesterebbe la mancanza d’etica
nell’aver chiuso quella prima ottava
con solo consonanza che sbava
una sdrucciola rima fallita e immonda
come anche nell’inizio della seconda
come se non ci fosse più tempo per cercare
una coppia più affiatata per rimare.
Qualcosa ancora non va
per ammantar Poësìa di piena modernità,
qualcosa m’è sfuggito…
Ah, adesso l’ho capito:
è vero ch’ogni verso è lungo a caso
m’ancora non abbondo andando a naso
con un costrutto sufficientemente sciapo
nell’elargire generosi accapo!
Condiamo un poco
meglio
codesto
spezzatino
facendo un bell’inchino
a ogni lettore
sveglio
o desto
e poi basta le rime
se non
voglio perder dei miei
lettor le stime
e fermiamoci a
sette versi per
codesta ottava.
È qualche sgrammaticanza
non c’è là vogliamo mettere?
Che noia il sussidiario
ed il vocabolario…
ORROREEEEE! Due settenari
e stanno pure a baciarsi la rima!
Non volli…
non voletti… (nooooo, sono a otto, un altro, un altro verso, presto!)
Non volii.
Ma
son sempre
troppo pochi
anzi scorreggiamoci: troppi pochi
gli accapi seminati.
Punto.
A
Capo
E lo faccio in maiuscolo
pur non avendo l’A puntata punteggiata spuntata insomma boh.
Ecco:
Boh
è il
senso che
profondamente
voglio trasmettervi da
questo mio
capolavoro
di
Poesia …
..
scontemporanea.
Non pretendo
il primo premio
del Dantebus ma
nemmeno il Nobel,
l’Ignobel
allo squillo d’un jobel²
ma almeno che
mi likkate a dovere.
E non vi
dico
dove
non perché son
signore
ma per non
incappare
in altra rima.
Con
deferenza
vi
saluto
andando
a
capo
… e lo
spezzatino
è
servito!
¹: terza persona singolare dell’indicativo presente, lo specifico acciocché non vengan dubbi e non ci si perda a cercar di capire cosa c’entrino le scarpe;
²: jobel o yobel è il corno d’ariete che si suona inaugurando gli anni giubilari.
30/01/2026
nubi di zucchero
come caramelle filate
nella freschezza d'aprile
si attorcigliano
sciogliendo ogni angoscia
in un sorriso
di teneri illusioni
Parole dolci
parole indorate
a volte le poesie
sono come lecca lecca
cosmiche immagini
ombre del mattino
donate dall’universo.
Riflessi accecanti
tra furtivi bagliori
della vita il mistero
risuona eclatante.
Son luci divine
ed i bagliori, i riflessi,
che furtivi della vita
riportano doni.
Doni e misteri,
d’ogni giorno vissuto,
che omaggia alla vita
l’intero universo.
Così pressante sulla pelle
Doppia ottava toscana di endecasillabi canonici “bivalenti” (a maiore e a minore), rime ABABABCC ABABABCC.
Niente illusioni, niente delusioni…
anche se il mondo intorno ancora abbaia
provo a seguire senza più scossoni
un’isolata via per la vecchiaia
stando al riparo da quelle emozioni
che m’han colpito come una mannaia
ed in passato m’hanno rovinato
qualsiasi sogno fatto e cancellato.
Sono svanite le motivazioni,
non è un problema aver pietra focaia
persa da tasca rotta in pantaloni
degni di questa logora tomaia
da dove spuntan fuori i miei ditoni
pronti pe’ denti tossici di naia¹…
mi siedo al freddo, che mi son stancato,
aspetto sol che il sole sia calato.
¹: cobra.
24/01/2026
Un rintocco tenue di campane
nei campi abbracci tra ricci,
coccole sotto un albicocco
la notte coccolati dalla luna
eccelle la danza di libellule
tra petali di fiori nell’ombra,
sul viso la luce di un sorriso
dolce lo sfiorarsi con le labbra
un coccodrillo accoccolato
tra le braccia di una cocorita,
suadenti carezze tra le mani
tremanti al tramonto tra amanti.







