Una donna
è rugiada lunare
a colorare un tramonto,
un pianto d’anima
ricamato sul petto,
un fiore sfiorato dal tempo
in apostrofi d’eterno.
Una donna
cuce le ferite della vita,
assaggia poesie d’amore
come cielo d’autunno,
danza nell’universo
coi suoi pensieri,
ascolta il tuo dolore.
Una donna
scrive delle stelle
con l’inchiostro dei suoi occhi.
Quel mare dove gioventù perdemmo
ci illudemmo
delle effusioni di marzo,
le donne, colombe del cielo,
si destano come rare gemme floreali,
con cuori ardenti simili a fari.
Le loro mani di seta,
farfalle robuste e delicate,
stringono l’universo e l’amore,
con cristallina purezza,
per fare abisso di abilità.
Nel grandioso scenario epico,
la memoria persiste,
come la fabbrica tessile
che incenerì donne coraggiose,
sacrificando le loro vite per i diritti,
con un’anima candida e nobile.
Con mimose in fioritura,
si onora il loro sacrificio,
un profumo simbolo di resilienza,
di vita e rinascita
nella storia che vive.
Le donne rischiarano l’oscurità,
guidando con amore incondizionato
e saggezza profonda le vicissitudini.
In questo giorno di grandezza,
8 Marzo della memoria,
le acclamiamo con umiltà,
con gratitudine e deferenza,
in un inchino fatto di poesia.
Oh donna, sei la quintessenza
della melodia,
il canto celestiale dell’aurora
che non svanirà mai
nelle viscere della terra,
né ora né mai.
“Possa tu essere sempre custode
del tuo fuoco sacro,
quella scintilla indomabile che divampa
anche nel cuore della notte più buia.
Possa tu leggere l'anima tua
come un libro antico,
senza curarti delle ombre proiettate dagli sguardi altrui,
ma danzando libera nel tuo spazio di luce.
Possa tu tessere il tuo destino con fili di stelle e se
il mondo intero ti voltasse le spalle,
trovare dimora nella tua stessa costellazione interiore.
Non permettere a nessuno di spegnere la tua sinfonia unica e se un giorno
desiderassi un rifugio silenzioso,
che la serenità ti trovi, come un'eco gentile,
ovunque tu ti nasconda."
(a tutte le donne )
entrava ed usciva come se non ci fosse domani,
accompagnava quel suo tintinnio,
un gemito udito insieme allo sciabordio.
Non si intravedeva ormai quasi più,
lussureggaindo nella sua tana laggiù,
non era più visibile come prima,
mentre lei era sempre a pecorina.
Come per magia era stato inghittito,
lei si aiutava anche con un dito,
punto di congiuntura a forma di siluro,
lì nella sua interezza al caldo e al sicuro.
Ma la ferrea presa era quasi a conclusione,
al termine giunta quella corporea fusione,
'Arbitro era fallo messo dentro a imbuto,
in ginocchio tua moglie e tu un cornuto'.
Le donne abitano l’anima,
cuciono il peso della storia
sui graffi del loro cuore,
lottano come un fiore
soffocato dal fango,
le forbici del vento
le ubriacano di sogni,
mordono regali di speranza.
Le donne sono una poesia d’amore,
il cappotto dei tuoi imperdonabili errori,
un cielo di diritti da riscrivere,
il grido ancora timido della libertà,
un eterno sogno livido di dignità.
Quartine di ottonari a rime alternate.
L'orizzonte degli eventi
che circonda questo cuore
schiaccia tutti i sentimenti
in un unico dolore.
Vorrei far quel che non posso,
sogno vivere fatato
ma il mio conto è troppo in rosso
ed il cuore s’è sfibrato.
Con le pive dentro il sacco
torno a casa solo e mesto.
Anche oggi ho preso scacco,
anche oggi mi detesto.
21/02/2025
Di un grigio inverno
talora dolce brezza birichina
e talora terribile bufera
ch’ha pure la missione malandrina
d’arruffar fiori in semi a primavera,
e come i cuori musica trascina
a danzare in sua ritmica maniera,
tal è il vento che fior a fior abbina.
Preda ignara di Clori e d’Afrodite (*)
un fior è inconsapevole nel vento
del fremer suo ragion per nuove vite,
un ciclo che trascende il suo lamento,
ch’Eolo del fiore ignora le ferite
e di straziati petali il tormento.
(*): citata pure come Cloride, Clori è, nella mitologia greca, ninfa e dea della primavera e dei fiori. Corrisponde a Flora della mitologia latina.
Il gemito lieve di un salice piangente
risveglia il canto d'un dolce usignolo
il vagito flebile di un bimbo nella culla
ridesta l’amore nel cuore di una madre
il lamento di un ombra rivive al tramonto
lacrime di gioia rilascia una nuvola
geme tra gli alberi una foglia cadente
una stella vagisce nel cuor della notte
nasce tra spine una rosa canina
nel vento risuona il pianto di un cane
l’arcobaleno colora un dorato orizzonte
la terra respira nel vagito di un’alba.
Lo sguardo di una donna
spezza congiunzioni di cielo
in arabeschi di stagioni,
il mare le scrive dentro
il bacio dei suoi intimi pensieri
ed il mattino giace in una rosa
come uno scampolo di cuore
ad imperlar cicatrici d’amore.
E lascerà un fazzoletto di luna
accasarsi con le rughe del tempo,
spartirà il canto della sua dolcezza
in un solstizio di speranze,
lo sguardo di una donna
bussa ai tramonti del mondo
accendendo la poesia di un sogno.
quando l’asse di felicità vacilla,
rinforzerò gli ormeggi di mitezza
e aspetterò che rincasi primavera.
Avrò cura di immergerti nei profumi
che nel profeta autunno avrai versato
tra le schiume di marmo e fiori finti
a sostenere i tuoi glutei stanchi.
Avrò cura di asciugarti nei molli drappi
comprati quest’estate dai mercanti,
di cospargerti di ciprie e caldi unguenti
accatastati ai piedi dell’età che scansi.
Al banco del tempo assassino acquisterò
gli stracci per arginare la pioggia sui vetri.
Aprirò gli occhi sui tormentati giardini
che invecchieranno senza mai lagnarsi.
Avrò cura di allargare la trapunta a scacchi,
di seguirne con le dita il primo colore
e di frenare, respirando, all’inizio del secondo
per fare poi un giro nuovo, come la vita.
*
Stesura 2002









