Pieno di sonno
dopo mille argomenti
per non dirti baciami.
.
Situazioni giovani
quando tutto prepara
al finir male sempre
o quantomeno spesso.
.
Tutta la bellezza intatta
da conservarsi salva
per un dopo del forse
e nessuna promessa.
Non par affatto impacciata,
Con mestiere tesse la sua tela,
Glielo addenta come fosse una mela.
Con una mano governa la situazione,
Per le dita ormai ha un bastone,
Con l'altra invece va nel suo pantalone
Dando vita alla sua masturbazione.
Le sue guancia si gonfiano cadenzate,
Il glande le ha internamente impattate,
È una danza che va avanti per dei minuti,
Fino a quando entrambi non son venuti.
Lei si abbandona alle ultime carezze,
Lui la ricambia con docili tenerezze,
Per la sua sensualità essa si è distinta,
Anche se di certo non sarà rimasta incinta.
Il dolore grida forte nel silenzio
tra due labbra che si serrano in sorriso
mentre gli occhi scrivon lacrime d'assenzio
sulle gote che colorano il mio viso.
Sgretolando la mia anima nel fango
brucio e spengo desideri con le dita.
Sopra palchi di cartone ballo un tango,
vinco e perdo ma non gioco la partita.
Nei tuoi occhi, vetro e specchi fan riflesso
non capisco: mi connetto e disconnetto...
Tu già ridi del mio cuore compromesso,
io rigurgito il sentirmi nel difetto.
Le promesse sono vele senza vento
sopra un mare di gelata delusione.
Or non resta che strisciar sul pavimento
ubriacandosi d'alcolica illusione.
i difetti usciranno sulla fiducia
dando spazio a chi ha il diritto di deluderci
anche in differita.
A questa natura,che ci dà la caccia
servono verità non credute
usate come menzogne nel guardaroba dell'orgoglio.
Vago spessore di sicurezza.
Ma il fascino del nemico è un pensiero astemio
una particolare malinconia
di un polline che si appoggia facile.
Sonetto standard.
È buio ma il rincorrersi dei lampi
disegna sul fondale tutto nero
di nuvole forgiate in strani stampi
contorno che non sembra più sincero.
S’inzuppano solinghi brulli campi
dove il lavoro ormai è forestiero
e ad ogni fuoco nuovo che divampi
d’ulivi s’incrementa il cimitero.
La notte degli allarmi ha gran concerto
cui ritmo conferiscon cupi tuoni
dal suono grave in mezzo a quello aperto
delle sirene che in alterni toni
urlano per lo stato cieco e incerto
in cui cascate son senza elettroni¹.
¹: “elettroni” a rappresentare tramite il proprio flusso la corrente elettrica; insomma, gli allarmi rompono il silenzio scrosciante e brontolante di pioggia e tuoni semplicemente perché ci sono i blackout che si alternano nell’alternata.
15/02/2025
Fine della corsa.
Male e angoscia
stretti al corpo
in una ferrea morsa.
Il punto del non ritorno
è visibile a un cieco.
è macchiato di sangue.
Dinanzi a uno specchio
si mette in posa
una barba di tre giorni.
E' un capo spettinato.
Il calice si leva,
tramante.
Liba
all'ennesimo fallimenti
per poi andare in frantumi
chi magna pe ccrescere, 'a quann'è nnato.
Chi magna pecché tene sempe famme
e cchi magna sulo quanno è affamato.
Chi magna assaje, chi poco, chi niente,
chi suspira annant'a na ciotola avvacante.
Chi s'abboffa, po' se pulezza 'e diente
e sse spuzzulea nu piatto abbondante.
'O tiempo passa, però 'a famme resta:
ogn'anno ca passa è na furchettata
Cagna 'a tavola, cagneno 'e ppietanze,
se regne 'o piatto fra na purtata e n'ata.
Ncopp'ô treno d' 'a vita fra tanta carrozze,
se senteno 'e sapore, ll'addore d' 'a cucina.
Nce sta chi se regne sempe 'a panza:
e cchi mnece sta diuno e astiene cammina.
Nce sta chillo ca nun s'accuntenta maje:
arraffa chello ca vo' e s'allamenta pure.
Se strafoca, piglia 'a 'int'ê piatte 'e ll'ate,
arrobba perfino 'int'ê scutelle d' 'e ccriature.
E accussì..fra nuttate, 'e gghiurnate,
ognuno trova na tavula mbandita...
addó ogneduno: chi poco, chi assaje,
campa 'e surze d'aria e ffurchettate 'e vita.
BOLERO
https://youtu.be/tf0Xc3SjPbM?si=SvpslIuO7Uryqtzg
Lyrics: SKANDHA
Piano: SKANDHA
Music: SUNO
Se in forma di pioggia
scendessi sopra
il mio cappello,
Se ogni sasso in cui inciampo
come una rumba rotolasse via
Nel deserto di arsure
tu mi apparissi come foglie
piene d’acqua e stupore
piene di sollievo …
Se in forma di sogno
scendessi sopra
la mia notte
dissipassi i pensieri
soffiando petali sulla fronte
Se nel cielo la luna
della tua faccia illuminasse
tutte le notti del mondo
in segrete danze
E se tutti gli ascensori
non portassero che a te
se l’ebbrezza dei liquori
si mutasse in paradisi
e se tutte le dimore
fossero palazzi immensi
dove Déi pieni di gioia
ti guardassero ballare
Se in forma di sguardo
mi entrassi dentro
per un momento
Quella donna che cercavo
io la guardavo per la somiglianza
col tuo viso di luna
che pacifica ed esalta
io la volevo solo
perché volevo te….
cucite sulla tovaglia dell'innocenza
della gratitudine che cullo da sempre.
Ti scrivo con la penna della stima
mai consumata dai pianti del tempo
ciò che il cuore orchestra
al sole sempre acceso ai nostri occhi,
una lettera d'amore e amicizia,
un foglio tinto con l'anima sincera
di chi ringrazia il cielo elo per un dono
così profondo e immenso
nella sua semplicità di esistere.
Non inventerò filastrocche
per incantare momenti fuggitivi
senza un tatuaggio che imprima
l'emozione di chi vuol bene davvero.
Ma ti riscriverò quello che la pelle
del tuo vissuto nel percorso intrecciato dalle nostre vite unite,
conosce già nel suo cuore.
Oh amore, oh amicizia preziosa,
possa la nostra felicità non dissolversi col vento delle minacce.
Possano le nostre mani
come sorelle sostenersi sempre,
e le nostre parole un fiume in piena
dove il destino ci lascia fluire
col sorriso senza luce di lacrima.
Nell’ora degli agognati silenzi
un’aquila rasava il grigio attorno
squarciando nubi indifferenti al volo,
cercando forse qualche luce nuova.
L’ho vista bene dal più alto picco
di quella travagliata introspezione
nel mezzo di preghiere e di speranze
per il mio mondo che volevo terso.
D’un tratto poi sparì di là dal cielo
e dietro sé granelle d’aria mossa
firmavano ricamo ‘sì fugace
da rammentarmi il tempo che volava.
Smorzai la delusion della scomparsa
volgendo gli occhi ad un sorriso vero
rubato ad un fanciullo che giocava
con un pallone azzurro, bianco e verde.
Che l’una avesse ciò che ricercava
e l’altro osasse di bloccare gli anni,
fu desio, comparso all’improvviso
siccome fa il delfino quando emerge
se ha voglia di mostrarsi ancor più bello.
No, io non credo
si esista senza creato, senza
lo straccio di un futuro.
L'intelligenza parla chiaro
anche se spesso annaspa ancora
e la vita
anche se spesso troppo accorcia
e il cuore
anche se spesso il contatto manca.
Logici fili, spezzati
nel freddo pungente
dove astratto, l'amore
all’inconsistenza è costretto
e riduce all'usare
il socializzare, così
senza pensare
e non ci si cerca, anzi
evita pure lo sguardo di assisterci
ed il calore, intransigente
si assenta. Lo abbiamo ferito
trattato a sassate
e, senza curarlo mai, indotto
a perenne … credo calante.









