e nei torpori del giorno,
esalano vapori di affetti lontani.
Là dove il sospiro
si infrange sugli scogli,
il sole è figlio di un'alba pesante
e la notte esile carezza
di mani o foglie tremule,
là si nascondono,
tra le righe dei versi
o le rughe di un volto passato.
Ho attraversato la strada per te
ed era ancora inverno a San Francisco
quando all’angolo fra Haight and Ashbury
ho lasciato che il tuo pensiero mi abbattesse,
che la tua realtà incrociasse, per un attimo, la mia
e che le mie mani si scaldassero al tocco del caffè.
Così, anche se non capivo più nulla oramai,
ero già l’uomo di fronte al miracolo,
il bambino che si stupiva di tutto,
che rinunciava al futuro anteriore
per sposarne uno più semplice.
C’era Bryant Park dall’altro lato,
una panchina vuota, fredda,
una City abulica, apatica,
depressa come l’orlo
dei miei occhi.
Scappare
fuggire
sparire
era ciò che dovevo,
tornare fra le onde del mare
e le frasche del sottobosco,
fra l’occhio e l’orecchio:
e da lì invocare pietà.
Ancora il suo nome,
ancora una volta
ti prego mio Dio!
Che poi
domani
rincaserà
più acre
che mai:
il profumo
del tempo andato,
che non torna, che è perduto.
Osservo le rondini
volare in alto
in un cielo assai grigio.
Sono tante
volano tutte insieme
senza disunirsi.
Come sarebbe stato il mondo
senza di loro
piccoli esseri viventi.
Vorrei essere una rondine
libero di volare
nel cielo
senza disunirmi…
questo mattino
dietro i vetri sgocciolanti
di triste natura
ma addolcisce l'attimo
l'emolliente fragranza
di caffè
amalgamata al dolce
sapore della frolla
Ascolto, assorta
il fragore di questa orchestra
acqua e vento
in simbiotico concerto
e la solita tiritera
di concetti e sospiri
danza tra il respiro e il battito
Poi nasce un sorriso
e mi preparo a camminare
oltre questo delirare
c'è un barlume
non lontano
che a passo celere
investe incalzante
e lascia indietro
questo tempo da funerale
deturpato da canti acuti scoraggiati
dai clamori insulsi
dall'osservare del cuore
si mostra distrutto
già nel pronunciare
uscendo da uno schermo
da un cortile
da un balcone
dalla stazione
dall'aperitivo serale
dal pianerottolo vicino
dalla casa di fronte
dal lavoro
da una festa
anche fra conoscenti
fra parenti
fra amici
fra colleghi
fra pochi
s'infila improvviso
lascia inermi volutamente
creando scompiglio
disagio
non aiuta, complica
non ama
chi lo pratica, chi lo avvicina a sè, chi se lo tiene, chi lo subisce, chi lo innalza
il pericolo del silenzio è il più grande
tutti i giorni s'incontra
in tutti i momenti ci circonda
il pericolo del silenzio è il colpo che stende al tappeto
bruciando anche il più piccolo cenno di salvezza.
Avevo già detto no ieri, basta!
Ma riecco l'immagine del mestolo forato
che sale dal geyser
e porta su dal centro un'altra mia
deformità,
le dita che ai mignoli si gonfiano,
si alzano a parallelismi
incredibilmente d'ottima fattura nello spirito
o sospesi come il silenzio delle teste svuotate di tutto a teatro,
quando finisce Manon Lescaut
e si vorrebbe davvero morire.

di sentire, ascoltare
di vedere l'azzurro che travolge
scompiglia i capelli e sconvolge
l'amara mia realtà;
mi sento come un albero senza foglie
ho radici lunghe come ventose
che mi tengono piantato
su un prato di rose.
Eppure sento agitare le ali
e vorrei staccarmi da questa terra
da pensieri annegati
in un mare di madreperla
nei ritmi del cuore
che come in una danza
perdono il passo
nell'indugio e nel collasso
tra coraggio e amore.
Vorrei che queste spine
impiantate nel viaggio del destino
non siano le corone
ma la salvezza
per arrivare un giorno
a toccare la luna
e le stelle di Dio
nella notte più scura.
Per adesso vivo
in questo piano inclinato
e vedo scivolare il mio io
dentro un vulcano
dove brucia il tempo
nel cratere di un sogno
ai confini tra me e la verità.
che mastichi il silenzio
del dolore
di giorni scolpiti di ruggine
senza tempo,
ascolti una musica
che trasporta i sensi
che si abbandona
a una passione irrangiungibile.
Poeta
che non sai dove potrai
coccolare le tue parole,
dove cercare un nido
per scaldare il cuore.
Si fa sera
e tu vagabondo in cerca
di pensieri e di amori
da ricordare
mentre una lacrima
ti fa compagnia
tra sentieri senza meta.
Eppure il torrente canta la sua canzone,
in cielo s’inseguono candidi cirri
eppure, immutato, vola alto
il richiamo della capinera.
Eppure la terra vive !
Allora, perché questo vento feroce
questa smania di morte.
Perché questi carri urlanti
questi fili spinosi,
queste larve vestite di cenci.
Perché questo fumo che esce
da camini insultanti il cielo.
Perché questi truci aguzzini.
Perché la terra vive ancora
se la pietà è sepolta ?
donatosi nel silenzio
ondeggio come randa
per giungere alla tua spiaggia
di mughetti agitati
di venti arresi
poggiando da nostromo
sorridendo come clown
per non segnare troppo
attento a non sprofondare
allungando la marinaia mano
rovinata dalle cime
dove m'accogli
con quel sale sulle labbra
turchese negli occhi
profumi di datteri
di palme sferzate da soffi bagnati
che il tuo viso raccoglie
dilegua nei miei pensieri
rimuovendo il percorso del patito viaggio
non facendomi ormeggiare
Vorrei essere dentro di te,
in te,
darti la mia forza
Incatenarmi al tuo pensiero.
Stringerti tra le braccia,
contare i tuoi sospiri
per respirare la tua vita,
farla mia.
In questo momento
nella fragilita' di un'assenza,
nostalgia,
paura di perderti.
Giunga a te
il mio pensiero
con tutta l'intensita'
di un vulcano,
che implora alla terra
di aprirsi
Elogio
Donna, della vita sei il cibo,
della buia notte tu sei l’astro,
sei la viva luce d’ogni giorno
ed io ti canto con gioia e libo
all’amore che per me è pilastro
della vita, a cui io giro intorno.
Il tuo cuore ed il tuo intelletto,
sono pronti a tendere la mano;
dea dell’amore e del concetto,
pur egro, tu rendi l’uomo sano.
Per il tuo dire e fare tanto vali,
perché tu effondi la dolcezza;
pur se il tristo Fato taglia l’ali,
all’uomo allontani la tristezza.
Si vive per te, donna gentile,
s’inneggia a te da mane a sera;
io ti offro un fior primaverile,
finché vivrò in questa geosfera.
guidare la mano a scrivere in rime,
quando ogni anima si deprime
spenta dentro e morsa dalla fame;
è che tutt'intorno c'è un gracidio di rane,
tra mille guerre, vicine e lontane
e ogni vita è un mosaico di pene
e la libertà è minacciata dalle catene.
Se sei depresso, preoccupato e stanco
alza gli occhi e goditi quel lucore bianco
che da lontano t'indica un'altra via,
che esser uomo non significa seguir la scia,
afferra quel bianco di speranza e portalo a valle,
vivi le belle emozioni che fan tremar la pelle,
ogni giorno esci dai guai e diffondi il nettare di stelle!
Chiudo questa musica
stando in piedi sulla sedia del vuoto,
dove a nessuno è dato capire se miracolo d'arancio
o di mandarino a fluire.
Qualcosa strappato precocemente forse,
che a lasciarlo aperto magari,
come un ombrello nero di classe
avrebbe attirato
una pioggia di applausi.








