perso come tanti
nel volume del tempo
cosa esiste
di cosi' intenso
esiste per tutti
il giorno perfetto
Un amore
da dover rimuovere
la potenza dei ricordi viene meno
che profumo avevano
i fiori di quel tempo
Chissà se tra i tuoi pensieri
riecheggiano le emozioni
forse è tutto dimenticato
La mia condanna
è il tuo fantasma
che ritorna a tratti
non mi è possibile
con la ragione trovare quiete
Non provo rimorso
rimpiango quel tempo
che ci fu concesso
Ricordi di un cielo d'estate
cercare da profani
il nome delle stelle
perdersi nell'infinito
quanti discorsi mai finiti
La tenerezza dei tuoi baci
ne avevo paura
non te lo dissi mai
quanto tremavo
mentre mi apparivi
emanavi
una luce accecante
tutto intorno
mi sembrava immobile!
passo qualche minuto nel posto in cui,
in qualche modo, siamo stati più vicini.
Ho sempre l'inconfessabile,
assurda speranza,
di respirare la stessa goccia d'aria
che per un secondo, quando eri qui,
ti ha tenuta in vita.
O di poggiare il mio piede
sopra ad un tuo passo,
anche se fosse quello che ti ha portata via.
Chissà se guardandoti intorno,
hai visto quanto di te è colorato questo posto,
e quanto lo sono io ...
Quando tornerai qui,
ovunque metterai i tuoi piedi
non potrai non calpestare uno dei miei passi,
e ognuno dei tuoi respiri
sarà uno di quelli che mi terrà in vita,
senza di te ...
e i silenzi di queste notti,
attendere il passaggio di innumerevoli luci
e consonanti ripide,
sull'orlo di un desiderio
cercare il coraggio di un balzo
inimitabile,
afferrare quel sorriso
disegnato sulle vetrine di metropoli
tirate a festa,
costruire in un attimo
quello che infiniti tempi
non mi hanno concesso.
ma ad agire non ti sai spronare,
delle tue pene non accusare l'altro,
volpone o lupo sempre scaltro.
Tu stesso, infatti, accordi la fiducia
a coloro che ti tolgon la camicia.
Il giorno, in cui c'è la votazione,
tu voti senza nessuna riflessione.
Quel giorno di baldoria sembra festa,
invece, è foriero di venti di tempesta.
Sii cosciente e responsabile, italiano,
vivi da uomo e non da cortigiano.
L'Italia è pregna di deputati e senatori,
vere sanguisughe e tenaci roditori.
Come vedi, la tua terra va in rovina,
perchè costoro fanno ognor rapina
e tu, italiano, per la tua noncuranza
rendi servo te e la tua discendenza.
E ti domandi
cosa ti manca?
Ora che è tempo
di acqua cristallina,
di aria pura , di pioggia e di bruma,
è tempo di silenzi nascosti ,
di campi sperduti,
è tempo di fumi e
di profumi ,
di pane caldo e di brace.
Un gesto ha i suoi rumori
la sera i suoi colori.
Non chiederti al risveglio
cosa ti manca.
Gli azzurri spogli
stropicciati sulla neve
dimenticano il tempo....
.....Ed io non sono il vento.

e scuotono via
come i passeri con l'acqua
la luce invadente del giorno,
o fanno a volte addormentare i telescopi
a un sogno di triangoli variabili -
qualcuno leggendo ma non credo li prenderà in tristezza
per una chiave data agli angeli.

Chi mi proteggerà più tardi?
a quali gambe mi potrò legare?
su quali mani immobilizzerò le mie?
in quale canto ripiegherà il cuore?
Adesso abbracciami, intrecciati,
mescolati nel ghiaccio sciolto
di un ultimo coca e rhum,
e non andare ancora via.
I bisogni e le pulsioni
sono istinti futili,
appena eterei;
tu credimi,
ti prego,
se ti dico
che l’amore
è ordine invertito,
è la piramide di Maslow:
capovolta, sottosopra, sovvertita,
rovesciata come un fiore triste.
È solo con te che mi realizzo,
solo con te che sei la sola:
la libido e la destrudo,
empirica e razionale
come un’infanzia,
la mia ingenuità,
il mio disarmo,
la vie en rose,
il primo sole.
Poi da oggi
la paura.
un proiettile mi attraversa
il corpo.
Paura...smarrimento
le lacrime fanno a botte
se scendere oppure no.
Ti senti impotente
al dolore
per la ragione della tua vita.
La paura si placa
al primo cenno
di risveglio.
Cinque minuti
di agonia
per la ragione della tua vita.
Dai vetri
le mie nuvole
hanno il gioco del vento,
parlano la voce muta del mare
indossano lo sguardo
del giorno
e solleticano il cuore.
Scompigliano la neve ,
s'alzano, s'addensano,
sbuffano e sbocciano
come un fiore.
Hanno
il mio pensare
disteso e trasparente
come un velo .
Ed io le custodisco
in silenzio
quando vanno tra le stelle
ad origliare.
Quando il mare in tempesta
ti portera' lontano,
sospinto dalle correnti approderai sull'isola
dove la musica del silenzio
aspetta le tue note.
Camminerai sulla rena,
sotto il sole.
Lo sguardo dentro l'onda
che sprofonda nell'abisso
per riemergere piu' forte.
Cosi' e'.
Cosi' sei.
La tua vita ad un bivio.
Non ti perderai in questo mare
perche' saro' io a giudarti,
nella rotta di una scia
di un profondo mare.
che per troppo tempo
ti ha visto sopito nell'oscurita',
dell'abisso.
fatto di neve
infernale inizio
inesperienza del dire
e sentimento nato
troppo presto
per capire, gioire
insieme
durare
insieme
morire
menzogna
del vento gelido
sul nostro volto
sferzato dal rossore
del dubbio di un amore
nato per gioco, irresponsabile
e vigliacco
stanco giullare del nostro letto
gelida illusione
cullata dall'ebbrezza
di un irreale trasporto
inifinita leggerezza
caduta in abissi invernale
di una realtà bugiarda.
Ho attaccato un chiodo sul muro
vicino all'ombra della mia coscienza
e lì ho appeso il mio cuore
per vederlo sanguinare
come un agnello sacrificale
tra i grumi delle parole.
Ho attaccato un chiodo nel cielo
vicino alla luce delle stelle
e lì ho appeso il mio sapere
per vederlo fluire
sull'immagine di Dio
che offusca la Passione
di una croce nella gola.
Ho attaccato un chiodo sul marmo
vicino al bacio di mia madre
e lì ho appeso i miei ricordi
per vederli urlare
come un lupo tra i cespugli
che non trova più la tana
e sbava odori sconosciuti.
E infine ho attaccato un chiodo nell'aria
vicino al battito d'amore
e lì ho appeso i miei momenti
per vederli sciogliere nel sole
coprirmi gli occhi dei frammenti
e poi allontanarmi, definitivamente
da questo vagare e perlustrare
sentieri che portano verso il niente.
“La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora.”
(Talete)
Tremo sempre
ma tu non lo sai,
a te non preoccupa
il freddo degli altri;
e quel tuo sguardo
e quella tua voce
questa volta
mi hanno
ferito.
Tu lo sapevi Iris
che il tuo messaggio
sarebbe stato funesto
e che presto i miei giaggioli,
rari come il color dell’ametista,
avrebbero ospitato
la muffa verde,
e che a breve
sarebbero
seccati.
Tu lo sapevi Iris
che le tue grandi ali dorate
ti avrebbero portata lontano da me,
e che seduta sull’arco di un arcobaleno,
ti saresti rivestita di rugiada,
dimentica delle pene
di un bulbo
che piano
avvizziva.
Ma non sono ancora esanime:
come vedi i miei rizomi
sono viola porpora
e la loro fragranza
è sempre la tua.
Anche se presto
sarò polvere cosmetica
e le mie radici rimedi medicinali,
non lo dimenticherò mai
signorina Arcobaleno,
di aver anch’io
(da fiore)
amato
i tuoi colori
che sfuggono,
la tua evanescenza.
La canicola che riscaldava la mia linfa,
era però un parafulmine precario:
un dolcissimo palliativo
per una affezione
che neppure tu
hai potuto
curare.
Amore mio
ho atteso quel filo di voce
farsi pensiero.
Ho sentito
la tua mano calda
avvilupparsi alla mia.
Abbiamo ascoltato
la Primavera dell'anima
scivolarci addosso vellutata
senza rumore.
Nella notte intatta
e senza voci
un drappo di stelle
ha trovato il suo profumo e
ora albeggia di noi.
Ed io stretta
ai tuoi sentieri
ti cammino accanto.










