Aspetterò
seduta qui
su questi gradini di pietra
il crepuscolo
e l'accendersi delle stelle.
Come una
trapunta tramata
di luce appariranno
le piccole fiammelle e
io ti rivedrò
stella mia.
E mi farai compagnia,
mi racconterai del tuo viaggio di luce,
rivedrò il tuo sorriso,
toccherò ancora una volta
le tue mani
e ascolterò
il tuo respiro e
poi il tuo silenzio,
in una notte senza fine..
Su questi
gradini di pietra
poserò la mia malinconia
questa notte
guardando il cielo infinito.
Mamma un giorno brillerò al tuo fianco!
Tu poesia
in quel malinconico autunno
mi lasciasti in balia di forte emozione
mi guidasti nel trasporto di parole
ricamate di sole dorato
hai voluto donare il mio cuore.
Adesso poesia,
vagabonda tra le tue mani
non ti cerco nei versi
non mi lascio scaldare dal sole
non ascolto le tue emozioni
la paura di te si espande
tra le stagioni della vita
e tu che hai voluto
danzare per me.
Poesia!
Anche
se sei dentro la vita mia
maledetta
di una malinconico autunno.
Tu non sei il tuo vestito.
Tu sei quella nuda.
Finita. Usata. Spensierata.
Tu non sei un fatidico "Ci siamo".
Sei molto peggio.
Sei la Sfinge. Eterna. Consumata.
Calda sullo spuntino freddo nel frigo.
Nel frigo la notte, quando torni.
Quando torni baciata e non baciante.
Le pinne per quelli senza gambe,
le ali per quelli senza braccia,
il Dio cane per quelli senza Dio.
Ecco, rimetti in vita gli storpi.
Ma uno voleva semplicemente delle gambe,
uno voleva solamente delle braccia,
uno voleva semplicemente marcire da solo.
Se è un miraggio dimmi il solvente,
se c'è un miraggio
dimmi in un litro di deserto
quanto ce ne sta.
è anarchia
inutili parole
tinte di nero
con sprazzi di colore.
E' follia, eco
tarlo che corrode
è droga senza rimedio
frusta nella schiena
martello
che picchia nel cervello
ombra che non vedo.
E' un treno
sibilo d'aereo
inchiostro senza tregua
nuvolo e sereno
fruscio e tempesta
spiffero nella mia testa.
E' diamante che m'incide
bocca arsa
è una morsa che mi opprime
tormento
cratere nel mio petto.
La mia poesia
ogni giorno mi uccide
per tenermi in vita.
nel tempo senza tempo
gustando ogni attimo
anche nell'assenza
Imbevuti non solo dell’odore
ma di ogni particella emozionale
in quei celestiali scambi
Sorridi silenziosa nella tua solitudine
sentendo ancora sulla pelle
quel brivido sottile che penetra
Sospiri godendone ancora
e ancora vorresti
che non finissero mai
Attendi paziente l’ora
tranquilla in note musicali
fatti di attimi attesi e presto ripresi.

da quando non sei più con noi
non ci prendi più in giro.
Sembra strano.
Ma io ti sento ancora qua presente
ci osservi da lontano
ci sorridi a volte parli.
Sembra impossibile non ci sei più.
Forse... non vogliamo crederci
ma la verità è qua accanto a noi
ma non accettiamo di vederla.
Forse non lo faremo mai.
Trenta giorni... ma sembra ieri
una ferita lacerante
che sanguina molto ancora.
Non ti dimenticheremo mai.
Sei stato e sarai sempre
il nostro eroe
il nostro Zorro.
Accarezzai maldestra e lessi suo malgrado
la solitudine che dentro il cielo aveva il suo bel credo
avvolto in verità di tempo annodato a monte
agitava il fazzoletto nel desiderio d’apparire forte
come quando il sorriso s’adagia sul fondo del difetto
e da laggiù inizia a vomitare le cose di soppiatto
aspettando dietro le rose che si fermasse il vento.
Fu proprio così che mi impegnai a capire il fatto
nutrendo di misura il non detto ma solo per capriccio
sapevo bene che avrei rimesso tutto in gioco
compreso il pensiero di non aver spento il fuoco.
e non essere la spina
ch'ogne dì punge sul cor
ma d'un sole che lo irradia
il raggio. Sii quel fior
che manco alle tempeste
più battenti, devastanti,
abbassa il capo e muore poi,
ma vive e dà l'aroma
ad altrui vita. Canta!
Canta sua beltà e fragranza,
suoi colori e foglie,
suo petalo, sue spine,
e abbandona grigia tinta,
come fia, è, fu mia
onde trassi più che nero.
Canta! Canta veneride spirto!
Figlio e Schiavo di passione,
Padrone e Servo del tuo cuore,
Re di sangue e Re di leggi
dell'imper nomato Vita!
Canta e canta e canta
e dai penna alla pia speme,
e desiati risi, a gioia
infinita, assopita,
martoriata, incatenata
per capriccio naturale.
Vuole il nostro pianto!
Del dio Solo, sì munì,
di colori e di paure,
li sguardi nostri e li anni,
e nel tranello l'uomo
d'amor carnale giace.
Poi li dì sanno di male.
Quando stimavi solo luce
giunge il vero più funesto.
Non è amore, vero amore!
Ama! Io ti prego, ama!
Ama, chè nell'ignoranza
stimo lieto chi vi vive,
e tu lo sei! Accetta i caldi
e amorosi sensi, lungi sì
dal tutto "vero vano" e vaga,
senza sosta, in bugiarde,
vuote, false illusioni.
L'Amor è'l vivificante
d'umano spirto affetto,
ma quan dell'ignorare,
'el fiore o caldo raggio
s'adorna "sine pudor".
Sta' lontano dall'esempio
che mutò li miei lamenti
di mia vita e mio perir.
Dell'odiar porrai li petto
lungi e l'audio da mugugni,
e fia mai li cor inetto
d'accostar morosi lagni.
delineato dal rintocco dell'orologio,
dal nascere del giorno all'alba,
e dal suo morire al tramonto,
mi perdo ….
Mi perdo tra dedali di strade
costruite di nulla, solo fumo grigio
dal malsano effluvio
fatico a respirare, a pensare
a vivere
In questo infinito simile ad un'armatura
che difficile rende i movimenti
del mio corpo già così provato,
che mi spreme il cuore
come un limone dal quale cadono gocce
di rosso vivo e la pozza
ai miei piedi si allarga diventando mare,
vivo.
Vivo nell'infinito in cui
certezze più non sento, ne futuro, ne sogni,
come Icaro legherò alla schiena
due ali, grandi e bianche
e sarò angelo dal viso truccato
da pagliaccio triste
Da un alto dirupo spiccherò il volo
e sia quel che sia,
all'infinito affido la mia vita
le matricole brasate dei suoi proseliti.
Hanno bandiere nere sotto apparenti colori,
violenze senza luoghi in ogni luogo.
Mille imperatori sugli spalti dell'arena
e non conta più alcun gladiatore.
Fra petardi e laser
un arcobaleno della morte risplende nel temporale.
Ogni maledetta domenica
il lupo finito in ospedale non torna agnello, ma bambino.











