alle mie spalle
monotonia spezzata
di una lunga notte fredda di lavoro
e il buio mi fa compagnia
in questa mattina presto d'inverno
Mi guardo intorno
poche anime
che vanno via svelte
e già assaporano il caldo abbraccio
del tepore del piumone
Sorseggiando un cappuccino fumante
il dolce sapore
mi riscalda piano
fino al cuore
e dalla vetrina del bar
dai contorni appannati
osservo il velo scuro
che lentamente svanisce
allo scandire dei minuti
I primi chiarori dell'alba
coccolano monti e colline
ancora assopiti e sognanti
nel silenzio del primo risveglio
un dipinto incantato
dalle tonalità calde
vestite di gelata panna
La tranquillità del paesaggio
mi rilassa e m'infonde serenità
così il viaggio verso casa è piacevole
è un calmo respiro di pace
dimentico per un attimo la stanchezza e sorrido
alla bellezza del quadro naturale
e alla quiete del mattino presto
che nasce e dà un senso
ad un'altra giornata da vivere
Vorrei apparire
come un sogno
d'aprile e lungamente
appoggiare la testa
sul cuscino dimenticando
gli affanni di quelle espressioni
che non ho mai accettato
ma accogliere dovuto
per l'essere che sei
voluto senza
l'assoluta
pienezza ed umiltà
nel tuo cuore assente
per l'enorme vuoto
che c'è in te
rappresentato
vantandosi
le tue dita agili sui tasti,
e m'abbandonavo alle note
danzanti intorno a me,
avvolgenti e seducenti.
Suonavi e mi guardavi,
sorridendo con femminile malizia.
Immaginavi il mio sguardo
sfacciato sul tuo seno poco difeso
e percepivi il pensiero impudico
che mi distraeva nel rincorrere
le tue dita sulla tastiera.
Già sapevi che sarei venuto dietro di te,
ch’avrei posato le mani sulle tue spalle
atteso che ti voltassi lentamente
per baciare con bruciante desiderio le tue labbra,
fra una nota e l'altra, sempre più distanti,
scoccate da mani ormai quasi ferme.
Valicando la porta della tua camera,
sfumava nell'aria Chopin...
un preludio di carezze e di baci audaci,
un étude di epidermidi vibranti,
e, infine, un notturno,
prolungato abbraccio.
È vero, amore,
non sono mai riuscito
ad ascoltare per intero
un notturno di Chopin
suonato da te.
I stay here,
I'm just waiting
this sun set
while the silence falls
I ask for help
but no one hears.
She also
that seemed so much interested
and every time I lost
to observe her huge eyes,
she doesn't give more voice
and she leaves me overwhelm
in a sea of thoughts.
I stay here,
i'm immobilized and i don't know what to do
if I move there is a risk of falling
without being able to go back
every day i died slowly
because my heart is so
a small thing
and just a little
to make its stop
to breathe .....
RESTO QUI
Resto qui,
Sono solo ad aspettare
questo sole tramontare
mentre cala il silenzio
io chiedo aiuto
ma nessuno sente.
Anche lei
che sembrava così tanto interessata
ed io mi perdevo ogni volta
osservando i suoi occhi immensi,
non dà più voce,
lasciandomi sommerso
in un mare di pensieri.
Resto qui,
immobilizzato non so più cosa fare
se mi muovo rischio di cadere
senza riuscire a risalire
muoio ogni giorno lentamente
perché il mio cuore è così
una piccola cosa
e basta poco
per farlo smettere
di respirare.....
gente imbecille
dottori saccenti,
rabbia repressa,
umidità' nell'aria carica di smog...
voglio tornare a casa!
Sola,
rincantucciata nel mio angolo blu,
ti ascolto....
Il mio cuore si liquefa,
calde attese lacrime scorrono....
Il tuo sguardo immenso,
il tuo sorriso
e ancora la tua voce....
Estasi.
Disegno e ridisegno i contorni del tuo viso,
prima a mano libera e poi con il righello;
e mentre mi nutro con gocce di tristezza,
piango, prego, aspetto, sogno e spero.
Desidero mani che sfumino in terra e mare,
che portino nel pugno tutti i nostri ricordi,
ed un palmo che mai picchi triste sul tavolo
o rimandi al dolore di non saperlo più fare.
Desidero il tepore del letto e dell’alcool
come quando la volontà allenta la presa,
e ci si lascia cadere, dimentichi e assonnati.
Disegno ombre che provengono dal basso,
dal vago skyline di una città ormai fantasma;
che ricoprono di buio, prima col nero seppia
e poi col blu notte e con schizzi giallo limone,
lo sporco di un mondo dove si muore ancora.
dentro il tuo profumo
se mi parlerai
oltre il tuo colore
sotto braccio te
sotto braccio me
danzeremo il tempo
mai fuggito via
se mi prenderai
accanto alla tua pace
se mi lascerai
scendere nel tuo amore
stretto alle tue braccia
stretta alle mie braccia
danzeremo ancora
al ritmo della luna
se mi ti vestirai
di tutta la tua pelle
se mi scioglierai
occhi e bocca
passo dopo passo
respiro dopo respiro
danzeremo insieme
sulle ali dell’infinito
sotto braccio te
sotto braccio me
nasconderemo il vento
stretto alle tue braccia
stretto alle mie braccia
copriremo il nostro segreto
passo dopo passo
respiro dopo respiro
danzeremo ancora
Fosti tu a donarmi questa pioggia
che tutto bagna e inonda,
questo muscolare mescolarsi
e confondersi.
Fosti tu, miele e grappa,
a strapparmi la camicia
nera della tristezza,
tu a donarmi il vento
ed ora, aquilone, volo sui tuoi sensi.
Tutto era danza,
sincronismo.
Tutto era ritmo.
Prima lento,
poi via via trascinante,
quasi tribale.
Il calore aumentava
e come marea incontenibile saliva
il desiderio di svuotarmi
dentro di te.
Fosti tu l'argine da superare,
la diga da distruggere,
la sponda da sommergere
e piacevolmente uragano, ciclone,
più di un fiume.
Fui la furia che tutto travolge
e inonda.
Pendolo che ritorna,
ciclo che si ripete,
sole che risorge.
Certezza puntuale,
questo muscolare mescolarsi
e confondersi
i nostri corpi bramano
ancora e sempre.
Rituale che si rinnova ogni giorno,
tutto fuori e dentro
cresce e si fa più grande,
incontenibile,
se tu soltanto insieme a me
stretta voli via
lontana e sopra ogni cosa.
Costante ticchettio di pioggia
che batte i nostri corpi e le nostre anime
incessantemente,
fosti tu e ancora
ad accogliermi, ospitarmi, contenermi
e poi ancora e sempre.
Sono così normale
che potrei anche fare una pazzia
mettermi a ballare
senza musica e senza compagnia
o magari mettermi a volare
per superare le barriere
che inconsciamente ho alzato
per essere migliore.
Sono così normale
che mi sono un po' stancato
di guardare da quaggiù il sole
e farmi illuminare
dalle ombre della luna.
Ma io che ho la forza di un leone
che il ritmo dentro mi percuote
che ho ali più grandi di un airone
posso sfidare la luce, il cielo
e le sue costellazioni
superare il suono, il vuoto
e le mie maledizioni
per presentarmi davanti a Dio
e spiegare le mie ragioni
mostrare la mia falce
e il sudore mischiato al sangue
poi prenderlo dal bavero
e metterlo alla gogna
per una volta almeno
che sia Lui il nulla, l'eremita
Lui l'ebreo.
Poi tornare a casa
e conservare in eterno la sconfitta
sul balcone accanto alle azalee
issare una bandiera bianca
con la scritta: Gaudeamus igitur
e nei polsi conficcarmi quella scheggia
molto più grande della croce
che mi fu scagliata sulla fronte
il giorno della Pentecoste.
Vi amo, viviamo
Perché la vita non si regge sulle menzogne
Perché ciò che conta non sono le vergogne
Perché se si ama non si commette sbagli.
Viviamo, vi amo
Perché la felicità non la fanno i soldi
Perché con il lottare si raggiungono i traguardi
Perché meglio vivere al sole che nelle notti insonni
Vi amo, viviamo
Perché nella vita non devi nascondere segni
Perché dobbiamo capire che gli unici impegni
Sono quelli che abbiamo con i nostri sogni
Viviamo, vi amo
Perché l’amore non è un compromesso
Non sia un sentimento dismesso
Non muoia in uno sguardo falso
Vi amo, viviamo
Anche se certe volte sbagliamo
Se siamo i primi che ci condanniamo
Non sapremo mai più tendere la mano
Viviamo, vi amo
Perché il tempo cancelli ciò che è stato brutto
Perché da una lezione forse impareremo tutto
Perché per stare al mondo non c’è nessun trucco
Vi amo, viviamo.
Hai giocato con la mia vita
ne hai fatto pezzettini
irriconoscibili
e hai preso
in mano il mio cuore
per scagliarlo contro il muro
e vederlo rimbalzare
a terra.
Hai unito le tue labbra
alle mie
assaporando il gusto
di una sigaretta appena spenta
e ti piaceva.
Abbiamo percorso una strada
piena di ostacoli insieme
e
alla fine l'ostacolo più grosso
sei stata tu.
Disgraziata la bisnonna,
dell'ultima poesia
rimasero tutti sottosopra
leggendola,
vollero rinchiuderla
nel dimenticatoio
orfana,
forma evoluta
fuori controllo.
L'armamentario usato
era stato più o meno lo stesso
poiché da tre mesi
non si vedevano foglie,
nuvolette,
nessun ricamo di brina sui fiori.
Disgrazia invernale si disse alla portinaia,
la carta dei giornali
con un altro coltello.
È freddo stasera
il vento incalza le sue folate
mentre fiocca…non so cosa…
forse ghiaccio tritato.
Triste la sera
nell’apprendere che un amico
si è addormentato
tra tremori di luci stanche
e l’amore di chi l’ha amato.
Voglio pensarti
quel che eri
e alle risate rimarcate
attorno al tavolo di una mansarda.
Ti ricorderò con i discorsi
incandescenti come carboni accesi
la politica…
e… le partite a carte.
Vorrei che tu sognassi
un cielo diverso stanotte
con voli d’Angeli
d’aironi e perché no
il fischio dei merli.
Caro amico
le folate del vento si assopiranno
il rumore del mare si attenuerà
ma il ricordo di aver vissuto una grande amicizia
mi resterà per sempre. Ciao Lidio
sabbia fredda
e bagnata sotto i piedi
le onde si infrangono
violentemente sugli scogli
il vento soffia forte
porta via con se’ le parole
volano via.... nel cielo
nuvole davanti al sole
poi torna a splendere
scruto il tramonto
che si avvicina
il vento si calma
con l’arrivo della notte
forse non porterà
via le parole
rimarranno impresse
dentro il cuore.
con gli occhi fissi su un libro ormai ammazzato,
ammazzato da noi omicidi terreni,
noi con queste idee e occhi non più sereni,
diversi da quelli di un bambino appena nato,
che spera subito in un calore,
nel cuore solamente sentito.












