Ti sento
ci sei
copri le mie spalle
righi il mio volto
penetri nel mio corpo
ti ascolto
ci sono
sussurri il tempo
pulisci i ricordi
soffi i sogni
ti sfioro
ti trovo
tieni il mio fuoco
alimenti la mia aria
sferzi la mia acqua
ti avverto
ti accarezzo
stringi il pugno
riscaldi la mano
immergi gli occhi
sei forte
sei sincero
non solo un capriccio
trattiene
aspergi
non solo gocce di desiderio
mi siedo accanto a te
sei il mio sguardo
non solo capriccio
cammino al tuo fianco
sei il mio passo
non solo impronta erosa dal mare
mi vesto di te
mi dipingo dei tuoi colori
sei il mio tono
ti apro
ti leggo
sei il mio libero
cado di pagina in pagina
scivolando di respiro in respiro
senza mai fermarmi
Ho avvolto le braccia
intorno a me stesso,
ed ho stretto la presa;
la schiena costretta
come dentro l’armatura
di un armadillo.
E mi struggo
per l’amore lontano,
mi struggo
per aver tenuto
le tue fragili ossa
fra le mie fragili dita.
Due amanti, due complici
arricciati su di un fianco,
come le due metà
di un unico cuore.
Ho capito che l'amore
era quello che mi era vicino,
ed ho toccato la tua clavicola
con la punta delle mie dita
solo per trovare aria,
il respiro del tuo cuore.
Ho pensato che l'amore
fosse quello che mi era vicino,
ma oggi, a tremila miglia di distanza,
nel mio peggiore incubo,
tu, la mia compagna,
sei l'unica a sorreggere te stessa.
Ti vedo traballare sui tuoi tacchi
mentre pensi al concetto di distanza,
tremila miglia troppo lontana
perché io ti possa soccorrere.
Ci troviamo su un fianco
in questo inferno,
come un mezzo cuore
che di fronte ad uno specchio
diventa un cuore intero.
Mi trovo ad est; mentre tu,
guardando ad ovest,
in un turbine di vertigini,
speri per un po’ di sonno,
preghi perché la trottola si fermi.
I tuoi occhi in gabbia
guardano nello specchio,
cercano un cambiamento,
bramano una lontana speranza.
Come la terra, quando il mare
ci ruba le gambe e il sonno,
io oggi sono senza braccia
e perdonami
se non ti posso guidare.
ti chiederò di essere te stessa
e raccoglierò ogni attimo di attesa
come se fosse festa
...o resa.
Ma tu,
prima di sbattere di nuovo quella porta
ti volterai a guardarmi un'altra volta
poi correrai nel tuo infinito vuoto
per un amore mai capito
o verso un altro cuore,
inquieto...
Fallire,
è la certezza che mi dava la tua "scuola"
quella che non ha mai saputo dirmi una parola
almeno, una volta sola...
Ma
per una volta sola
non lasciarmi al mio dolore,
e alla tua triste e fredda
immagine d'Amore.
...Mentre io,
vado oltre
calpestando la mia stessa anima.
nostalgie
torturano la notte
uscite
da stordite veglie
accatastate
in derive alcoliche,
espresse
in grevi lacrime
opache
scivolate
lungo la strada
dove ogni
pietra delinea
svanite
redenzioni
come versi
compongono
la ballata triste
delle parole
non dette
sussurrate
da sguardi
strozzate
nell’oscurità
di un’inerzia
disillusa
che riposa
senza sogni.
raccogliendo le acque dai suoi affluenti
corre verso il mare,
così l’amore raccoglie dai sentimenti
l’essenza dai cui trae nutrimento.
Molteplici sono le forme:
l’amore per l’amata,
l’amore fraterno,
l’amore per un amico,
l’amore materno,
l’amore per la vita ,
l’amore per la patria,
l’amore per la poesia,
l’importante che sia Amore.
Spettabile Signora,
del mio ultimo rintocco
non le chiedo sconti o rate
per dividermi il destino
Ma le chiedo solamente,
non com'ultimo capriccio,
di non farmi trovar coda
alla fine del cammino.
N.R.
il cielo cupo
s’incurva sul monte Crocella
in uno scintillio di stelle,
basse come nuvole bianche.
Nel silenzio delle tenebre
odo il fruscio
delle frasche d’ulivi,
profondo e complesso
come il brusio ansioso
di una folla.
La felicità si riverbera
nello scorrere lento del tempo
e nei voli liberi della fantasia.
E il nitore sublime
di un’evasiva elegia
sopravvive spavaldo,
tra ombre sfuggenti,
nel contegno aspro
di povera gente.
Devo scoprire ancora
il punto esatto dove ci incontrammo
e dove, giorno per giorno,
quel rito si ripete.
Tu ombra, io luce e viceversa,
tu vento, io vela che si gonfia,
io ancora, tu nave che riposa,
Io fiume, tu mare che si apre
e mi riceve.
Tu parola, io suono,
io notte, tu luna e sogno.
Io vita che scorre e che ti sceglie,
tu tempo e desiderio che mi vuole.
Sempre insieme, sempre in movimento
nel punto di fusione di un amore.
in un groviglio di sentimenti
Forse son sentimenti o solo emozioni
Ancora non si sa.
È un groviglio semplice semplice
Ma al contempo complicato
Ci si sente stranamente esausti
Elettrici come a dar luce
Euforici per un nonnulla
Ci si sente anche malinconici
Senza una vera motivazione
Si riscopre la solitudine
che viene ricercata come un rifugio
Si riscopre la paura, quella folle senza senso
Non vi è un motivo apparente
E neppure una vera giustificazione
Manca persino l’aria
e s'annaspa ricercandola
Poi, ecco aprirsi un cielo
Non è ne azzurro e neppur grigio
È un cielo infinito, dove l’aria abbonda
E le nuvole fanno a gara per abbracciare
Ci si sente leggeri leggeri
Ci si guarda attorno e cosa si vede?
Un unico e spontaneo sorriso
ed era quello desiderato
Era un sogno antico probabilmente
dimenticato come si dice “in un cassetto”
Passa tutto, il groviglio svanisce lasciando posto
Ad un'unica cosa….l’AMORE.
Nel silenzio adirato fece una mossa
che tutto dice, certamente a te che
non sei sordo, e a te garbata d'altri tempi
che tempo perdi a civettare tra i tasti
Certo che sarebbe il civettare tra i tasti
se non l'intenzione?
Ahi illusa
sentir le sue labbra sulle tue
e sentire volare nell'aria l'amore
d'un tratto cadi in un volo assordante
che sconvolge il tuo sentimento
Lacrime amare segnano quel cuore riaperto
e fan da collante cercando di richiuderlo
Da lontano odi ticchettii, ti piacevano
ma ora sono odiati
Cosa importa la distanza quando c'è l'intenzione?
quelli morti e anche quelli senza speranza
Il rumore delle cesoie alleggerisce i ricordi
ormai sfocati, senza forma, senza più un nome
son morti
M’inginocchio davanti a quei resti
nessun richiamo e nessuna preghiera
son morti senza speranza di rinascita
Son morte anche le ombre che d’intanto
m’accorgevo d’aver dentro la testa
Non ricordo più neppur le voci e neppur i tocchi
son morti tutti
Accendo un fiammifero e la fiamma viva
li brucia lasciando quella polvere grigia
anch’essa senza profumo e senza nome
son davvero morti
Seppellisco quelle sagome nella terra d’inverno
saranno concime per quei bulbi selvatici
che sbucheranno in primavera
Loro avranno un nome
ma certo non il nome di chi è stato da concime.
In quel volo d’amore risiedono vive le nostre risate
echeggiano baci infiniti dentro ai nostri sguardi complici
i miei di timorosa fiducia, i tuoi pieni d’amore e di presenza
T’incontrai in una domenica di settembre
mamma spossata, timidamente ti sorrise
tu, non avevi occhi per il mondo ma sol per me
e in quell’istante il primo volo d’amore
Legati come in simbiosi, ci lasciavamo al mattino
per ritrovarci d’incanto all’improvviso
ed ogni volta mi regalavi un volo d’amore
Nei ricordi vive un infinito campo di papaveri
tanti papaveri, alcuni più alti di me
Correvo, gioiosa correvo, sentendo
dietro di me i tuoi passi e le tue risa pulite
squillante e possente la tua impronta
Ci sdraiammo al sole sul tappeto fatto di papaveri
ed io sul tuo dorso nudo rannicchiata
respiravo il tuo profumo e il tuo respiro
Tra i miei riccioli biondi la carezza delle tue mani
una carezza ed un bacio, m’addormentai
Mi risvegliai in una giornata uggiosa d’ottobre
il volto di mamma era marmoreo
i suoi occhi vitrei senza più vita, il vuoto dentro
un silenzio tombale, nessuna lacrima
Sento ancora quei voli d’amore
Mi regalasti pochi anni che furono, si intensi
ma sempre esiguamente troppo pochi
E' un ricordo, colmo di melanconia.
Aspettavi in silenzio trattenendo il fiato
le lancette del tempo scandivano
i secondi, secondi secolari d’attesa
Ti copriva una minuta sottoveste di seta rosa
la tua pelle profumava di menta selvatica
riccioli sciolti facevano da corona
al tuo viso bianco come la luna
bella, splendente come levigata
da mani sapienti la tua pelle
la tua bocca, richiamava baci
perdersi era un attimo
sconosciuta trappola
Oh dolce fanciulla
attendesti a lungo quel momento
rapita e composta dietro ai vetri cattedrali
Il tempo della verginità è ormai finito
t’aspetta l’amore, forse, oppure l’orrore
Fremi e tremi tra le lenzuola sontuose
preziose, pronte per ricevere il tuo urlo
Quell’uomo che t’ha acquisita com’è
Bello, amabile e possente?
Oppure
Brutto, corvo e irriverente?
Non sai. Tutto è sconosciuto
fuorche' il tuo profumo di menta selvatica.
t’inoltrasti silenzioso e lemme senz’apparir la fretta
Odor di legna bruciata nell’aria brinata
regolarità di vapore ad ogni tuo fiato
L’oscurità della notte s’accosta alla bramosità vostra
altalena di intenti promiscui sibillini, profetici unì
“Non temer mia adorata, giungo a te osando”
di quell’amore sognato e bramato che porta un sol prezioso nome
E come quella preziosa resina che avvolge la viva natura
così ti sentisti avvolto da quel suo alone sincrone al tuo
Visione onirica così t’apparve, li sulla soglia muta e fausta
dama d’altri tempi dal portamento regale
Al suo cospetto t’inchini offrendo il cuor tuo
timor che lo possa posar in un cassetto invece di foggiarlo al suo
Nessun dubbio or appare, il suo canto d’amor
ti fece all’istante eternamente suo

nelle ore travagliate
per esplodere poi
in un ricamo di vita
Nell’immaginario mescolato
al desiderio si crea un quadro
fatto di pelle, il suo colore
fatto di peluria , i suoi capelli
fatto di iride, i suoi occhi
fatto d’intelletto, la sua laurea
fatto di suono, la sua risata
fatto di melodia, la sua voce
fatto d’impronta, la sua camminata
fatto di somiglianze, l’albero genealogico
tutto per una nuova vita in arrivo
E arriva, strillante dal color non definito
con movenze quasi robotiche
da far sorridere se non ridere tutti
è gioia, spensieratezza con un futuro sempre
Poi, in un attimo ecco apparir la signora in nero
E’ signora? O signore?
Nessun sesso ma han lo stesso intento
di portar via quella bella gioia
dai riccioli biondi in un paffuto bianco e roseo bel visino
E’ un attimo, dove non esiste la ragione, disperazione
Strappata da mani sicure che tentan di ridar quel soffio di vita
per risentire il pianto, o un lamento
Niente, non è servito a nulla
Disperazione sui volti senza esclusione di alcun
silenzio e sconcerto
Pochi anni han goduto
Un risveglio, tremendo
l’urlo d’una madre.







