non riusciresti a trasformare
questi occhi vitrei
e stanchi della notte
quando sono alla finestra
aspettando albe migliori
dipinto sul tuo viso e
questi scritti fuori stagione
che rinascono nel presente
da lunghi inverni
i giorni sono freddi
e pallidi oratori soffocano
l'aria e il vento che ci circonda
e sembra spegnersi lontano
lentamente le tende si alzano
e tra i microfoni marini
c'è ancora quella goccia
del nostro vino, quella
danza di orfani e marinai,
quell'anima distesa e nuda
sui raggi isolati del sole.
Qui in basso da noi
dove siamo solo circostanze
è il caso spesso quello che ci muove
anche se per vizio siamo eroi
ciechi in mareggiate di speranze.
Noi siamo tempo
non siamo stati mai altro che tempo
(che come ben si sa è relativo)
e, tutti insieme, particelle in volo.
Ogni tuo bacio
è sangue del mio domani,
la confessione di una stella
sepolta nell’anima mia.
E ci apostrofammo come neve
sulle rose di un deserto,
scrivemmo dei miei se
in una cicatrice d’universo,
dimenticammo le chiavi dell’alba
nel naufragio dei nostri cuori
senza conoscere mai
l’amaro mare del dolore.
Ogni tuo bacio
è un’offesa alla mia infelicità,
l’indirizzo giusto del cielo,
ogni tuo bacio mi abita la vita
come questa fame di parole
dipinta d’eterno e d’amore.
Cosa rimane
Della tua anima
Dei tuoi occhi
Dei tuoi sentimenti
Dopo ogni tramonto
Dopo ogni sguardo
Dopo ogni bacio
Vorrei sapere
Cosa rimane
Di te
Di noi
Quando finisce il giorno
Quando la luna è immensa
Quando il mio cuore esulta
Per un respiro
Della tua vita.
del crepuscolo diurno,
l'intangibile emisfero
si dischiude come una rosa,
un palcoscenico di lapislazzuli,
dove la stella primigenia danza.
Navi aeree di effluvio etereo
delineano sentieri nel blu profondo,
simili a scrittori celesti
che intrecciano la narrazione universale
sulla tavolozza
astratta per l'eternità.
Quel crepuscolo,
percettibile direttore d'orchestra
dal tocco magico,
guida il coro cosmico
in un concerto terrestre.
E l'oscurità, quel sipario,
impalpabile velluto sottile,
si solleva in maniera impercettibile,
rivelando l'infinito sublime,
stupore d'animo!
Là, dove il diurno
e il notturno si fondono
in un bacio platonico,
nell'effimera danza che rivela.
Il cielo serale si colora
di un rosso audace e vivace!
E le nubi, quei galeoni spettrali
in perpetuo movimento,
navigano verso l'ignoto,
cariche di pensieri onirici.
Così, sotto il cielo vespertino,
rifletto sull'esistenza transitoria,
e mi smarrisco
come piuma al vento,
nel suo intenso abbraccio,
profondo e misterioso,
un teatro cosmico!
Dove ogni stella è un sogno,
un delicato anelito eterno,
e ogni tramonto è foce d'addio,
ma anche un tacito fausto ritorno,
nell'alta quota della vita!
O forse no!
Il Mare ha visto me.
Lo sentivo,
nel mormorio
delle onde,
mentre calpestavo
la bassa marea.
Lo sentivo
che mi accompagnava
verso la diga.
E là... fino al faro
a salutare
i pescherecci.
E lo sentivo,
quando ormai a sera,
mi pregava di tornare.
O forse, ero solo io
che non volevo andare.
Scivolano sull’aia gusci striscianti
pesci volanti sullo scivolo scendono
sciamano soavi le api in cascina
camosci sciano su scoscesi pendii
scimmie in scialle scioperano
scimpanzè con sciarpe di shantung
scintille sciolte in densi sciroppi
rimedi per fragili nervi sciatici.
L’ipotesi scalza del mio tempo
germina comete di silenzi,
fruga nel pianto di una strofa
ed io rileggo il riassunto
dei tuoi sguardi,
il cielo dei miei desideri,
la casa dei nostri pensieri.
Sull’uscio della sera
affamo annotazioni e meridiani,
ricordi che non spiovono
sui lembi dei miei affanni,
l’aurora fatica ad accarezzarmi,
è il tuo eco che confonde
le tracce del mio cuore.
La giornata dei cuori sta passando¹
mentre in questa stanzetta sto seduto,
sperduto un grande monitor guardando
coi tappi per silenzio più assoluto
per non sentir le lagne bestemmiando
ad ogni intoppo che gli sia accaduto²
nel guardar la TV o cucinando
o perché il cellular non fa un saluto!
Scorro distrattamente qualche foto
(gli scogli, la Sirena, il vecchio molo)…
peccato non funzioni il fior di loto!³
Seduto alla tastiera tutto solo
ripenso alla realtà restando immoto…
ormai nemmeno il sogno s’alza in volo
¹: è la sera di San Valentino, festa degli innamorati;
²: di tanto in tanto provengono dalla cucina e oltrepassano il muro nel silenzio di questa stanzetta; tra i motivi abituali di lamentele anche per esempio che non arrivi una telefonata più o meno attesa o pretesa;
³: nella mitologia greca (ne parla per esempio Omero) il fiore del loto è un narcotico capace anche di cancellare la memoria.
14/02/2024
Punteggiatura d’anima
scissa in un tramonto
e tu, bacio scalzo del mio esistere,
rincasa pure nel mio cuore,
come solitudine astrale
a vestire il tuo ricordo.
Sul petto dell’universo
mi fermo ad ascoltarti
in una moltiplicazione di cielo
a ferire i miei respiri,
come stelle di cristallo
consumate in questo addio.
Chissà se sarai abitudine,
spicciolo d’immaturo rimpianto,
alba senza capoverso,
poesia del mio triste pianto,
questa notte è un sogno disperato,
dolce profumo di un giglio
distratto dal passato.
Brillo d’azzurro, venendo dal mare,
fui attratto da strani capelli
con colori cangianti all'istante
al posarsi d'ogni raggio di sole
tra foglie, spine, petali e steli.
Nel nero, nel castano, nell'argento,
nel biondo e nel rosso di quei crini
e negli occhi, blu, verdi, chiari e scuri
in rapida sequenza vidi donne,
fanciulle, giovani, mature e vecchie
nelle pose che natura vuole.
Se ne stava, direi quasi nascosta,
all’ombra di un roseto strepitoso
ma di maggio non era quel mattino.
Oh poesia che vieni a sostegno,
lei era bella, non aggiungere altro!
Mi avvicinai per conoscerla un po’
ma lei si ritrasse quasi avesse paura.
Poi apprezzò l'ingenuo mio fare
e sedemmo sul sasso del tempo che va.
Domandai se si fosse smarrita
e se qualcuno la stesse cercando.
Tranquillo, mi disse, mi cercano tutti.
Succede che a volte mi trova chi insiste.
Qual è il tuo nome, cauto le chiesi.
Mi chiamo Felicità!
Guardai mille rose fare un inchino,
cercai di afferrarla con tutto me stesso
ma quell’incanto nel frattempo svanì.
Nell’erba germogliò un girasole.
L'infame calendario
anche quest'anno giunge
al giorno in cui il sudario
sopra il mio volto funge
da lugubre sipario
per non veder che punge
quest'essere da solo
mentre lacrime colo.
Intorno fiori e cuori
trïonfo di dolcezza
festeggiano gli amori
con tanta tenerezza
loro vita a colori
cullati dalla brezza
mentre per me tempesta
è tutto ciò che resta.
Dovrei restare a letto
calandomi un cucchiaio
d'amnestico amaretto
onde evitare il guaio
saltando il maledetto
quattordici febbraio;
ma incalza la giornata…
andiam, vita sfigata.
14/02/2024
Quando mi guardi negli occhi
Sono solo un estraneo
Come tanti altri
E tu
Ti diverti a osservare
Piano piano
I miei movimenti
E gli errori
Che non sono capace di contenere
Sono sempre stato un timido
Un uomo oscurato
Dai suoi stessi principi
Consumando le proprie emozioni
Nel fondo di un precipizio
Nessuno mi hai mai detto
Che potevo uscirne
E ora
Che ti vedo senza volerlo
Per l'ennesima volta
Vorrei tanto essere diverso
Anche solo per un istante
Per amarti davvero
Come nessun'altro
Perché io ti amo
Fin dalla prima volta
Che il tuo sguardo è penetrato
Nella mia anima.






