E stanno
seduti al molo che guarda la marina
fissi, bruciati dal sale, occhi stretti,
piagati i volti per il tanto sole.
Le mani contorte, callose
al ritirar le reti ogni mattina
e le battaglie con il troppo mare.
Stanno aspettando forse una sirena
quella che promette un’altra vita
su isole lontane e un calmo stare.
Ed una fine adatta al pescatore.
Se mi sfiori
rammendo risacca di mare
alle curve del mio cuore,
disegni le geometrie dei miei sensi,
fiorisci nel silenzio dei miei occhi
come un fazzoletto di stelle
in un campo di papaveri.
Se mi sfiori
raccolgo cristalli del mio inverno
ed allora abiteremo nel nostro petto
come un bacio nel suo cielo.
Se mi sfiori
dillo anche alla luna,
scrivilo all’eterno.
(M)azzi vostri, vado via!
Riscaldamento globale?
La terza guerra mondiale?
Una nuova pandemia?
Non è più una grana mia!
Venga pure il fortunale,
nulla più mi può far male
percorrendo l'agonia.
Uno schermo nero spento
che la calma fiero ostenta
la mia testa rappresenta,
né tristezza adesso sento.
Non più spunto per lamento
tutto intorno il dì diventa
ma sollievo che addormenta
ogni vano sentimento.
06/03/2024
In appendice all’esistenza
regalerò appunti di sguardi
ed un rimario di luna
smarrito tra un fiore e l’eternità
dividerà i nostri nomi
in briciole di mare.
E questo canto di cuore
disegnerà le stagioni dell’anima,
trufferà manoscritti d’aurore,
planerà sugli indizi solitari
del nostro petto senza casa,
ed allor,
vestiamoci d’infinito e ricordi
in questo compleanno d’illusioni.
di moribondi spenti
in quel Nevada.
Vado più veloce
ogni volta che pesto gomme appiccicaticce
e la testa vaga
come la Mary Celeste
che forse sopravvive meglio da sola.
Un draugr mi fa l'occhiolino
e allora quella tempesta è solo una scenografia
di cartongesso.
Vago in cerca di una sete.
Vago e non vago, ossia dondolo;
Vago e vago, ossia la nausea.
Ossia la Madonna indignata su cui sputo.
La mamma analfabeta col SUV
si compiace del pargolo
pronto per la fabbrica.
Siamo ormai il paese dei Balocco.
Vago nel giro che si contorce
per essere diverso la volta dopo
come la serpe schiacciata in mezzo alla strada
che la gente chiama genericamente "serpe".
Ma il giro è lo stesso.
Il giro vaga con me; si lamenta dell'abito
che mai è della sera
e mai è festa dov'è notte.
Il giro è ubriaco in quanto giro,
ma lucido a tal punto
da riconoscere l'agonia
di vedersi la coda.
Il giro è vago come il nervo:
così comando un altro giro,
perché non sono io che servo.
Ho letto la sentenza…
non posso aver più scuse
e con gran riverenza
le porte lascio chiuse.
A volte è stato bello,
qualcosa può restare
serbato nel cervello
prima di terminare.
Il cuore m’ha tradito
su tutto m’ha deluso…
io vecchio rimbambito
a stargli dietro ho fuso.
Ora vuole riposo
per tempo indefinito,
contraddirlo non oso
col pensiero svanito.
06/03/2024
Mi accoccolo
in spiccioli di stelle,
in questa silenziosa geometria d’esistere
appuntata in una manciata
di margherite al tramonto,
in appendice ai capitoli del cuore,
caduta sulle scrivanie del dolore.
Snocciolo l’anima mia
in un rifiuto di nostalgia,
solletico l’orizzonte dei sogni
stringendoti accanto a me.
Volendo Maria,
volendo si può anche scherzare
sul tempo che passa e la vita,
sul transito delle comete, le ombre,
sul volto che cambia allo specchio,
su tutti quei sogni già nati delusi.
Volendo Maria,
insieme si può anche scherzare
su mille ideali, sulle promesse,
su tutte le lune trascorse,
i tanti pensieri non detti
ed anche sugli amori, volendo.
Volendo Maria,
(avendone il tempo)
si può sempre accendere un faro,
un sole, un abbraccio, una luce,
forse anche un dopo domani
e infine riscrivere il tempo.
Ho perso il treno¹
e ora il diluvio
in un baleno
dentro acre effluvio
zuppo mi rende,
per Giove Pluvio!
Rotto s'arrende
il nero ombrello,
grandine scende,
non ho mantello,
non c'è tettoia
neanche al casello
e il cielo ingoia
tutta la luce…
pare che muoia
giornata truce
ben prematura
né si riduce
l'accecatura
da forti lampi
nella radura.
Non vedo scampi:
l'ultima corsa
l'ho persa e crampi
stringon la morsa
sulle mie gambe;
dentro la borsa
e tasche entrambe
tutt'è bagnato…
bestemmie strambe
mentre constàto
che il cellulare
resta isolato.
Par di sognare…
incubo grosso
vorrei smorzare:
provo e non posso.
¹: il diluvio, grandine e fulmini inclusi, è reale; il treno e la stazione sono metafore.
04/03/2024
Sui rododendri al tramonto
la luna spezza il suo confine
come un sillabo di luce
dipinto di malinconie.
Se anche i meridiani del cuore
curvassero i loro capoversi
sulle labbra dell’anima mia,
scriveresti un romanzo d’addio
fra i giochi assurdi della vita?
Fermo i tuoi occhi col mio silenzio,
chissà di chi sarai
in questo angolo di pianto
recapitato alla solitudine del tuo petto.





