Aleggia nella tarda ora
Più di dentro
Il sonno diluito e finito, fuori dai rumori del giorno
Più di dentro
Un velo d amaro ormai pelle
Più di dentro
Vago nel vento, vago nella pioggia,
vaghezza di vagone fermo a Foggia,
emetto dei vagiti invaginati
da un’anima animale che dai lati
esala esanimi ed acrimoniose
lacrime di esistenza senza rose,
vita di sofferenza senza posa
sogno di coppia in cui manca la sposa.
26/11/2023
Cieli divelti
e macerie d’anima
inorridite dalla morte.
Eccolo il volto della guerra,
eccolo il palcoscenico degli orrori,
eccolo il lutto che germoglia
in una carneficina di respiri.
Corpi abbandonati come immondizia
scarabocchiano la devastazione,
straziano brandelli d’asfalto
ed il mondo piange umiliato,
piange, piange, piange
e si spezza qualunque voce,
muore qualunque stella
figlia di una pace spenta
innanzi alla bestiale crudeltà
di una stupida guerra senza ragione.
Appassionato
Come la luce di una stella
Lo desidero con ardore
Inseguendolo nella tormenta
Sotto la pioggia
Nel diramarsi di un dubbio
Sono pronto a tutto
Pur di volare nel pozzo
Di un sogno umido
Voglio scuotere il languore
L'imperscrutabile timore
Che giace nelle mie viscere
Voglio labbra con parole
Dalla lingua lunga
Che seducano
Le mie righe a senso unico
Penso a quel bacio
Ricolmo di gioia
E nostalgica malinconia
Al tepore di un incontro
Alla seduzione incandescente
Di una fine apparente
Al sapore di una donna
Che raccoglie la mia anima.
Inafferrabile soffio sul cuore
felicità densa d’aspettative
che nascon subito pur s’abusive
per poi svanir dopo neanche due ore;
anzi talvolta il dolce stupore
neanche un minuto di più sopravvive,
svanisce alieno cercando altre rive
mentre realtà riaccende il suo fragore.
Soltanto un attimo presto svanito
come per dirti che esiste davvero
ma non sei tu che l’avrai stretta al dito:
resterai lì, confuso Calimero¹
con questo dubbio a renderti ammattito:
se è solo sporco o proprio il cuore è nero.
¹: Nei primi caroselli, Calimero era un anatroccolo nero buono e sincero ma che si ritrovava nei guai in ambienti pericolosi ed ostili, finché tutto veniva risolto grazie alla bella olandesina che col detersivo “Ava come lava!” svelava che non era nero, ma semplicemente sporco ed insieme allo sporco gli lavava via qualsiasi sventura! Come eravamo creduloni e speranzosi negli anni ‘70… ora invece siamo solo creduloni e complottisti. Tutto complotta contro me e contro il mio diritto alla felicità.
24/11/2023
Roma,
diva urbana dell’Impero,
apostrofo di Venere acceso
nato dal bacio del Tevere,
sei un orologio fermo
sulla cattedrale della storia,
un romantico assaggio d’eterno.
Le fontane sbadigliano austere,
i vicoli, le piazze, le finestre accese,
son grovigli delle mie vene,
postura dei miei punti cardinali,
disegni di voci e sguardi che amai.
Le chiese pregano un drappo di stelle
ed il tempo è uno scalpello
posato sul cuor d’ogni romano,
Roma e il suo dolce profilo
abbracciano il triclinio della notte:
tace per un momento il tuo orgoglio
e sei profumo di madre
che chi ama non può dimenticare.
Mi simboleggiava un pino
piantato in adolescenza
di nuova casa in giardino.
Crebbe con magnificenza
com’anch’io ancora crescevo
pieno di sana impazienza
pel futur mio che vedevo
ricco di frutti ambiziosi
ch’avrei raccolto, credevo,
grazie a studi rigorosi
condotti con grande impegno
finanche a render famosi
prodotti di grande ingegno
con cura ben progettati
per dar sicuro sostegno
a cuori troppo malati.
Cardiochirurgo o ingegnere
per cuori rigenerati
questo aspiravo mestiere:
riuscire un dì ad aggiustare
cuore troppo giocoliere
anche a costo di scambiare
cuori troppo malridotti
con pompe od altre chimere,
insomma adatti cerotti
per lenir tutti i dolori
di tutti quei cuori rotti.
E infatti quanti dottori
che mi trovo a frequentare…
ma non perché ci lavori,
non stiamo insieme a operare:
un cardiopatico anch’io
son riuscito a diventare.
Vedeste che lavorìo
c’ho ricamato sul petto!
Ad operar non son io
e neanche a fare il progetto
d’un nuovo robusto cuore
che batta in modo perfetto.
Con quale grande stupore
io fui strappato alla morte
mentre ero in preda al dolore.
Quant’ironia questa sorte:
un cardiopatico resto
che non può più correr forte.
E se qualcuno s’è chiesto
come sia oggi quel pino…
beh, n’ebbe un taglio funesto
e il tronco andò nel camino.
23/11/2023
L'eco di un sentimento
La cieca paura
Di un filo d'erba
Nell'immensità
Della terra
Dolore
Sospiro
Sospetto
L'incertezza dilaga
Tra gli sguardi
Dei passanti
Mi nascondo
Dietro le parole
Che ricordo
Le poche
Che mi sono rimaste
Per allietare un istante.
Il garbo di una spina senza rosa
la grazia di una pinna senza squalo
l’eleganza di un riccio scapigliato
la gioia di un ricco senza soldi
l’ordine ritrovato in una fuga disordinata
il sorriso rinato in una ruga sotto un occhio
l’incanto rinomato di una cicatrice sopra pelle
il volo leggiadro di una mosca ormai cieca
la bellezza austera di un fiore sfiorito
arte autentica la ragnatela sul soffitto
il riflesso della luna in un soffritto
generosa l’allegria di un taccagno.
Sipari di cielo
intarsiano gomitoli di vicoli,
le finestre abbottonate dal sole
si specchiano fra risa di gente
e cortei di dolce vento.
Giochi di bimbi per le piazze,
panchine e spiccioli di storie,
inchiostro del paradiso
caduto sulla terra,
divine cattedrali e danze di cuore,
la città è uno scorcio d’estate
dimenticato in un tramonto,
fra punteggiatura di palazzi
ed orchestre di piccole fontane.
Mai mi disfo dei suoi sguardi,
mai rimprovero i suoi silenzi,
per sempre a me stringo,
questi petali d’amata città,
nascosti nel battito dei miei ricordi.
Semplici calamite
Simmetrici o no
Dipende dalla prospettiva
Per me lo sono
Se in realtà non lo fossero?
Dipende.
La Verità è raccomandata
È cioè figlia di chi la dice
Dimmi chi sei e ti crederò
Se non me lo dirai
ne sarò certo







