“E’ tempo che io reagisca!”. Pensava Luca con il mento appoggiato al bracciolo del divano.
Appena giunto in casa crollò in trance, distendendosi su di esso in posizione prona senza nemmeno togliersi le scarpe. Non si azzardò nemmeno a raggiungere la camera da letto; l’atto di Laura gli aveva tolto il sonno peggio di una striscia di cocaina. Il profumo di bagnoschiuma e il sapore della sua saliva gli erano rimasti beffardamente addosso. Le sue parole, opprimenti e spietate, si ripetevano nella mente peggio di un disco rotto.
“…E’ tempo che mi riprenda ciò che è mio!”. Riuscì a malapena ad alzare la testa; fuori era già giorno.
“Cèline, piccola Cèline…”. Il volto delicato di Cèline era ancora davanti a lui, con alle spalle una luce accecante ed un vento ad accarezzarle i capelli.
“Portami a casa Luca… portami via di qui!”. Lo supplicava.
Quanto avrebbe voluto allungare la mano e afferrare il suo corpo (ora coperto da un lungo vestito bianco), stringerla a se e darle lunghi baci come piaceva a lei.
Una vibrazione lo svegliò; nonostante tutto era riuscito ad addormentarsi. Era il cellulare : giaceva incastrato sotto la sua gamba sinistra. Una notifica di Whatsaap : messaggio di Laura, inviato alle 6.50 : “Perdonami. Non vorrei averti ferito. Voglio dirti che non hai fatto niente di male, anzi. E’ stata tutta colpa mia. Spero tu ora non mi consideri una imbecille o una poco di buono, io ci tengo molto alla tua amicizia e non voglio perderti. E’ stata una serata stupenda, grazie di tutto e scusami ancora”.
Lesse quelle righe con ancora gli occhi semi chiusi. Si alzò di scatto a sedere per scaraventare il telefono contro la parete della cucina.
Lo smart phone andò in mille pezzi, ma non gliene importò niente. Gli importava ancora meno di Laura : voleva solamente ritrovare la sua Cèline.
Aveva cercato di ricostruirsi una vita, ma fallendo e rassegnandosi. Dentro di lui sapeva che Cèline non era così, il suo animo così fragile e la sua mente debole erano stati corrotti da persone che non avrebbero mai dovuto entrare nella sua vita.
Le ultime notizie di Cèline le ebbe dai suoi genitori : Mauro Borsari e Caterina Medici. Venne informato che subito dopo aver lasciato Ozzero, Cèline era andata a vivere a casa di Margot. Caterina era disperata, il padre Mauro, (da sempre descritto da Cèline come il “secondo uomo” della sua vita), con lunghe e litigiose telefonate cercò più volte di convincere la figlia a ritornare alla sua vita normale. Un giorno Cèline non rispose più alle chiamate del padre, spegnendo il cellulare. La notizia che lo squat dove viveva con Margot ed altri ragazzi era stato sgomberato dalla polizia, giunse alle orecchie di Luca. Ritenne opportuno informare i genitori di Cèline, che ancora non si davano per vinti ad effettuare ricerche con l’aiuto delle polizia a Milano e dintorni. Luca provò a cercarla, ma si accorse che non lo aveva fatto fino in fondo : era successo tutto così in fretta che non gli sembrava vero fosse passato così tanto tempo. Nei primi mesi aveva inviato un milione di messaggi a vuoto sul telefono di Cèline ed effettuato mille chiamate senza risposta. Non si era mai azzardato a recarsi allo squat di Ripa di Porta Ticinese : era troppo spaventato da un altro rifiuto di Cèline e rassegnato all’idea che fosse davvero finita tra loro. Dopo varie discussioni, anche i suoi genitori lo avevano convinto a lasciar perdere, dicendogli che Cèline non era la donna per lui : era una anarchica dalla mente contorta. Tuttavia si rese conto che pensava alle solite cose da quasi ormai due anni : era ora di alzarsi da quel divano e darsi una scrollata.
Era sabato, il giorno della settimana che preferiva. La salute fisica non era delle migliori, distorta dai vari abusi alcolici e dall’insonnia; ma poteva avvertire una piacevole sensazione dentro il se : la voglia di riscatto. Osservando il cielo dal balconcino al terzo piano, vide le nuvole aprirsi e lasciare spazio ad un sole caldo al punto giusto. Decise che era giunto il momento di una ritemprante doccia mattutina. Spogliandosi osservò il suo corpo nudo nello specchio a muro dell’anticamera. Fotografie di attrici ornavano lo specchio; tra queste vi erano : Femi Benussi, Sylva Koscina, Brigitte Skay, Krista Nell e Franca Marzi. Era visibilmente dimagrito, il volto segnato dalle occhiaie, l’attaccatura dei capelli sempre più alta, gli occhi arrossati.
“Guarda come ti sei ridotto. Rivoglio tutto indietro con gli interessi!”. Pensò con le mani appoggiate ai fianchi.
Prima di raggiungere il bagno, si baciò la mano e andò a toccare la fotografia di Krista Nell; l’acqua calda della doccia fece scomparire tutto il malessere accumulato la sera precedente.
Il miglior modo per avere notizie della sua (nonostante tutto) amata, era quello di frequentare centri sociali e concerti Crust-Hardcore. Gli venne subito in mente Spagna, ma ultime fonti confermavano che da ormai due anni si era trasferito a Bologna. Conosceva diverse persone nell’ambiente, essendosi esibito live con la sua band nei vari squat di Milano, Torino e Modena. Era sempre risultato come uno di passaggio : non aveva mai preso una posizione e nessuno lo aveva forzato a farlo. Luca si trovava lì solamente per suonare e per godersi qualche concerto di qualche band con i riff “somiglianti agli Hellhammer”.
La “comodità” di Internet, gli permise di venire a conoscenza di un evento che si sarebbe svolto proprio quella sera : sabato 28 agosto 2021 . In viale Monza, precisamente al Circolo anarchico “Ponte Della Ghisolfa” erano previsti tre gruppi : Jilted, Warpath e Negot.
Conosceva Maurino dei Warpath : chitarrista occhialuto dai capelli brizzolati e dalla parlantina facile. Scambiò con lui anche il cd del suo gruppo, durante la sera in cui gli Hellbastard suonarono alla “Scintilla” di Modena. In tutti i C.S. del Milanese, Margot era internazionale : tutti parlavano di lei come la regina del Crust, della rivoluzione e anche del sesso. Se si fosse accorto subito quale personaggio meschino si nascondeva sotto la falsa fiducia che emanava Margot, avrebbe immediatamente allontanato Cèline da lei durante il concerto degli ANXTV. Molte volte aveva visto Margot in compagnia di Maurino, quindi in qualche modo poteva storcergli informazioni a riguardo.
Nel pomeriggio, dopo aver consumato un magro pasto, partì subito per Milano : non aveva più niente da fare in quell’appartamento. Si recò sui Navigli, passando accanto allo squat sgomberato in cui Cèline aveva vissuto. Parcheggiando la macchina nella vietta che lo costeggiava, lo osservò con malinconia mista a disprezzo. Una saracinesca con raffigurato un murales dalle forme contorte era abbassata di fronte : quella doveva essere stata l’entrata principale. Ai lati scritte inneggianti a Carlo Giuliani, enormi e contornate da stelle rosse; il palazzo si presentava decisamente alto con finestre rotte e tapparelle dismesse. Con passo lento si avvicinò alla saracinesca; vicino vi erano rifiuti di vario tipo. Non osava immaginare quale decadenza potesse trovarsi al suo interno, ma con la mano la toccò. Forse anche Cèline l’aveva toccata più volte; per un attimo gli sembrò di avvertire il suo profumo, anche se gli unici odori avvertibili erano quelli di immondizia e ruggine.
Lasciando il C.S. alle spalle, si concesse una passeggiata solitaria sui Navigli. Le persone che lo sfioravano parlavano in tedesco, arabo, francese e siciliano. Comitive di cinesi scattavano selfie sui ponti che attraversavano l’alzaia del Naviglio; il negozio di dischi usati “Dischi Volanti” non esisteva più : al suo posto padroneggiava un “Open Shop 24”, distributore di bevande e cibi cancerogeni.
Visitò il “Libraccio”, decisamente rimodernato rispetto a qualche anno prima. Il dvd de “Le Gladiatrici” ce l’aveva già : sorrise a ricordare il nome di Ubaratutu, mentre quello di Ghebel Gor lo trovava immensamente sensuale.
Avendo distrutto il telefono, per sapere l’ora fu costretto ad osservare i vari orologi presenti nella zona; il tempo sembrava non passare mai. Giusto per non svenire, mangiò un trancio di pizza (al gusto di carbone) alla pizzeria Kebab “L’ oasi”. Mentre addentava quella pizza gommosa, pensò alle persone più care che forse gli avevano mandato messaggi sul telefono.
“Ne comprerò uno nuovo…”. Si promise rivolgendo il pensiero ai suoi genitori, così ansiosi e premurosi. In fin dei conti, anche se a volte apparivano asfissianti, gli avevano lasciato la sua libertà fin dall’inizio : questo Luca lo aveva sempre apprezzato.
Uscendo dalla pizzeria, vide che il sole stava tramontando dietro la stazione di Porta Genova. Decise di incamminarsi verso la macchina. In quel momento avrebbe desiderato così tanto fumare una sigaretta, ma l’idea di ritornare ad essere schiavo di una cosa più piccola di lui gli fece abbandonare il pensiero. Il traffico, puntuale e spietato, rese interminabile il viaggio verso Viale Monza. Non sapeva neanche cosa avrebbe detto a Maurino; come avrebbe attaccato il discorso su Margot. Decise di lasciare spazio all’istinto, che in certi casi è la miglior cosa.
Dopo un concerto di bestemmie e imprecazioni verso i guidatori milanesi, finalmente giunse davanti al circolo anarchico. Stranamente l’esterno pareva quello di un pub normale. Appena giunse nei pressi dell’entrata, vide Ciupito e Leo : due abituali frequentatori dei concerti Crust. Nonostante non bazzicava certi ambienti da anni, lo riconobbero subito. Dissero che lo trovavano cambiato e dimagrito, cercando anche di offrigli un tiro di canna che lui prontamente rifiutò.
L’interno del circolo risultava signorile rispetto ai locali dove si tenevano certi concerti : un piccolo bar faceva da angolo all’entrata con a seguire una scalinata che conduceva verso il basso. Scendendo la scalinata si giungeva alla sala concerti : buia, minuscola e con un palchetto inesistente. Il lezzo di sudore aveva già infestato la sala, caratterizzata da una acustica a lesionare i timpani. Dovette subirsi tutte le esibizioni delle band, consumando quattro birre medie e facendo su e giù dalla scala. Durante i concerti si imbatté a discutere con varie persone che conosceva da tempo, come Giovanna : batterista dei Children Of Technology. Quasi sempre impegnata a rollare una sigaretta, gli fece le solite domande : “Come mai non suoni più?”; “Cosa è successo con il gruppo?”; “Perché non vieni più ai concerti?”. Giovanna, appassionata anche di Heavy Metal, insieme al suo ragazzo Paolo frequentava abitualmente anche concerti Metal ed aveva notato l’assenza di Luca da un diverso tempo. Luca le rispose con le solite scuse, senza entrare nei dettagli; non la trovò per niente cambiata nel suo abbigliamento a la “Mad Max” e con i suoi biondi capelli in pieno stile Black Uniforms.
Giunse il momento : vide Maurino al bancone del bar. In tutto quel chaos di voci e musica, poté distinguere la sua voce : alta e distorta da un modesto abuso alcolico. Era in compagnia di altri due ragazzi; ovviamente alticci. Maurino fu il primo a notarlo, ma non accennò minimamente ad un saluto.
“We Maurino!”. Luca appoggiò la mano sulla sua spalla, mentre lui si voltò con la lentezza di un bradipo.
“Hey! Chi si rivede!”. Nessun entusiasmo trapelò dalle sue parole.
“Lasciamolo sfogare, non è ancora il momento…”. Pensò Luca sedendosi sullo sgabello accanto a lui. Nel frattempo, appoggiando i gomiti al bancone, ordinò un’altra birra media.
Dopo una interminabile attesa durante la quale Maurino gli barcollò più volte addosso, i supporters se ne andarono.
“Tutto bene?”. Chiese Luca osservando il suo sguardo assente.
“Tutto a posto e niente in ordine, diceva mio nonno…”. Disse mentre accennava ad allontanarsi.
Luca decise di insistere, altrimenti non avrebbe cavato un ragno dal buco.
“Sai se c’è Margot stasera?”.
“Chi?”.
“Margot, l’amica di Spagna…”.
“No… non la conosco…”.
A Luca parve di sentire la più grossa bugia degli ultimi dieci anni. Mantenendo una certa calma, gli spiegò che era impossibile non conoscesse Margot.
“Che sei diventato uno sbirro? Che va a chiedere informazioni in giro?”.
Luca non raccolse la provocazione, appoggiando la birra al bancone gli rispose calmo : “Ma no… volevo solo salutarla… è una vita che non la vedo!”.
“Jambo! Jambo!”. Per tutta risposta Maurino chiamò il barista dietro il bancone per servigli nuovamente da bere. Barcollando nuovamente, finì ancora addosso a Luca voltandogli le spalle. Le sclere degli occhi di Luca si infiammarono; con un gesto rapido afferrò violentemente Maurino da dietro le spalle. Questa volta andò ad urtare il bancone con la schiena; un’espressione stupita sul volto.
“Senti stronzo, o mi dai retta o ribalto te e questo covo di ronci!”.
In mezzo secondo, mille braccia si depositarono sulla schiena di Luca che stringeva il colletto del giubbotto di Maurino.
“No, no… niente ragazzi, stiamo scherzando!”. Disse Maurino alla ciurma radunata a placare l’ira di Luca.
La salda presa al colletto si allentò, mentre le persone si allontanarono dai due dopo l’approvazione di Maurino.
“Così va meglio”. Disse Luca sedendosi accanto a lui ancora una volta.
Maurino apparve visibilmente irritato, oltre che leggermente spaventato dalla reazione di Luca : “Ma che vuoi da me?? Ma chi la vede quella??”.
“Quando è stata l’ultima volta che l’hai vista?”.
“Ma non mi ricordo! Da quando hanno sgomberato la Ripa non l’ho più vista!”.
“Impossibile!”. Luca non era deciso a mollare. “Margot bazzica sempre in questi posti anzi, mi stupisce non vederla qui stasera!”.
Per fortuna Maurino cedette presto : “Senti, basta che dopo te ne vai : ogni tanto mi scrive. Ultimamente mi ha detto che girano nella zona del Ticino. Dovevamo andarci anche noi a trovarla, ma partiamo per il tour”.
“Il Ticino quale?”. Chiese Luca impaziente.
“Quello in zona Vigevano, non ci sono mai stato”.
Senza dire niente Luca si voltò e raggiunse l’uscita.
Mentre chiuse la porta alle sue spalle Maurino urlò : “E non farti più vedere!”. La parola dopo sembrò essere un insulto che per via della chiusura della porta non riuscì a decifrare.
Nessuno lo seguiva : aveva rischiato grosso, ma gli era andata bene. Si stupì della sua reazione vulcanica che un anno prima, non si sarebbe mai azzardato a fare. Si meravigliò ulteriormente delle parole di Maurino : la compagnia di Margot sembrava pernottare dove un tempo lui e Cèline erano felici.
Sperando che le notizie di Maurino fossero esatte, gli venne spontaneo domandarsi se Cèline, trovandosi nei pressi di Vigevano, aveva rimembrato i momenti rosei del loro amore.
“Nah! Non ne ha nemmeno per le balle : chissà quanti se ne sta facendo quella…”. Mezzo secondo dopo, si pentì amaramente del pensiero appena formulato; lo aveva pensato più volte ma non aveva mai completato la frase con un “puttana”, “troia” o “zoccola”. Intanto non si accorse nemmeno di essersi appena seduto sul sedile della sua auto; pronto per affrontare un'altra ora di strada.
Fermandosi ad un semaforo pensò : “E se Cèline non viaggia più con Margot? E se ora ha un altro ragazzo?”.
Decifrò che le risposte le avrebbe avute quando l’avrebbe rivista. Sapere dove si trovava Margot era già un passo avanti. Al solo pensiero della “regina del Crust” affondò il piede sull’acceleratore : la vide comparire in mezzo alla strada pronta per essere investita. L’impatto con il cofano la scaraventava a venti metri di distanza; lui scendeva dalla macchina raggiungendo il suo corpo maciullato e grondante sangue. Il piede destro riverso, gli occhi cascanti dalle orbite, il naso e la bocca orrendamente sfigurati. Chinandosi, le sputa addosso. Estrae il suo coltello e incomincia ad inciderle il ventre a cercare l’intestino. Margot morirà così : una lunga e insopportabile agonia.
Il fastidioso suono di un clacson lo fece rinvenire : non aveva visto il verde scattare in un altro semaforo presente su quella strada infinita.
La poca benzina non gli permise di raggiungere il Ticino : territorio che avrebbe ispezionato da cima a fondo. Decise di dirigersi verso casa; la consolazione della piccola probabilità di ritrovare Cèline avrebbe conciliato il sonno.
Era notte fonda : un silenzio opprimente dominava tra le strade deserte di Marcallo. Parcheggiando la macchina aprì il cancello di casa; il tremore alle gambe non lo aveva abbandonato da quando aveva lasciato Milano. Non avendo una vasta conoscenza dei centri sociali Vigevanesi, decise di effettuare una ricerca. Impaziente, accese il P.C. : marchingegno che detestò da quando iniziò a lavorare per il giornale. La casella mail era intasata; tra questi, quattro messaggi di mamma.
“E’ un miracolo che non ha chiamato la polizia e tutti gli ospedali della zona”. Pensò mentre rispondeva alla sua mail spiegandole che gli era caduto il cellulare a lavoro.
Gli eventi “hardcore” sembravano svolgersi prevalentemente alla “Cooperativa Portaluppi”; posto che non aveva mai sentito nominare. Nella pagina facebook del locale in questione, le persone che apparivano nelle foto scattate durante le serate non rientravano nei canoni che Luca andava cercando. Le probabilità che Margot e compagni frequentassero quel posto erano scarse, quasi nulle.
Mentre navigava in facebook, non resistette alla voglia di digitare le seguenti parole : Cèline… Borsari…. Sulla schermata apparve quello che una volta era stato il profilo personale di Cèline. Sorridente e raggiante, in uno stupendo primo piano, appariva nell’immagine del profilo. I boccoli biondi gli ricordarono le prime uscite in sua compagnia, quando gli diceva sempre che beveva troppo e avrebbe dovuto smettere anche di fumare. Il profilo, impostato secondo la privacy più rigorosa, non gli permise di ingrandire l’immagine. Peccato, avrebbe voluto rivedere quel magnifico sorriso più da vicino. Ora non gli faceva più male rivederla, sebbene poteva solamente ammirarla davanti ad un monitor.
“Piccola…”. Sussurrò mentre le palpebre andavano a calare lentamente.
Appena giunto in casa crollò in trance, distendendosi su di esso in posizione prona senza nemmeno togliersi le scarpe. Non si azzardò nemmeno a raggiungere la camera da letto; l’atto di Laura gli aveva tolto il sonno peggio di una striscia di cocaina. Il profumo di bagnoschiuma e il sapore della sua saliva gli erano rimasti beffardamente addosso. Le sue parole, opprimenti e spietate, si ripetevano nella mente peggio di un disco rotto.
“…E’ tempo che mi riprenda ciò che è mio!”. Riuscì a malapena ad alzare la testa; fuori era già giorno.
“Cèline, piccola Cèline…”. Il volto delicato di Cèline era ancora davanti a lui, con alle spalle una luce accecante ed un vento ad accarezzarle i capelli.
“Portami a casa Luca… portami via di qui!”. Lo supplicava.
Quanto avrebbe voluto allungare la mano e afferrare il suo corpo (ora coperto da un lungo vestito bianco), stringerla a se e darle lunghi baci come piaceva a lei.
Una vibrazione lo svegliò; nonostante tutto era riuscito ad addormentarsi. Era il cellulare : giaceva incastrato sotto la sua gamba sinistra. Una notifica di Whatsaap : messaggio di Laura, inviato alle 6.50 : “Perdonami. Non vorrei averti ferito. Voglio dirti che non hai fatto niente di male, anzi. E’ stata tutta colpa mia. Spero tu ora non mi consideri una imbecille o una poco di buono, io ci tengo molto alla tua amicizia e non voglio perderti. E’ stata una serata stupenda, grazie di tutto e scusami ancora”.
Lesse quelle righe con ancora gli occhi semi chiusi. Si alzò di scatto a sedere per scaraventare il telefono contro la parete della cucina.
Lo smart phone andò in mille pezzi, ma non gliene importò niente. Gli importava ancora meno di Laura : voleva solamente ritrovare la sua Cèline.
Aveva cercato di ricostruirsi una vita, ma fallendo e rassegnandosi. Dentro di lui sapeva che Cèline non era così, il suo animo così fragile e la sua mente debole erano stati corrotti da persone che non avrebbero mai dovuto entrare nella sua vita.
Le ultime notizie di Cèline le ebbe dai suoi genitori : Mauro Borsari e Caterina Medici. Venne informato che subito dopo aver lasciato Ozzero, Cèline era andata a vivere a casa di Margot. Caterina era disperata, il padre Mauro, (da sempre descritto da Cèline come il “secondo uomo” della sua vita), con lunghe e litigiose telefonate cercò più volte di convincere la figlia a ritornare alla sua vita normale. Un giorno Cèline non rispose più alle chiamate del padre, spegnendo il cellulare. La notizia che lo squat dove viveva con Margot ed altri ragazzi era stato sgomberato dalla polizia, giunse alle orecchie di Luca. Ritenne opportuno informare i genitori di Cèline, che ancora non si davano per vinti ad effettuare ricerche con l’aiuto delle polizia a Milano e dintorni. Luca provò a cercarla, ma si accorse che non lo aveva fatto fino in fondo : era successo tutto così in fretta che non gli sembrava vero fosse passato così tanto tempo. Nei primi mesi aveva inviato un milione di messaggi a vuoto sul telefono di Cèline ed effettuato mille chiamate senza risposta. Non si era mai azzardato a recarsi allo squat di Ripa di Porta Ticinese : era troppo spaventato da un altro rifiuto di Cèline e rassegnato all’idea che fosse davvero finita tra loro. Dopo varie discussioni, anche i suoi genitori lo avevano convinto a lasciar perdere, dicendogli che Cèline non era la donna per lui : era una anarchica dalla mente contorta. Tuttavia si rese conto che pensava alle solite cose da quasi ormai due anni : era ora di alzarsi da quel divano e darsi una scrollata.
Era sabato, il giorno della settimana che preferiva. La salute fisica non era delle migliori, distorta dai vari abusi alcolici e dall’insonnia; ma poteva avvertire una piacevole sensazione dentro il se : la voglia di riscatto. Osservando il cielo dal balconcino al terzo piano, vide le nuvole aprirsi e lasciare spazio ad un sole caldo al punto giusto. Decise che era giunto il momento di una ritemprante doccia mattutina. Spogliandosi osservò il suo corpo nudo nello specchio a muro dell’anticamera. Fotografie di attrici ornavano lo specchio; tra queste vi erano : Femi Benussi, Sylva Koscina, Brigitte Skay, Krista Nell e Franca Marzi. Era visibilmente dimagrito, il volto segnato dalle occhiaie, l’attaccatura dei capelli sempre più alta, gli occhi arrossati.
“Guarda come ti sei ridotto. Rivoglio tutto indietro con gli interessi!”. Pensò con le mani appoggiate ai fianchi.
Prima di raggiungere il bagno, si baciò la mano e andò a toccare la fotografia di Krista Nell; l’acqua calda della doccia fece scomparire tutto il malessere accumulato la sera precedente.
Il miglior modo per avere notizie della sua (nonostante tutto) amata, era quello di frequentare centri sociali e concerti Crust-Hardcore. Gli venne subito in mente Spagna, ma ultime fonti confermavano che da ormai due anni si era trasferito a Bologna. Conosceva diverse persone nell’ambiente, essendosi esibito live con la sua band nei vari squat di Milano, Torino e Modena. Era sempre risultato come uno di passaggio : non aveva mai preso una posizione e nessuno lo aveva forzato a farlo. Luca si trovava lì solamente per suonare e per godersi qualche concerto di qualche band con i riff “somiglianti agli Hellhammer”.
La “comodità” di Internet, gli permise di venire a conoscenza di un evento che si sarebbe svolto proprio quella sera : sabato 28 agosto 2021 . In viale Monza, precisamente al Circolo anarchico “Ponte Della Ghisolfa” erano previsti tre gruppi : Jilted, Warpath e Negot.
Conosceva Maurino dei Warpath : chitarrista occhialuto dai capelli brizzolati e dalla parlantina facile. Scambiò con lui anche il cd del suo gruppo, durante la sera in cui gli Hellbastard suonarono alla “Scintilla” di Modena. In tutti i C.S. del Milanese, Margot era internazionale : tutti parlavano di lei come la regina del Crust, della rivoluzione e anche del sesso. Se si fosse accorto subito quale personaggio meschino si nascondeva sotto la falsa fiducia che emanava Margot, avrebbe immediatamente allontanato Cèline da lei durante il concerto degli ANXTV. Molte volte aveva visto Margot in compagnia di Maurino, quindi in qualche modo poteva storcergli informazioni a riguardo.
Nel pomeriggio, dopo aver consumato un magro pasto, partì subito per Milano : non aveva più niente da fare in quell’appartamento. Si recò sui Navigli, passando accanto allo squat sgomberato in cui Cèline aveva vissuto. Parcheggiando la macchina nella vietta che lo costeggiava, lo osservò con malinconia mista a disprezzo. Una saracinesca con raffigurato un murales dalle forme contorte era abbassata di fronte : quella doveva essere stata l’entrata principale. Ai lati scritte inneggianti a Carlo Giuliani, enormi e contornate da stelle rosse; il palazzo si presentava decisamente alto con finestre rotte e tapparelle dismesse. Con passo lento si avvicinò alla saracinesca; vicino vi erano rifiuti di vario tipo. Non osava immaginare quale decadenza potesse trovarsi al suo interno, ma con la mano la toccò. Forse anche Cèline l’aveva toccata più volte; per un attimo gli sembrò di avvertire il suo profumo, anche se gli unici odori avvertibili erano quelli di immondizia e ruggine.
Lasciando il C.S. alle spalle, si concesse una passeggiata solitaria sui Navigli. Le persone che lo sfioravano parlavano in tedesco, arabo, francese e siciliano. Comitive di cinesi scattavano selfie sui ponti che attraversavano l’alzaia del Naviglio; il negozio di dischi usati “Dischi Volanti” non esisteva più : al suo posto padroneggiava un “Open Shop 24”, distributore di bevande e cibi cancerogeni.
Visitò il “Libraccio”, decisamente rimodernato rispetto a qualche anno prima. Il dvd de “Le Gladiatrici” ce l’aveva già : sorrise a ricordare il nome di Ubaratutu, mentre quello di Ghebel Gor lo trovava immensamente sensuale.
Avendo distrutto il telefono, per sapere l’ora fu costretto ad osservare i vari orologi presenti nella zona; il tempo sembrava non passare mai. Giusto per non svenire, mangiò un trancio di pizza (al gusto di carbone) alla pizzeria Kebab “L’ oasi”. Mentre addentava quella pizza gommosa, pensò alle persone più care che forse gli avevano mandato messaggi sul telefono.
“Ne comprerò uno nuovo…”. Si promise rivolgendo il pensiero ai suoi genitori, così ansiosi e premurosi. In fin dei conti, anche se a volte apparivano asfissianti, gli avevano lasciato la sua libertà fin dall’inizio : questo Luca lo aveva sempre apprezzato.
Uscendo dalla pizzeria, vide che il sole stava tramontando dietro la stazione di Porta Genova. Decise di incamminarsi verso la macchina. In quel momento avrebbe desiderato così tanto fumare una sigaretta, ma l’idea di ritornare ad essere schiavo di una cosa più piccola di lui gli fece abbandonare il pensiero. Il traffico, puntuale e spietato, rese interminabile il viaggio verso Viale Monza. Non sapeva neanche cosa avrebbe detto a Maurino; come avrebbe attaccato il discorso su Margot. Decise di lasciare spazio all’istinto, che in certi casi è la miglior cosa.
Dopo un concerto di bestemmie e imprecazioni verso i guidatori milanesi, finalmente giunse davanti al circolo anarchico. Stranamente l’esterno pareva quello di un pub normale. Appena giunse nei pressi dell’entrata, vide Ciupito e Leo : due abituali frequentatori dei concerti Crust. Nonostante non bazzicava certi ambienti da anni, lo riconobbero subito. Dissero che lo trovavano cambiato e dimagrito, cercando anche di offrigli un tiro di canna che lui prontamente rifiutò.
L’interno del circolo risultava signorile rispetto ai locali dove si tenevano certi concerti : un piccolo bar faceva da angolo all’entrata con a seguire una scalinata che conduceva verso il basso. Scendendo la scalinata si giungeva alla sala concerti : buia, minuscola e con un palchetto inesistente. Il lezzo di sudore aveva già infestato la sala, caratterizzata da una acustica a lesionare i timpani. Dovette subirsi tutte le esibizioni delle band, consumando quattro birre medie e facendo su e giù dalla scala. Durante i concerti si imbatté a discutere con varie persone che conosceva da tempo, come Giovanna : batterista dei Children Of Technology. Quasi sempre impegnata a rollare una sigaretta, gli fece le solite domande : “Come mai non suoni più?”; “Cosa è successo con il gruppo?”; “Perché non vieni più ai concerti?”. Giovanna, appassionata anche di Heavy Metal, insieme al suo ragazzo Paolo frequentava abitualmente anche concerti Metal ed aveva notato l’assenza di Luca da un diverso tempo. Luca le rispose con le solite scuse, senza entrare nei dettagli; non la trovò per niente cambiata nel suo abbigliamento a la “Mad Max” e con i suoi biondi capelli in pieno stile Black Uniforms.
Giunse il momento : vide Maurino al bancone del bar. In tutto quel chaos di voci e musica, poté distinguere la sua voce : alta e distorta da un modesto abuso alcolico. Era in compagnia di altri due ragazzi; ovviamente alticci. Maurino fu il primo a notarlo, ma non accennò minimamente ad un saluto.
“We Maurino!”. Luca appoggiò la mano sulla sua spalla, mentre lui si voltò con la lentezza di un bradipo.
“Hey! Chi si rivede!”. Nessun entusiasmo trapelò dalle sue parole.
“Lasciamolo sfogare, non è ancora il momento…”. Pensò Luca sedendosi sullo sgabello accanto a lui. Nel frattempo, appoggiando i gomiti al bancone, ordinò un’altra birra media.
Dopo una interminabile attesa durante la quale Maurino gli barcollò più volte addosso, i supporters se ne andarono.
“Tutto bene?”. Chiese Luca osservando il suo sguardo assente.
“Tutto a posto e niente in ordine, diceva mio nonno…”. Disse mentre accennava ad allontanarsi.
Luca decise di insistere, altrimenti non avrebbe cavato un ragno dal buco.
“Sai se c’è Margot stasera?”.
“Chi?”.
“Margot, l’amica di Spagna…”.
“No… non la conosco…”.
A Luca parve di sentire la più grossa bugia degli ultimi dieci anni. Mantenendo una certa calma, gli spiegò che era impossibile non conoscesse Margot.
“Che sei diventato uno sbirro? Che va a chiedere informazioni in giro?”.
Luca non raccolse la provocazione, appoggiando la birra al bancone gli rispose calmo : “Ma no… volevo solo salutarla… è una vita che non la vedo!”.
“Jambo! Jambo!”. Per tutta risposta Maurino chiamò il barista dietro il bancone per servigli nuovamente da bere. Barcollando nuovamente, finì ancora addosso a Luca voltandogli le spalle. Le sclere degli occhi di Luca si infiammarono; con un gesto rapido afferrò violentemente Maurino da dietro le spalle. Questa volta andò ad urtare il bancone con la schiena; un’espressione stupita sul volto.
“Senti stronzo, o mi dai retta o ribalto te e questo covo di ronci!”.
In mezzo secondo, mille braccia si depositarono sulla schiena di Luca che stringeva il colletto del giubbotto di Maurino.
“No, no… niente ragazzi, stiamo scherzando!”. Disse Maurino alla ciurma radunata a placare l’ira di Luca.
La salda presa al colletto si allentò, mentre le persone si allontanarono dai due dopo l’approvazione di Maurino.
“Così va meglio”. Disse Luca sedendosi accanto a lui ancora una volta.
Maurino apparve visibilmente irritato, oltre che leggermente spaventato dalla reazione di Luca : “Ma che vuoi da me?? Ma chi la vede quella??”.
“Quando è stata l’ultima volta che l’hai vista?”.
“Ma non mi ricordo! Da quando hanno sgomberato la Ripa non l’ho più vista!”.
“Impossibile!”. Luca non era deciso a mollare. “Margot bazzica sempre in questi posti anzi, mi stupisce non vederla qui stasera!”.
Per fortuna Maurino cedette presto : “Senti, basta che dopo te ne vai : ogni tanto mi scrive. Ultimamente mi ha detto che girano nella zona del Ticino. Dovevamo andarci anche noi a trovarla, ma partiamo per il tour”.
“Il Ticino quale?”. Chiese Luca impaziente.
“Quello in zona Vigevano, non ci sono mai stato”.
Senza dire niente Luca si voltò e raggiunse l’uscita.
Mentre chiuse la porta alle sue spalle Maurino urlò : “E non farti più vedere!”. La parola dopo sembrò essere un insulto che per via della chiusura della porta non riuscì a decifrare.
Nessuno lo seguiva : aveva rischiato grosso, ma gli era andata bene. Si stupì della sua reazione vulcanica che un anno prima, non si sarebbe mai azzardato a fare. Si meravigliò ulteriormente delle parole di Maurino : la compagnia di Margot sembrava pernottare dove un tempo lui e Cèline erano felici.
Sperando che le notizie di Maurino fossero esatte, gli venne spontaneo domandarsi se Cèline, trovandosi nei pressi di Vigevano, aveva rimembrato i momenti rosei del loro amore.
“Nah! Non ne ha nemmeno per le balle : chissà quanti se ne sta facendo quella…”. Mezzo secondo dopo, si pentì amaramente del pensiero appena formulato; lo aveva pensato più volte ma non aveva mai completato la frase con un “puttana”, “troia” o “zoccola”. Intanto non si accorse nemmeno di essersi appena seduto sul sedile della sua auto; pronto per affrontare un'altra ora di strada.
Fermandosi ad un semaforo pensò : “E se Cèline non viaggia più con Margot? E se ora ha un altro ragazzo?”.
Decifrò che le risposte le avrebbe avute quando l’avrebbe rivista. Sapere dove si trovava Margot era già un passo avanti. Al solo pensiero della “regina del Crust” affondò il piede sull’acceleratore : la vide comparire in mezzo alla strada pronta per essere investita. L’impatto con il cofano la scaraventava a venti metri di distanza; lui scendeva dalla macchina raggiungendo il suo corpo maciullato e grondante sangue. Il piede destro riverso, gli occhi cascanti dalle orbite, il naso e la bocca orrendamente sfigurati. Chinandosi, le sputa addosso. Estrae il suo coltello e incomincia ad inciderle il ventre a cercare l’intestino. Margot morirà così : una lunga e insopportabile agonia.
Il fastidioso suono di un clacson lo fece rinvenire : non aveva visto il verde scattare in un altro semaforo presente su quella strada infinita.
La poca benzina non gli permise di raggiungere il Ticino : territorio che avrebbe ispezionato da cima a fondo. Decise di dirigersi verso casa; la consolazione della piccola probabilità di ritrovare Cèline avrebbe conciliato il sonno.
Era notte fonda : un silenzio opprimente dominava tra le strade deserte di Marcallo. Parcheggiando la macchina aprì il cancello di casa; il tremore alle gambe non lo aveva abbandonato da quando aveva lasciato Milano. Non avendo una vasta conoscenza dei centri sociali Vigevanesi, decise di effettuare una ricerca. Impaziente, accese il P.C. : marchingegno che detestò da quando iniziò a lavorare per il giornale. La casella mail era intasata; tra questi, quattro messaggi di mamma.
“E’ un miracolo che non ha chiamato la polizia e tutti gli ospedali della zona”. Pensò mentre rispondeva alla sua mail spiegandole che gli era caduto il cellulare a lavoro.
Gli eventi “hardcore” sembravano svolgersi prevalentemente alla “Cooperativa Portaluppi”; posto che non aveva mai sentito nominare. Nella pagina facebook del locale in questione, le persone che apparivano nelle foto scattate durante le serate non rientravano nei canoni che Luca andava cercando. Le probabilità che Margot e compagni frequentassero quel posto erano scarse, quasi nulle.
Mentre navigava in facebook, non resistette alla voglia di digitare le seguenti parole : Cèline… Borsari…. Sulla schermata apparve quello che una volta era stato il profilo personale di Cèline. Sorridente e raggiante, in uno stupendo primo piano, appariva nell’immagine del profilo. I boccoli biondi gli ricordarono le prime uscite in sua compagnia, quando gli diceva sempre che beveva troppo e avrebbe dovuto smettere anche di fumare. Il profilo, impostato secondo la privacy più rigorosa, non gli permise di ingrandire l’immagine. Peccato, avrebbe voluto rivedere quel magnifico sorriso più da vicino. Ora non gli faceva più male rivederla, sebbene poteva solamente ammirarla davanti ad un monitor.
“Piccola…”. Sussurrò mentre le palpebre andavano a calare lentamente.
