La superstrada Milano – Malpensa venne resa quasi invisibile dalla pioggia. Distinsi appena le varie uscite dal finestrino tormentato dalle enormi gocce. Correndo a più non posso, sperai di essere ancora in tempo a fermarla.
"Tomas... dimentichiamoci... domani raggiungo nonna Edda a Mosca... lascia perdere, non funzionerà mai". La sua risposta al mio patetico messaggio inviatole su facebook quarantotto ore prima.
Accesi il televisore precipitandomi ad esaminare tutti i voli in partenza “Malpensa - Mosca Sheremetyevo” del giorno successivo. L'unico volo di martedì' 9 giugno 2015 partiva alle ore 23:00. Non cenai quella sera; il solo pensiero del cibo provocò in me una odiosa repulsione. Il mio unico obiettivo fu quello di mettere in moto la mia Fiat Brava e tirarla a tutta velocità verso Malpensa.
Giunsi all’aeroporto alle ore 19.27, senza accorgermi di aver parcheggiato nella corsia dei Taxi. Appena misi fuori il muso, il temporale mi investì. Senza badare alla pioggia e alla macchina lasciata aperta, corsi a perdifiato all’interno. Guardai ansioso in ogni banco delle varie compagnie aeree, notando finalmente la sagoma di Silvia girata di spalle. Era al banco della Lufthansa, di fronte ad una impiegata rachitica e occhialuta. Se in quel momento avessi spalancato la bocca, il cuore sarebbe cascato a terra.
"Lei è la signorina Silvia Salina, nata il 24 marzo 1985 a Magenta. Residente a Cassinetta di Lugagnano in via Giacomo Matteotti numero 26... perfetto! Prego, prenda queste carte e si rechi al...". Lo sgomento apparve immediatamente sul volto ossuto dell'impiegata, mentre tenevo Silvia salda tra le mie braccia.
Con una espressione incredula e infastidita cercò di liberarsi : “Vattene!”.
Quanta tristezza provai notando i suoi occhi arrossati, tipici di qualcuno che aveva appena smesso di piangere. Lei è sempre stata più forte di me, e lo fu anche quel momento. Ruppe la presa, come liberandosi dalle lunghe chele di un insetto ributtante.
“Aspetta! Non andare…”. Ma lei non rispose; mi evitò trascinando il trolley violetto verso il Gate.
Cercai di starle al passo; la mia voce si fece supplichevole : “Lascia che ti spieghi... Io sono disposto a cambiare per te!”.
Appena sentì la parola “cambiare” il suo volto assunse un colorito bordò :
“Cambiare? Tu hai paura del cambiamento... non crescerai mai, come tutti gli uomini! Sei e resterai immaturo a vita! Hai illuso una povera ragazza per più di un anno ed ora che non hai le palle a sufficienza per affrontare la cosa, l'hai scaricata! Io non farò la stessa fine! Ma poi che ci fai qui? Mica dovevi essere a casa a parlare con "qualche signora tettona" in chat come dicevi tu?? Ora se non ti dispiace, sono già in ritardo...".
Un tir con a bordo un autista slavo ubriaco mi investì in pieno. Fui morto in mezzo a tutta quella gente che recuperava biglietti e bagagli per raggiungere mete lontane. Una parte di me se ne stava andando per sempre nel cielo tempestoso.
"Signore, è sua la macchina davanti all'entrata?". Una voce con forte accento romano mi risvegliò dallo stato di trance.
“Si…”.
“Beh non può stare li! La rimuova subito!". Ma io non prestai attenzione all’agente aeroportuale; continuai a guardare verso il Gate sperando che tornasse indietro.
“Ao'! Me senti? T'ho detto che devi rimove 'a macchina! Ma che te sei preso?". Ringhiò lo sbirro emanando un fetore di caffè e sigarette.
"S-si... mi scusi, adesso me ne vado".
Avevo perso ancora una volta : non mi restò che camminare a mo di zombi verso l’uscita. Grazie alla buon’anima di nonna, l’agente vagamente somigliante a Nello Pazzafini non inflisse nessuna ammenda. Intanto la tempesta fuori non dava segni di cedimento, quella nella mia mente non era niente a confronto.
"Tomas... dimentichiamoci... domani raggiungo nonna Edda a Mosca... lascia perdere, non funzionerà mai". La sua risposta al mio patetico messaggio inviatole su facebook quarantotto ore prima.
Accesi il televisore precipitandomi ad esaminare tutti i voli in partenza “Malpensa - Mosca Sheremetyevo” del giorno successivo. L'unico volo di martedì' 9 giugno 2015 partiva alle ore 23:00. Non cenai quella sera; il solo pensiero del cibo provocò in me una odiosa repulsione. Il mio unico obiettivo fu quello di mettere in moto la mia Fiat Brava e tirarla a tutta velocità verso Malpensa.
Giunsi all’aeroporto alle ore 19.27, senza accorgermi di aver parcheggiato nella corsia dei Taxi. Appena misi fuori il muso, il temporale mi investì. Senza badare alla pioggia e alla macchina lasciata aperta, corsi a perdifiato all’interno. Guardai ansioso in ogni banco delle varie compagnie aeree, notando finalmente la sagoma di Silvia girata di spalle. Era al banco della Lufthansa, di fronte ad una impiegata rachitica e occhialuta. Se in quel momento avessi spalancato la bocca, il cuore sarebbe cascato a terra.
"Lei è la signorina Silvia Salina, nata il 24 marzo 1985 a Magenta. Residente a Cassinetta di Lugagnano in via Giacomo Matteotti numero 26... perfetto! Prego, prenda queste carte e si rechi al...". Lo sgomento apparve immediatamente sul volto ossuto dell'impiegata, mentre tenevo Silvia salda tra le mie braccia.
Con una espressione incredula e infastidita cercò di liberarsi : “Vattene!”.
Quanta tristezza provai notando i suoi occhi arrossati, tipici di qualcuno che aveva appena smesso di piangere. Lei è sempre stata più forte di me, e lo fu anche quel momento. Ruppe la presa, come liberandosi dalle lunghe chele di un insetto ributtante.
“Aspetta! Non andare…”. Ma lei non rispose; mi evitò trascinando il trolley violetto verso il Gate.
Cercai di starle al passo; la mia voce si fece supplichevole : “Lascia che ti spieghi... Io sono disposto a cambiare per te!”.
Appena sentì la parola “cambiare” il suo volto assunse un colorito bordò :
“Cambiare? Tu hai paura del cambiamento... non crescerai mai, come tutti gli uomini! Sei e resterai immaturo a vita! Hai illuso una povera ragazza per più di un anno ed ora che non hai le palle a sufficienza per affrontare la cosa, l'hai scaricata! Io non farò la stessa fine! Ma poi che ci fai qui? Mica dovevi essere a casa a parlare con "qualche signora tettona" in chat come dicevi tu?? Ora se non ti dispiace, sono già in ritardo...".
Un tir con a bordo un autista slavo ubriaco mi investì in pieno. Fui morto in mezzo a tutta quella gente che recuperava biglietti e bagagli per raggiungere mete lontane. Una parte di me se ne stava andando per sempre nel cielo tempestoso.
"Signore, è sua la macchina davanti all'entrata?". Una voce con forte accento romano mi risvegliò dallo stato di trance.
“Si…”.
“Beh non può stare li! La rimuova subito!". Ma io non prestai attenzione all’agente aeroportuale; continuai a guardare verso il Gate sperando che tornasse indietro.
“Ao'! Me senti? T'ho detto che devi rimove 'a macchina! Ma che te sei preso?". Ringhiò lo sbirro emanando un fetore di caffè e sigarette.
"S-si... mi scusi, adesso me ne vado".
Avevo perso ancora una volta : non mi restò che camminare a mo di zombi verso l’uscita. Grazie alla buon’anima di nonna, l’agente vagamente somigliante a Nello Pazzafini non inflisse nessuna ammenda. Intanto la tempesta fuori non dava segni di cedimento, quella nella mia mente non era niente a confronto.

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