La porta di casa si richiuse con impeto, quasi che si volesse evitare il più piccolo assalto aggressivo dell'epidemia.Il figlio rimase incerto con le spalle alla porta, se fosse veramente solo tra quelle strette pareti dove aleggiava insistente il puzzo della malattia e dei farmaci. Non poteva andare a lavorare...sì, era un tecnico informatico, ma la sua unica mansione era quella di pulire e disinfettare le tastiere dei computer. La sorella lo chiamò per sapere dov'era mamma. Seduta sulla piccola poltrona della camera da letto piangeva e torceva tra le mani la borzetta nera  che era di sua madre, l'unica che la povera donna avesse mai avuto nella sua misera vita.  Infelice continuava ad invocare la madre. Il fratello le rispose tra i repressi singhiozzi che non l'avrebbero più rivista. Le urla di dolore divennero strazianti, sicché alcuni vicini cominciarono a bussare alla porta.Il giovane continuava a pulire la tastiera del computer, incapace di reagire a quel profondo senso di solitudine. Poi iniziò a mettere in un sacco gli effetti della madre.Ormai gli operatori sanitari con le loro appariscenti tute da cosmonauti erano scesi giù per le scale fino al secondo piano, faticando e sbuffando per la fatica, mentre le visiere si appannavano. Li raggiunse e in un rantolo della voce strozzata dal pianto gridò MAMMA. Lei, la mamma, confondeva il suo piccolo corpo, emaciato dalla sofferenza e dalla mancanza del respiro, tra le lenzuola e le coperte, nel vano tentativo di chiedere aria per i suoi compromessi polmoni. Fu caricata e sballottata ,purtroppo, sull'ambulanza che ripartì a sirene spiegate verso l'ospedale di Tor Vergata. Le porte scorrevoli del Pronto Soccorso si richiusero lentamente dietro la barella. Il camion dell'esercito che trasportava le bare con le salme dei deceduti si avviò lentamente in un triste corteo verso il crematorio. I figli della sventurata vittima non poterono piangere la loro povera mamma perché l'urna che conteneva le scarse ceneri non gli fu mai consegnata, essendo andata smarrita. Sulla lapide di una tomba vuota i figli fecero incidere " Alla memoria di Nannarella, madre persa e mai più ritrovata".

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