Mia Nonna aveva un pollaio. Ogni giorno cucinava un pollo.Lo spennava, accendeva il fuoco e lo cuoceva.

Mia nonna aveva una casa con due stanze e sei figli. Mio nonno si smarrì tra i campi da arare e il progresso. Mia nonna sapeva ricamare: punto croce, tombolo, sapeva persino con i ferri e il gomitolo di lana, costruire maglioni, cappelli, calze; doveva essere però una lana che faceva allergia.Mio padre è allergico alla lana. Io sono allergico alla luna.

Mia nonna, non sapeva scrivere, ma leggeva negli occhi, raccontava "cunti" e la sera, prima di addormentarmi mi cucinava un pollo. La mattina io, nell'aia, contavo i pennuti, ne restavano sempre meno. Mia nonna aveva un giardino, nel giardino c'era un albero di limoni "mese mese" servivano a qualcosa, ma non ricordo a cosa. Mia nonna ha visto gli alleati sparare, violentare donne, strappre le vesti a vecchie contadine che andavano nei campi con in spalla delle fascine.

Mio nonno indossava una "giubba" nera, salutava con il braccio teso in alto, aveva i baffetti che però erano ereditati da suo padre. Suo padre non era ADOLF.

Mia nonna fu presa dal progresso e iniziava a produrre: frise, pane, marmellata; non ammazzava più un pollo e nessuno ne mangiava. Ad ogni pollo io, ad 8 anni, avevo dato un nome. Una domenica, la domenica delle palme, suonavano le campane, Don Nicola, benediva i rami d'ulivo, i fedeli  donavano un'offerta ed io travestito da chierichetto frugavo tra le offerte e trovavo 50 lire.

Oggi ho mangiato un pollo, cotto alla brace, ho ripensato a quelle 50 lire.


I tulipani gialli facevano da cornice al lago rosso vermiglio che scorreva veloce accanto alla mia  casa. Avevo le candele accese, gracidavano i rospi nello stagno ed erano i migliori amici che avevo da un pò di anni. Il nitrito dei cavalli da monta mi riportava a certi ricordi in bianco e nero legati alla campagna e al bosco. stasera ho raccolto le castagne, sono sceso giu in cantina a scegliere il vino migliore, ho appena riempito una bottiglia di vetro con l'olio appena spremuto a freddo nel frantoio qui di fronte, ho acceso il fuoco e sto preparando le FRISE e le bruschette. Ho una venerazione speciale per tutto ciò infatti l'autunno adoro restare a casa e preparare da me la cena.

I tulipani gialli, sulla tela, non sono ospiti desiderati quindi deporrò la tela nel ripostiglio, al buio e al freddo...

E' quasi tutto pronto ormai, ah, la TV non ce l'ho da  diversi anni, ho preferito la compagnia della tramontana e degli alberi, dei gufi e di tutti gli amici della notte e del pomeriggio. Si è vero, la barba non la taglio da un mese circa un pò per pigrizia un pò per darmi un'aria da intellettuale, ho anche imparato a fumare la pipa e spesso, mi aiuta a riflettere su quello che fino a questo momento ho fatto nella vita.

I tulipani gialli esistono davvero, sono a pochi passi da qui, dall'altra parte della prateria, dietro la grande pianura, si possono vedere anche col cannocchiale, come fossero le costellazioni. La neve a volte sembra polistirolo e, a volte, sembra di vivere nei paesaggi del presepe: certo anche noi con la fantasia, pensiaimo che a BETLEMME, nevicava, ma in realtà non nevica mai e mai ha nevicato: suggestione...

Vecchi zampognari attraversano il campo dei tulipani gialli intonando i canti NATALIZI, ieri son passati i MAGI, ho offerto loro da BERE e li ho chiesto di custodire ciò che avevo di più prezioso in cassaforte: L'ORO, L'INCENZO E LA MIRRA...

ed è stato meraviglioso sapere che sono arrivati alla grotta e che hanno consegnato i doni alla famiglia dicendo: "questi ve li manda FAUSTO"...oggi, mi è arrivata la lettera di ringraziamento firmata da GIUSEPPE, MARIA e il piccolino!

 

Ogni notte spavaldamente parlo alla luna come se fossi un SANTO. Ogni notte da lontano, vedo i fari delle macchine, che passano ad una velocità assurda e, ogni tanto una lumaca sbuca dall'erba.

Ogni sera riabilito la tesi narcisistica che, se quella signora con la falce dovesse venire a  farmi visita, prima berremmo insieme qualcosa, poi a poco a poco, senza chiedere aiuto, forse, riuscirei a disarmarla e a impossessarmi della falce cercando di non far male a nessuno. ci sono notti, invece che si materializzano senza accorgertene, e lentamente scivolano tra i RUMORI e i fuochi d'artificio della città più vicina, t'arriva con certe ventate di SCIROCCO, anche la musica festante che se ti metti ad orecchio riesci perfino a cantarne le strofe. Ogni tanto, imbraccio anche io il mio basso elettrico, provando a battere il tempo: i secondi, i minuti, le ore sembra no troppo veloci a volte. Ed invece. L'estate poi, che la  notte non arriva mai ripensi a quel DOMANI incerto, ma anche ad un minuto prima, mettendo in fila immagini di un passato, fotografie seppiate, sapori di grigliate in montagna a -35 gradi e cioccolate calde bevute a ferragosto in riva al mare.Esattamente dieci secondi fa, ho sentito un colpo, ho visto una lepre correre veloce, un lampo ed ecco, l'odore del TEMPORALE estivo; le ultime pioggie estive e le prime della nuova stagione, nella pioggia c'è verità, sensualità, arte, musica e ritmo. I musicanti che suonavano in quella città, hanno smontato il palco, ma hanno lasciato per terra, gli strumenti, uno ad uno: una batteria, uno STRADIVARIO  o STRADIVARI ( il dubbio mi perseguita fin dalla mia seconda vita), un tamburello, un mandolino ed un SAX tenore. Immagino la melodia, cosa abbiano suonato insieme e come, questi strumenti e immagino, il pubblico che appaludiva anche ad un' assolo stonato. Intanto giro e rigiro a cercar di amamzzare le ore, ma  soprattutto perchè il lavoro me lo impone. Sfoglio delle foto: io e ZEMAN, io e WALTER ZENGA, io avvolto nella bandiera nerazzurra che sogno di realizzare un sogno: DA GRANDE FARò l'allenatore di calcio. Il mio primo ingaggio fu in una serie dilettantistica per una squadra che adesso è diventata una delle squadre più ambite del campionato di LEGA PRO; Ma parallelamente all'hobby di allenatore, che non mi avrebbe dato il "pane" avevo finalmente un lavoro. Ed è durante la notte, tra un giro di PELLUSTRAZIONE e l'altro che, studio la squadra avversaria e cerco di capirne i punti forti ( sarebbe troppo facile colpire nei punti deboli); Intanto squilla il telefono, rispondo; rimetto giu. Risquilla ancora il cellulare: un numero strano, rispondo, la solita domanda, la solita risposta, i soliti colleghi che, preoccupati per la sopravvivenza delle gurdie, chiamano ogni minuto. Scendo dalla macchina simulo la partita: scambi in profondità, diagonali, azioni da rete, simulazioni; mentre la luna prepara il letto, sorrido al frigo box che ha custodito i caffè di orzo, l'acqua fresca con ghiaccio, le mie medicine per il cuore, per la pressione e l'aspirina per i mal di testa. Ancora il temporale initterrottamente come una musica  ritmata in 4/4 mi tiene compagnia. Il tuono e il lampo preludono a quel che sarà la nuova stagione, l'autunno è alle porte, prende un caffè con me e siede sul trono del tempo. Quel tempo che non sta più dentro una clessidra o dentro l'orologio. La notte seguente, la melodia della sinfonia, si fonde con gli echi e gli orchi, la signora vestita di NERO con la falce ha appena fatto scendere dal cavallo BIANCO, una sagoma non meglio identificata, un'anima o un corpo non riesco a mettere a fuoco preciso, mi sorride la signora, con ghigno di SFIDA mi fa:" il prossimo potresti essere tu", le sorrido le sussurro: " sono morto gia due volte, posso rinascere una terza volta, non mi fai paura"; abbassa lo sguardo e senza salutare continua il cammino verso la sua dimensione.Stringo sul petto, all'altezza del cuore, una croce e una foto, cerco tra le carte e i fogli che porto sempre con me, una bottiglia di resina con dentro dell'olio caldo, per spalmarlo sul braccio che mi fa male, cosi come faceva mia nonna, quando ero bambino, pronunciava le parole magiche: L'OLIO DI MARIA, TUTTI I GUAI porta via. Io avevo un timore particolare di quell'olio, infatti non era di MARIA ( anche se poi crescendo ho scoperto che ci si riferiva alla MADONNA), era estratto dalle olive dello ZIO PINO, ma la formula da pronunciare non veniva per niente; Il braccio comunque non mi duole più, semmai fa male il senso del tempo che ho perso a inseguire presagi e il vento. Domenica inizia comunque il campionato, io sarò in panchina e non come riserva, ma  come condottiero, perchè a volte, chi sta in panchina non è una riserva; a volte è l'autista, il condottiero, lo stratega. Per questo ho deciso  di vivere e lavorare di notte perchè: chi lavora di notte può sembrare un fantasma ma a volte può essere un'eroe. Io ogni notte, resto io.


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Commenti  

CALOGERO PETTINEO
+1 # CALOGERO PETTINEO 24-02-2012 15:55
interessante e piacevole lettura.
Debora Casafina
# Debora Casafina 24-02-2012 17:13
Interessante...una fusione tra ricordi di strati di vita,esperienze,sent imenti descritto con tratti surreali

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