_____________________________________________________
… La segreta ‘stanza’…
La ‘stanza’ si nasconde
Timida e pudica
Al raggio tentatore
Della desiderata passione
Restia da tempo
Restia da sempre
Nel buio dall’oblio
Sente quel bussare
Sente quel premere
S’avvede di contrazioni
Dell’intime pareti
Incomprensibili pulsioni
L’assalgono
Inaspettato desiderio
Di voluttà
Lentamente schiude
Al temuto raggio
Fantastica luce
L’inebria
L’esplosione di splendidi colori
L’inondano
Del segreto oblio
Le nuvole
si apprendono quando piove
nell'ora tarda
Il suono stridulo
che accompagna il passo
al chiudersi di un portone, confina col silenzio
che m'attende a casa
Proveranno a parlare i panni stesi
che hanno ancora le tue mani
o il profumo del sambuco reciso
nei volti rimasti incolti
Ti parlo da qui
nel punto esatto
dove il mondo mi compare
Luce
e il mai più
del poi svanire
in una pagina di tempo.
Ti ho lasciata
dove la primavera giocava col vento
e correvano i sorrisi
e correvano le gocce sul vetro
mai più
torneranno le stagioni dei tuoi occhi
nei miei occhi
a guardare.
È una ferita
l'impronta della notte sulla neve
dove il grano si ricorda appena
nel pane
e quel dividersi la sera
sul fianco
camminato delle cose
il parlato
dietro a un vetro
e il gioco seduto della vita
nei passi indietro
ho il giorno che mi guarda, dove
ero solo, d'una voce d'occhi
un pensiero
ancora da scoprire
e c'era
chi parlava
coi passi svelti sulla strada
chi senza sole filmava le stagioni
e chi
dove i giochi non sapeva
dell'essere già grande
Poi venne il tempo
e rubò le foglie ai rami
e venne
il tempo
senza una parola
e portò via il cielo
dai miei occhi neri.
Qui mi dice
nel suo parlare cieco, l'ora
dove cammini gli occhi
tu e la tua vita senza storia
nella mia
rimasta in vena
dove muore ogni volta
il respiro della pioggia
che mi guarda nello sguardo
mentre cade la sua scena
sul viandare della gente
dove inventi
nebbia che ti cela
quando ti pensi altrove, e sei
nello specchio del tuo ieri
la memoria
Quando i tempi
riavranno le distanze
e guarderanno i miei nel tuo guardare
dove il giorno attende il giorno
in fondo al viale
dimmi
che sarai
e che sarò dell'immensità del cielo
l'immenso mare
o dell'onda che dilaga, eterno
di un andare in movimento.
Si torna a casa
ancora bambini, i prati
sono a dissolversi, sotto
le mani bianche della neve
si credeva il buio
fosse solo un attimo d'occhi
si credeva il cielo avesse
un parlare d'uccelli anche per noi
che fuori dal nido
si provava a volare
qualcuno
è rimasto dentro un attimo
nel vissuto di un giorno
a riguardarsi la vita
qualcuno
ha conosciuto le parole
ascoltando il silenzio del vento, spendersi
dietro il colore del mare
Si torna
a guardare i sapori del tempo
a guardare dietro un vetro di parole, il dove
il dove già stato
Si torna a casa
e forse piove.


