“A” come l’inizio del codice delle parole
chi va e chi resta, a qualcuno bisognerà
spiegarlo, ma a chi, se è solo un suono
che sfugge, indefinito, misterioso
e confuso. E perché dargli un nome
non si potrebbe lasciarlo nel vago
solo eco, malia della gola arrochita
dal fumo? La magia l’hai veduta
correva veloce sulle acque del lago
si sporgeva dall’oblò della nave e come
sulla verticale del giorno, è curioso
respirava coi polmoni del tuono.
Poi c’è stata la pioggia e tornerà
ancora, ma ora che sono sbocciate le viole
sarà primavera, la data è quasi la stessa
è il karma che si fa beffe della difesa
preparata per l’occasione. A qualcosa
è servito allungare il tragitto, sbagliare
strada, se proprio all’angolo dell’ospizio
dei torturatori il vento è girato di colpo.
Suoni doppi, vocali ripetute, è la fantasia
a non essere infinita? La tua, la mia
quella di tutti, avrai il mio scalpo
e ti lascerò il tuo, se cerchi un indizio
se lo trovo io, sarà in questo origliare
dei sensi storditi. Il fiore è la rosa
il verbo è respirare, la casa è la chiesa
senza altare, l’amica è una principessa.

Commenti
BUONA VITA a TE!
Vera
Molto bella,come tutti i tuoi scritti che apprezzo molto.
Buona poesia mybackpages, con un sorriso.