Con te, veglio il tuo sonno
o tu vegli il mio –in queste notti
d’inverno- ti parlo, ti chiamo,
mi sussurri ti amo con un soffio
di voce a luce spenta. Il graffio
del dolore è eco di un nodo lontano,
interrotta, la rotta del fato: lotti
contro l’onda proprio sul fare del giorno.

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