Il poeta laureato in disgrazie d’amore
è rimasto senza muse, l’ultima l’ha persa
tempo fa, stava facendo l’amore con un'altra
sulla panchina di un parco a mezzogiorno
e lei l’aveva colto sul fatto. Poco male
si è detto, ne trovo quante ne voglio
le api vanno al miele e poi c’è il quadrifoglio
porta sfortuna, getto un po’ di sale
fuori dalla porta di casa per levare di torno
ogni tipo di felicità, ho anche un corno
rosso e un ferro di cavallo. La lastra
in mille pezzi è il segnale, è finita l’attesa
c’è un’altra musa in arrivo, una senza cuore.
E invece non andò cosi, lei era una donna
vera, in carne e ossa, non una musa qualunque
e il poeta laureato in disgrazie d’amore fu costretto
a scrivere fiabe con tanto di happy end finale.
Capito che tragedia per la sua reputazione?
Il Nobel non glielo avrebbero mai più dato
un poeta innamorato e felice non si è mai visto
qualcosa dovette inventarsi, perché la situazione
non era tollerabile. Aspettò che fosse Carnevale
per piantarla con versi dolenti, lo fece di getto
e seppe resistere alle sue lacrime. Comunque
si sentì sollevato dinanzi alla propria condanna.
Le pene d’amore tornarono tutte, accolte
dall’applauso di benvenuto, tutto sarebbe rientrato
nella normalità, se fosse riuscito a tenere duro
dinanzi alle proposte della sua ex musa. Qualcosa
era cambiato, però, nel suo animo, non capiva
ancora cosa, ma presto gli sarebbe stato chiaro
che essere un poeta laureato in disgrazie
d’amore gli stava stretto, che un giro tra le spezie
della passione ricambiata sarebbe stato il suo faro
e che alla fine era ciò che più gli premeva
al cospetto e a dispetto dell’onda burrascosa
che stava montando. Perdonò e fu perdonato, il muro
non c’era più, c’erano rose senza spine, il fato
prima o poi si sarebbe placato, fu leggera ogni notte.

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