Le foglie a deviare la luce, il raggio

di sole che filtra appena ci riscalda.

Che menta, che taccia, che respiri

cambia poco, se ti chiudi tra gli spettri

del passato. Eppure ancora ti parlo

il linguaggio della verità, sarà pure

un errore, perché dovrei cambiare?

Cantare l’amore, ma senza finzioni

chiamami per nome, dimmi delle emozioni

degli ormoni in crescendo, dell’altare

delle mie preghiere al cielo, della scure

sui versi proibiti, del canto del gallo

dopo gli incubi notturni, degli altri

in congedo permanente, dei fori

sul muro di parole, del cioccolato sulla cialda

del gelato e dell’eco assordante del tuo coraggio.

 

Ti chiamo per nome come se tu fossi musica

come un testo che nella mente scorre sempreverde

come gli alberi che tu conosci

come le tempie dure e sorde.

Ti chiamo per nome

con quel liquefarsi in gola dei sentimenti

nonostante l'ululare del passato

e il furto del futuro.

E se mi rabbuio è solo perché

ho castelli interi di carta nella gola

e il mare tempestato di domande

ma se ti guardo negli occhi

mi rifletto nella mia paura

e perdo di me il senso.

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