Il Poema

Canto il poema dell'amor e dell'essenza caduca.

Dell'essere che nel vagar dell'animo suo

segue il moto degli astri celesti,

a non tradir mai l'infinita forza che tutto muove.




REMINESCENZA.

Guardiano delle stelle

conduci l'anima mia per mano

tra quello che fu e il tempo che sarà.




VISIONI

Venne un caldo torrido

ed esso regalò alle notti

visionarie danze di lucenti astri.

Venne ad ascoltare i lamenti

di statue di ghiaccio che

si sciolsero al sorgere del sole.

Venne a incontrare giovani passioni

e ingenui sogni nel nascere del sentimento.

Bussò alla porta d'un immaginario

amore.

Dormì al canto delle lucciole,

si spense in un solo giorno lasciando

in pegno una scia incantata di ricordi.







SOGNI

“Sognai ancora orchidee nere

racchiuse in anfore d'argento.

Osservai mille altre volte

svanir le tentazioni

che i tuoi occhi suscitarono in me.

Sognai nella solitaria notte,

sognai d'una stirpe d' eroi.

Sognai il nome d'una mano

che scagliò nelle viscere dei vasi

di terracotta i resti di filamentose ragnatele.

Sognai il calore d'una carezza,

sprigionato da parvenze imprigionate in esili burattini.

Nell'etere ricoperto di aghi spezzati

trovai un pozza d' acqua riempita da menzogne.

Vissi un giorno,

perso per sempre in un diario blu.

Vissi e mi persi in un anfiteatro dove

rappresentavano la vita.

Sognai ancora,

in un lungo attimo della pioggia che calpestò

le briciole del tuo cuore.

Sognai luoghi incendiati dal fuoco,

sprigionato da matite impolverate.

Sognai immagini,

inventate dalla tragedia

di maschere dipinte dal sangue,

imbrattate dagli stolti.

Sognai un'irreale esistenza,

dove il tuo amore oscillava

appeso ai rami della speranza”




ASTRI

Tutto si concesse al vuoto andare

del moto degli astri.

Il buio d'una stanza racchiuse i ricordi,

mentre le note d'un assurdo dolore

trafissero quel poco di vita che rimaneva.

Un piccolo fiore visse dentro un sogno,

l'azzurro d'una rosa attraversò il fiume rosso

delle lacrime e si fermò ad ascoltare stralci di poesie.

Se le rocce avessero il colore dei sentimenti

si bagnerebbero di fine pazzia.

Le onde dei mari che mille volte bagnarono i volti

si sciolsero al cospetto di versi perduti per sempre.

Vidi l'acqua d'un ruscello tornare indietro.

Vidi i sassi sorridere alla tristezza che

il tempo disegnò sui cuori.

Vidi pensieri manovrare i nostri fili a piacimento.

Vidi gli occhi gettati in terra come pezzi di carta.

Infinite arcane orchidee dal misterioso senso

volarono nello spirito,

concessero la forza per rompere le statue scolpite dall'ipocrisia,

di chi si divertì a sfregiare i sentimenti,

di chi forgiò con la cera inutili

monumenti all'idiozia quotidiana.







RICORDI

“Quando il velluto che ricoprì

bambole di latta perse il colore,

quando tutto questo rimase solo

un lontano ricordo.

Quando, sepolte negli spenti sguardi delle conchiglie,

ascoltai le lacrime delle lucciole che

dormivano sui fondali della morte,

nell'eterna perdizione dei tuoi occhi,

trovai il coraggio di rincorrere ancora una volta

i giardini delle nostre paure...”




VERITA'

E in essi mi persi nuovamente a cercar la verità dell'essere.

A cercar ragione nuova che l'animo inducesse in migliori

pensieri.

Volsi di nuovo lo sguardo indietro come un uomo

che al contrario va nell'inseguire l'anima sua.







SGUARDI

“Strano,

cosa?

Si perse nel tempo lo sguardo.

Furono ricordi.

Anni trascorsi in un attimo.

In un attimo trascorsero tutti gli anni vissuti.

Passò l'esistenza, visse non sapendo di vivere.

Bussai alle porte dell'universo.

Alcun fato mi rispose.

Una voce poi sussurrò che quello non era il mio posto.

Strano fu il sentimento,

strana la vita.

Fiumi di passioni m'osservarono immobili

senza ch'io mai me ne rendessi conto.

Eppure loro erano li da sempre.

Percorsi strade,

viottoli.

Percorsi il tuo sorriso,

rubai il tuo volto

e nelle vicende mie furono ricordi imbevuti

dalle lacrime tue.

Granelli di sabbia soffiati via dal vento.

Aspettai appoggiato a un muro.

Aspettai cosa, non so.

Aspettai che tornassero a me quegli occhi

di cristallo che amavo tanto”




DIAMANTI

Cuor mio, che alzasti gli occhi sul futuro,

socchiudendoli sul tempo lontano,

cantami la parodia della vita.

Se pur una ne esiste ancora.

Or che gli eroi son morti,

or che conservar il ricordo

più non lenisce le pene.

Vorrei conservar frasi come uno splendente

diamante, ma la consuetudine della

vicinanza sua offuscherebbe l'esistenza stessa.

Cantami allora di ciò che sarà,

dimmi sincero guardiano delle mie stelle

dov'è il giardino delle orchidee nere

ch'io ancor cerco.




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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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