Eccola in scena la soubrette irriguardosa
labbra umide, canali irrigati al profumo di rosa
la luce rossa della stanza, accenno erotico
la lingua lavora sul velluto della carne
senza panico, l’amico già riposa
si è stancato della sposa coraggiosa
ascolta il valzer delle falene, col carico
di pensieri molesti. Lei ribelle
ancora lo tenta, sciocche domande
un giro di bocche di fuoco, salive
massive e fiumi di caramello
il cervello col pensiero fisso, le ogive
già caricate pronte per lo sparo, il faro
degli occhi a chiedere una fiammata
di legni pregiati, le estati in arrivo
le colline invece del mare, simmetriche
quasi sorelle, ma opposte nel porsi.
Di morsi ferite, sfinite dai polpastrelli
i castelli incantati non li trovi ovunque
dunque che siano protetti
dalle intemperie, dagli insetti in ferie
dalle serie tv col finale scontato
dalle fiamme nel tetto, dalle carie
dei silenzi al buio, dalle storie veloci
in cortocircuito, dal coito interrotto
dal tatto senza tatto, dalle lingue di fuoco
al tempo del raffreddore. È sfrontata
la commedia, la danza intorno alla sedia
i baci sul collo, poi la ruota delle figure
la scure che non c’è, c’è l’odore di sudore
nello sforzo dell’orgasmo, l’assenza di dolore
l’altare delle preghiere al piacere
mosso dal cuore, le sere che corrono
veloci, se spinte dal vento di libertà
l’età non importa, è un dettaglio
senza rilievo, le lancette dell’orologio
che abbassano il sipario, è il calendario
a imporlo, niente rappresentazioni
nei giorni in cui c’è da recitare il rosario.
