Ho elargito la mia esistenza senza misura,
come il fiato che si fonde al vento,
senza attese, senza bilanci.
Ora il silenzio si posa,
non arido, ma affaticato,
come una radura dopo il vento
dove ogni cosa tace.
Non bramo vendette,
né braccia su cui posarmi,
solo un rifugio sereno
dove il cuore smetta di lottare.
Se questa vita è l'imbrunire del mio cammino,
sia almeno lieve, paca…
senza rimproveri nel buio,
senza catene che opprimono il giorno.
Senza condanne.
Solo io,
con il respiro che riprende,
lento,
mio.
E vorrei ritrovare
la leggerezza
quella dimenticata nelle vie.
E fuori c’è una luna piena
che inganna ogni pensiero ,
la speranza non è volata via
si è solo seduta all'ombra di un muretto
mentre la notte
cola sulle case e aspetta che il sole la ritrovi.
Perciò maneggia con cura
tutto ciò che ti sfiora:
ogni piccolo dettaglio è un tassello prezioso
del tuo cammino.
un linguaggio sconosciuto con accenti spigolosi
ma anche con sbrodolamenti domestici.
Lì mi trovo,
nel limite critico,
né bianca né nera…
grigia,
in deviazione standard o ancora più fuori,
da li vedo
negli altri
il mio stesso puntiglio di “essere particolare”
fondamentale illusione.
Il dolore è
una lama
affilata
che taglia
il tuo petto
a brandelli.
Il dolore è
un becchino,
tetro e mefitico,
che brucia,
seppellisce
e cancella
ogni ricordo.
Il dolore lavora sodo,
annullando pensieri
e sogni.
Il dolore diluisce
la sua brama
nel tempo
e si spegne piano,
senza lasciare segni.
E’ questa - lo sai - l’ora più lunga.
Nell’agonia del tempo che si sfalda,
aspetto ancora che mi raggiunga,
mentre l’equilibrïo si dissalda.
Tu in camera finalmente dormi.
Io, insonne, rimango nello studio
tra libri intonsi e distanze abnormi.
Il nostro spazio, fragile preludio
della fine. Ho spento il televisore,
forse cerco un senso, non so dove.
Appassisce il silenzio come un fiore.
Tira vento. Spero, ma non piove.
Bruciano il cuore i rimorsi, i sogni
soffocati, come fiamma senz’aria.
L’orologio segna le undici: ogni
istante nella penombra divaria.
Ora mi struggo nella dissonanza,
la notte gonfia di desolazione,
rantola il vano nulla nella stanza.
Sei ormai meno di un’illusione.
27-02-2026 7-10-2
È quasi arrivo,
quello scherzo di cielo freddo
a srotolare da dentro l’attesa
che sembra qualcosa a tratti balorda
ma poi vera… e fa male,
sarebbe piovuto poi? E che cosa?
Contare attraverso la luce distante tutti i minuti
e respirarli senza fronzoli in penombra
avrebbe portato a un dopo solerte, sicuro, fattivo?
Ma intanto a provarci in quel intermezzo un po' timoroso
a provarci ancora per non doverlo sprecare,
… ma io non ho ancora capito… sai?
ed anche stavolta arrivano forti, pesanti,
le gocce.
A un aldilà non credo, ma vorrei
Campi Elisi trovar, luoghi pagani
che redivivi accolgano gli umani,
pur chi già bestemmiò tutti gli dèi,
dimore non d’eroi o di dannati,
ma di chi cerca ancor pezzi di vita
provando a rigiocar qualche partita
e scoprendo con quali risultati.
E allora ancor vorrei tutte incontrare,
voi che d’anima e cuore mi coglieste
e pure voi ch’a me vi concedeste
in avventure effimere o corsare,
e voi che m’accendeste quel desio
che poi rëalizzar non fu concesso,
specie da ragazzino un po’ dimesso
ché parco era il social livello mio,
voi tutte ancor con me tal quali allora,
io pure con l’età di quegli eventi,
a riscriver d’allor gli accadimenti
con l’esperienza ch’oggi m’avvalora.
Di quelle che m’accolsero, ciascuna
riconoscer vorrei dalle fattezze
ma pur dalle più intime bellezze
per riscoprirle tutte ad una ad una
rivivendo pudori ed entusiasmi
alla luce di quanto poi vissuto
da me e da lor, di quanto s’è perduto
in coral girotondo di fantasmi.
E una lacrima infin dedicherei
a ognuna che la vita non concesse,
incognite di ciò che mai successe,
del film di vita fragili camei.
II – ALLEGRETTO E FINALE IN DISSOLVENZA
E pure tra le “incognite” vorrei,
ma senz’alcuna lacrima a suggello,
trovar la principessa sul pisello
ch’al liceo frequentava i sogni miei,
ch’essendo io di dèi minori figlio,
cercando un buon partito mi snobbò
e l’occasion non seppe che sciupò
ché mi svelai leon, non già coniglio,
ché incontrai una splendida leonessa
che subito mi amò sincera e fiera,
presto moglie e della vita mia nocchiera
che d’amore mantenne la promessa.
Or ch’è basso il mio sole ad occidente
e so che non vedrò quei Campi Elisi
del mio vissuto faccio un'epicrisi:
tant’ho perduto eppure fui vincente.
c’è tra le immagini antiche e i risvolti legnosi del presente,
la prendo piano per non farla tremare
è un po' magra sì, me ne rendo conto anche dagli sguardi degli altri,
quando riesco però lascio andare le chiacchiere
e con piglio più forte e sicuro mi invento qualcosa.
Si discute del tempo, dello spazio…,
ogni tanto però l’occhio ci va e quella inconsistenza sfacciata, impunita, sconquassa.
Far finta di niente,
far finta di niente di fronte a tanto,
fischietto, mani in tasca, al diavolo… adesso non posso.
un volo tra le stagioni
mentre i volti si mescolano
nel giardino dei ricordi
Il presente è un regalo
avvolto in un nastro
Il futuro è una tela
a dipingere orizzonti
di un vago destino
e tra il mare di attimi
la memoria - corre tra il ricordo
di un viaggio col tempo
inseguito da ombre
nei labirinti del passato
dove spesso mi perdo
e scopro me stesso
ti ho visto
occhi di cane
annusare carte unte
certo, erano passati di là
ti ho visto
con andatura sbilenca
correre tra luci e rumori
ti ho visto
guardare la strada da angoli incerti
ti ho visto occhi di cane
ti ho riconosciuto
ho riconosciuto me
da allora anche io persa
da allora anche io dannata
Mezzanotte. Cammino sotto l’arco
delle stelle e scruto le nere forme:
le imponenti magnolie del parco
sono larve. Lungi la città dorme,
tra le fronde esitanti s’apre un varco
dove si scioglie un pensiero informe.
La luna tesa nel cielo, grande arco,
l’eco cupa dei passi nelle orme.
In me muore l’intero universo,
fra il pitosporo e il lauroceraso
riflessi profumati di agonia.
Cercavo un senso, ma trovai il caso.
Mentre percorro la solitaria via,
sgomento intuisco che mi sono perso.
17-01-2026
00-1 EENS
fantasticherò
per rintracciare
giorni sereni in un mondo
che non ne concede.
Costruirò
castelli in aria
dove poter abitare
e perdermi dentro
infinite stanze.
Nei cieli d’inverno
accenderò una luce
per illuminare
e scaldare
fredde notti.
Nei cieli eterni
scriverò con le nubi
desideri sopiti
affinché vengano
esauditi.
Un nome si spegne
tra i solchi del silenzio
e resta un peso
più duro della voce.
Dal vuoto affiora una figura:
ombra nell’acqua che si posa
e si piega
al tempo che manca.
Ma nella terra scura,
resiste un seme
che si aprirà,
al canto del domani.






