Ora naviga acque tempestose
la nave mia e i demoni dei venti
lampeggiano ogni notte dalle nuvole
e tuonano minacce fino all’alba.
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Addio mari di prima gioventù,
dolce malinconia dei primi amori,
quando prendevo il largo
col vento nelle vele e una canzone.
**
Addio! E grida pure al tradimento,
lancia maledizioni anche alla luna,
ma sta pur certo che la giovinezza
che viaggiava con il soffio della brezza
è un ricordo lontano.
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Ore 12,27
Martedì 18 novembre 2025
ha percorso strade antiche
e ne porta con sé gli odori.
Scivola via, scorrendo tra dita strette,
mentre gli ultimi secondi
svaniscono come luce stanca.
E rosse foglie invernali lo trasportano,
custodi fragili
di colori ormai sbiaditi.
Scivola sul brillìo di onde infrante,
sui raggi deboli
di un gelido sole.
Attesa silenziosa,
lenta, paziente e fiduciosa,
accompagna il suo passaggio.
Scivola il tempo a rinnovar le stagioni,
e presto Zefiro, gentile dio,
s’affaccia tiepido e primaverile.
E ancora scivola il tempo,
accarezzando i volti,
portando profumosi fiori
a risvegliare la terra.
NULLA DA SALVARE
Mente su righe alte
Nel fegato il buio
Non esistono ore se non per smarrire il conto
di quante non ne vivi...
... e muori
tra fili di ruggine ad intrecciarsi
e formiche a dilaniare resti
Le notti insonni soddisfano misere miserie
dopo abbracci in trascendente
mentre in rosso d'edera, perdonandoti, mi perdo
Non piangere, fratello, bevi il vino,
bevi e annega nel sangue della vite
la tua malinconia…
Che ti importa dell’essere e non essere.
**
Sai che l’uomo è la belva delle belve,
che mangia la sua carne,
beve il suo stesso sangue e si ubriaca,
insanguina le pietre dell’altare,
calpesta i tabernacoli,
ma prima di morire guarda il cielo.
**
Vivi, cavalca l’attimo fuggente,
tu che incroci la lancia con la morte,
ma non dimenticare che la vita
è una stazione di transito.
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ti parlo ogni giorno
con la mente e col cuore
ma pare che tu non m’ascolti:
“sei così lontano …“
Io non sento più
la tua voce,
stanchi giorni passano
senza lasciare traccia.
Nasce nuova stella
ma solo ogni tanto
la si può vedere,
è forse invisibile
come l’essenza tua?
Sorge sulle labbra
allora una domanda:
ma dov’è ora
la tua anima?
la mia pena vegliava insonne,
e il corpo emaciato
sbucava, tremula candela bianca,
sul punto di spegnersi al fato.
Ma dal caldo fuoco del cuore,
più duro d’una rocca antica,
s’innalzò favilla di brama in speme,
che vinse la tenebra al soffio di luce.
Come antenata quercia piegata
da venti sgarbati senza sentiero,
restai saldo, come radice di speme
nel grembo della terra feconda.
Il male fu drago nelle mie carni,
il sangue, mia spada trionfante,
lo spirito, scudo di guarigione,
temprato nel pianto di liberazione.
Ora cammino sulle mie certezze,
pellegrino di luce tra le crepe,
con la fronte alta alla velata vita
e col petto ardente di brama d’amore,
tessendo una corona di volontà,
forgiata nelle fiamme dell’angustia,
che non mi ha consumato l’anima,
ma, restituendomela, io rinaqui.
Son fuoco di scintilla,
un'orfana d'incendio,
un rogo che sfavilla,
un niente e il suo compendio.
Bruciando meraviglia,
arrocco su uno scoglio.
Il vento m'aggroviglia
pensieri che non voglio.
Ho visto il tutto in niente.
Lo zucchero e l'arsenico
confondono la mente.
Un nudo palcoscenico.
Non resto più scoperta:
indosso il tuo silenzio
sull'anima deserta,
ma fiamma mia potenzio.
In freddo abisso scuro
con luce mi difendo.
Son fuoco senza muro.
In me di vita splendo.
ad un lontano giorno d’autunno,
quando mi ritrovai nei silenzi
della mia solitudine
che stringevano il cuore;
il silenzio non ha suoni
ma è di mille parole.
Ma tu conducimi su strade luminose
prendendomi per mano,
portami nei mondi dell’infinito
insieme a te a contemplare
giorni luminosi, d’amore intrisi,
per capire il perché tu,
non hai potuto
rimanermi accanto.
Straziante è il dolore
che tormenta il cuore
quando il destino
s’impadronisce dei giorni
mentre tu te ne andavi
lasciandomi sola,
ora, devastata dal dolore,
vorrei dirti resta con me
ed invece ti lascerò andare
sul cammino deciso per te,
ovunque ti porterà il tuo destino.
Non fare caso a me che nel mio egoismo
ti vorrei trattenere in questo mondo,
tu vai, segui la tua luce.
che non conosce ombre.
È una nuda fiamma che arde
senza maschere di cera.
Quel fiume che scava la roccia
senza chiedere permesso.
È un filo d’oro che non teme
l’usura del tempo.
Il deserto che non offre miraggi
ma solo verità accecante.
Un albero che piega i rami
ma non finge radici.
Quel cielo che non cela le tempeste dietro le nuvole minacciose.
È una lama che recide le menzogne con taglio netto.
La campana che vibra solitaria
nella propria nota nel deserto.
Il faro che illumina anche quando ferisce gli occhi.
È una ferita che sanguina nonostante
il sole che schiarisce bugie.
Un giuramento inciso su scoglio
tra distorti bisbigli di sabbia.
È un libro di coralli pelle d'angelo
che non tollera pagine bianche.
Quella luce di stella che folgora
senza mendicare lo sguardo.
È quel mio respiro di veracità
che non sa fingere né silenzi di pace,
né cigolii di mendacia che insidiano.






