Quando, dopo l’ultimo tremolio,
lenta come foglia una foglia cade,
io guardo aria aria il suo percorso.
Ne seguo le flessioni ad una ad una
tra le irregolari geometrie di terra,
a ogni danza imposta dalle zolle.
Non stacco gli occhi da quel suo
oltrepassar le pietre, durissime
eppure stanche d’inerzia non voluta.
Perché, mi chiedo, se quella lì è morta?
Se presto più non si saprà cos'era prima?
Come tutto ciò che alla fine muore,
dovrei ingabbiarla in brezza fuori norma
che smussa spigoli al mio tempo nero
e nei momenti in cui sento la morte
librarla – tutta – per come mi era viva,
perfetta nella sua qualunque forma
e, voglia il cielo, con macchie di colori.
lenta come foglia una foglia cade,
io guardo aria aria il suo percorso.
Ne seguo le flessioni ad una ad una
tra le irregolari geometrie di terra,
a ogni danza imposta dalle zolle.
Non stacco gli occhi da quel suo
oltrepassar le pietre, durissime
eppure stanche d’inerzia non voluta.
Perché, mi chiedo, se quella lì è morta?
Se presto più non si saprà cos'era prima?
Come tutto ciò che alla fine muore,
dovrei ingabbiarla in brezza fuori norma
che smussa spigoli al mio tempo nero
e nei momenti in cui sento la morte
librarla – tutta – per come mi era viva,
perfetta nella sua qualunque forma
e, voglia il cielo, con macchie di colori.

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