Il mese più dolce dell'anno è nato
il mese dell'attesa,
l'attesa di una venuta miracolosa
di una nascita prodigiosa
che magia non è ma Miracolo ….
La nascita di un bimbo santo
ogni anno si rinnova
dono di speranza, salvezza,
l'anima mia apro all'Avvento
del Figlio di Dio
aspettandolo come fosse mio …
Prego ed in beatitudine vivo
questo fanciullo da Spirito Santo generato
nel grembo di una donna unica,
consapevole che immolazione arriverà
per una moltitudine che in parte
odio gli ha donato,
compreso non ha l'entità
di questo parto dal cielo originato
La lordura investito ha il mondo
non è di Dio la colpa
ha mutato in carne il Suo Spirito
facendosi uomo
morendo con chiodi impalato,
una corona di spine
come ornamento sprezzante sul capo …
Natale è vicino uomini tutti
abbracciamo la speranza,
in un girotondo d'amore e di bontà ….
e il mattino
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo virgulti
e grandi alberi
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo prati verdi
e flessuose colline
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo pampini arrossati
e brume serali
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo ombre sfuggenti
e castelli fatati
nelle pieghe dell’anima
di un bambino.
Vedo il sole
e luccicanti riverberi di luce
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo profumi di fiori
e uzzoli di frutta fresca
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo aironi
e aquiloni
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo cupi groppi
e turgori notturni
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo fiabe mirabili
e sempiterne chimere
nelle pieghe dell’anima
di un bambino.
Vedo lacrime
e dolori
negli occhi dolci
di un bambino.
Vedo albe algide
e azzurrati crepuscoli
nel sorriso innocente
di un bambino.
Vedo emozioni
e palpiti salmastri
nei sogni fantastici
di un bambino.
Vedo lupi mannari
e voli di pipistrelli
nelle claustrali paure
di un bambino.
Vedo gesti inconsapevoli
e torrenti d’acqua chiara
nelle pieghe dell’anima
di un bambino.
Un bambino
apre e sfoglia
il libro dei giorni,
scoprendo pulviscoli effimeri
e chiarori lunari
sul sagrato delle confessioni.
Un bambino
apre e sfoglia
il libro dei giorni
e scova assurde finzioni,
rose d’inverno,
profumi e sapori d’eternità.
Provvidenti, agosto 2011.
nell’assurdità di passioni sdrucite
e di gesti inconsapevoli.
Nell’incanto del vespro
fasci di chiarore evanescente
lambiscono la collina,
accarezzando prati e fronde di alberi;
e la campagna sembra gioire
di questa benevolenza porporina,
come un finimento prezioso.
Risplendono comignoli e pietre,
di luce propria,
interna, non comunicata.
Una grande luna esile,
trasparente, irreale, falcata,
s’affaccia, incredula, dai colli dauni,
sopra gli ulivi grigi
e le case fatiscenti,
nell’aria rosata del crepuscolo,
come un osso di seppia
corroso dal sale
sulla riva del mare.
E se ne andò con il suo fascino lasciando i segni del suo passaggio rughe scolpite nello spazio di un tempo nascosto dai suoi mille momenti appesantiti dal dolore Non volle gratitudine alcuna salutò tutti noi guardò verso l’alto e subito abbassò il capo accennando una ninna nanna raggruppando i suoi pensieri in un cofanetto per tutti noi tutti cantammo in quel tempo guardandoci i visi spenti e cantammo ancora cantammo le sue lodi nell’osservar rivoli di sangue scendere dal suo viso e il capo incastrato da una corona di spine, pensammo di aprire le nostre anime all’amore del Signore
Leggendoti
ho trattenuto
il pianto
commuovendomi
immensamente
in quella sofferenza
che mi ha stretto il cuore
fermandolo un attimo
mentre rileggevo
quei versi nel vuoto
difronte al balcone fiorito
di petali rossi impauriti
dispiaciuti del tuo umore
sciupato, di lacrime nascoste
sulle rime poetiche impresse
alla ricerca della pace
Scritta tre anni fa
Ti leggerò, nell'entusiasmo di riaverti
fra polpastrelli delle dita
che si emozioneranno
al ricordo di un gradevole incontro
lasciato alla mia immaginazione
la mia preferita
Preferisco immaginarti
come mi sembri, umano
che non giudichi, ma ascolti
l'emozione di una lacrima
cristallina, limpida pioggerellina
Entro in una chiesa
e mi sorprendo
vedendo cristiani
che s'avvicinano al parroco
per confessarsi
e sentire bisbigliare
una voce che consola
ascoltata educatamente
dal battito incessante del cuore
di mille pensieri paurosi
spariti per un cartoncino
con scritto mi servirebbe del latte
i miei bambini hanno fame
mentre percorre la navata centrale
senza luci artificiali ma basse lucine
di ceri accesi, sciogliendo la cera
contorti e battaglieri ,
si trasformassero in parole
con tutto il colore.
Senza ansie e paure
contro le cose scure.
Librandosi nell’aria più liberi della libertà,
perché essa finisce quando inizia la viltà.
Liberandosi dall’ipnosi di chi ti fa pensare
che oggi si è più liberi perché è più facile comunicare.
sorde imprecazioni,
suoni di bestiale disperazione,
aspirazioni al vizio assurdo
e al gesto inutile.
I matti sono come fiumi in piena
e qualche volta straripano.
Essi non fingono mai
e i loro pensieri sono liberi
di andare oltre i corpi,
oltre ogni legge,
al di là di tutte le bugie del mondo.
Connessioni sentimentali e poetiche
crescono nei loro cuori
e si sviluppano liberamente,
come la lupinella e le erbacce selvatiche
che infestano i terreni incolti.
Come l’edera s’arrampicano
sulle pareti murate
e sulle umane debolezze,
senza alcun senso.
Smanie di speranza,
frenesie irraggiungibili,
fervori di felicità
assurdi come temporali estivi,
come chimere incartate
nelle brume rossigne della sera.
Frantumi di parole stellate,
seta sbriciolata tra raggi di sole.
Scavando nei meandri dell’imponderabile
ritrovo steli ghiacciati,
parole senza sangue,
volti senza religione,
tensioni e pulsioni,
sarcasmi e furori,
sussurri e deliri,
inconsapevolezza assoluta,
generosità claustrale,
candore infantile,
inattesa nobiltà.
Nella Casa di cura non ci sono luci
che irradiano gli occhi dei pazienti
e la putredine quotidiana
insanguina i crepuscoli vermigli.
Il respiro dell’anima corre lontano
e i cuori danzano su prati verdi,
come piedi nudi di un evaso
sull’asfalto rovente.
Ho tagliato i miei capelli
per esorcizzare l'alterazione
che la vita mi ha regalato
senza perdere la forza come Sansone,
e non tingerò più la zazzera
che orna il mio capo,
lascerò che il bianco spunti piano,
come tanti piccoli bucaneve
formi una regale corona
Il candido che apparirà
denoterà la saggezza che gli anni
che avanzano porta
se pur codesta virtù non mi appartiene ancora
Dipingerò le mie unghie di rosso
liberando il mio sangue
che scorrerà nelle vene dal cuore alle dita,
avrò cura delle mie mani
finestre aperte del corpo involucro sacro
della nostra anima
Non cancellerò con intrugli magici
le rughe del viso, del collo,
o quelle piccole ferite che si aprono
attorno alle labbra quando sorrido
è con questi segni della natura che mi racconto
canali che espandono
le mie emozioni i desideri
la passione di assaporare ancora più forte la vita
Tutto di me vuol rivelare al mondo
che esisto, sono viva come non mai
paura non ho se il corpo muta
è il ciclo vitale è un dono divino ….
lascio spazio al mutamento
con la spensieratezza di una ragazzina
che diventa donna ….
mattiniere apprendevo
e sull'asfalto foglie ingiallite
dalla finestra curiosavo
con la luce che penetrava
su uno sfondo opaco
riempito di cose sognate
e non avute
nel fruscio del vento
spianato
bugiardo, ricco
di parole illuminate
da ottime basi
viaggiatori realizzati
affermati
senza l'amore cercato
senza trovar
il lassismo della vita,
la mancanza di sussulti
nei gorghi dell’anima,
fa appassire le gemme di felicità
ancor prima che le falene
s’impadroniscano del buio della sera.
Minuti, ore, anni,
scivolano lenti lungo il fiume della vita,
quasi a voler levigare il marmo duro del cuore,
quasi a voler stemperare la disillusione
che, a tratti, s’incrosta nell’ardito sentiero,
diluendosi poi nel livore tenue
di una felicità impossibile.
Dalla finestra osservo strisce di vigne
e il respiro assurdo dei solchi nei campi,
della terra aperta a maggese.
La terra, ondulata e ampia,
come la schiena di un cavallo,
fuma generosa
nel sole germogliante del mattino.
All’interno della struttura psichiatrica
l’immenso lago del nulla,
l’opacità dei sentimenti,
il cielo plumbeo della nevrosi
e un sottile sorriso di pietà umana.
Nei cameroni e lungo i corridoi
pazienti sventurati, non si lamentano,
non palesano le stille di malinconia,
non esternano i loro deliri vespertini.
Piangono di notte negli antri oscuri,
lontano da sguardi
indiscreti e indagatori.
Piangono con dignità e orgoglio
e non chiedono affetto,
non si lasciano amare.
La malinconia accompagna la loro fierezza
e punge, gelosa, l’intelligenza,
il sentimento, le azioni.
La malinconia crea in essi
il dubbio sulla vita.
La malinconia chiede informazioni
su tutti i ‘perché’
e nessuna parola cancella il dubbio.
E allora le ombre
prendono più consistenza delle luci,
il silenzio delle parole,
la solitudine del rumore.
Ogni parola diventa un inganno,
ogni azione naviga nel tarlo dell’inutilità.
E allora lo sguardo
vaga oltre le parole,
al di là degli eventi,
per scoprire la compostezza dell’ombra
nello scandaglio erosivo del mistero.
un’acquerugiola insistente
si posa sui vestiti della gente,
bagna i volti,
rende lucidi i lastroni del selciato,
scurisce i muri,
scivola dagli ombrelli.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
gorgoglia nei canali,
singhiozza su tetti e comignoli,
schizza sopra gli alberi spogli
e mormora la sua solitudine
alla lussuria dei gatti vaganti
nella notte buia.
Come polvere d’argento
un’acquerugiola insistente
scroscia attraverso gli ombrinali,
si adagia sui cuori degli uomini,
accarezza la loro anima
e lava le coscienze.

Affollati
vestiti a festa,
come a primavera
fiori belli e colorati
sulle tombe,
profumi di ceri
e di anime nell'aria.
Tu mi guardi...
hai vent'anni
per te, il tempo si è fermato
a primavera.
Passano tutti a salutarti
è Novembre...
ma per me,
è Novembre tutto l'anno.




