un pensiero solo
resta all'alzare del giorno.
.
E' il pensiero mio
quello che incancellabile
nel tempo
non muta con le stagioni
che verranno
e non bacia la danza
del passato
ma abbraccia il sorriso
che verrà.
Scrivo sopra
righe alterate
scrivo sopra
spazi non equidistanti
scrivo sopra
ogni cosa
salto tra nostalgia
e fantasia
nascondo il passo
all'incedere della corsa
sono altalena
sballottata dal vento mio
sferzo aria e cielo
in attesa del tempo che verrà
si mescola con i prati fioriti
in un caleidoscopio
di colori iridescenti.
Giovani spighe di avena
si piegano blandamente
sotto le carezze dello scirocco.
Oltre il sentiero
ombre profonde di ulivi
lasciano il posto a ginestre,
faggi, ontani.
Grandi querce
punteggiano, leggiadre,
campi di frumento.
e, d’ordinario, vile.
Gente servizievole
verso i potenti,
a patto d’immunità
nelle cattiverie contro i poveri.
Gente senza scrupoli.
Gente senza famiglia,
senza onore, senza fede.
Gente infida, poveri
ma nemici dei poveri.
Di stare tutti insieme
hanno bisogno
per darsi coraggio
e fare gruppo, branco,
come un gregge.
Puzzano di vino
già al mattino
e se li guardi negli occhi
non osano sostenere lo sguardo.
Gente povera, pure loro,
senza terra e senza mestieri,
o con molti mestieri,
e ribelli alle attività pesanti.
Troppo deboli e meschini
per ribellarsi ai ricchi e alle autorità:
preferiscono servirli
per avere il permesso di rubare
e opprimere gli altri poveri,
i cafoni, i villani,
i fittavoli, i braccianti.
Incontrandoli per strada, da soli,
sono, abitualmente, umili e ossequiosi.
A stuolo o in piccoli crocchi
cattivi, malvagi,
traditori e bastardi.
Sono sempre al servizio
di chi comanda
e sempre lo saranno.
(1) Scansafatiche
Ti cerco e non ti trovo,
sei in un’altra stanza,
in una bottiglia versata sul divano,
in un bicchiere che mi trema in mano,
nei miei occhi arrossati
che sdoppiano i contorni delle cose,
nelle confuse geometrie della mia casa,
nella paura di restare solo.
Mi perdo nella triste
bellezza di un tramonto
epilogo di un soleggiato
giorno d'inverno
Mentre sul tuo capo ormai
vive costante una nuvola nera,
un temporale perenne
lancia fulmini
che fanno saltare
il circuito elettrico del tuo corpo
ogni giorno un po ….
Il mondo intorno a noi
seguita la sua vita normale,
per noi la normalità è
un concetto inesistente
prendiamo ciò che ogni alba
ci fa sperare o ci toglie
ed ogni sera mi perdo
nella bellezza triste del tramonto
Quel tramonto che sognavamo
di vivere dove l'acqua
è più blu del blu,
la sabbia è oro triturato in piccoli granelli
dove stendersi e perdersi
nei profumi tropicali
Sento che alla tua vita
vorresti dire addio
ma non ora, non ancora
il nostro tramonto lo viviamo qui ed ora,
la vita ti deve ancora molto
cogli tutto come fiori
a primavera
l'amore mio, l'abbraccio di un figlio
l'affetto di un amico,
per me resti sempre unico
se finisse la tua vita la mia
la seguirebbe a ruota
si è inaridito da un po’ di giorni
e vedo biancheggiare
il letto sassoso
in un luccichio accecante.
Un ballatoio scarnamente rialzato
mi nasconde la brughiera
che, arida e dorata,
s’ allunga attorno al paese.
Dall’alto osservo
la cresta dei colli dauni,
uguali, senza asperità,
pieni di campi seminati a frumento,
intervallati, a tratti,
da forre cosparse d’ulivi.
Nell’immobile elegia
di giorni quieti
e inconsapevoli,
con i gomiti poggiati sul davanzale,
seguo, con lo sguardo assorto,
il corso vuoto del torrente
perdersi in una valletta
piena di ciclamini
e cardi polverosi.
E indovino la mia immagine
nel riflesso di un bicchiere,
nella chioma degli alberi,
nei fiori che spuntano lievi
dalla terra verde,
nel vento che trema,
agitando appena le fronde del glicine.
Il dolore è pena, fa male
duole, mangia la carne
la strappa a brandelli
ma prima l’afferra e stringe
con forza attorce e comprime
finche' il dolore e' insopportabile
ed è a questo punto che lacera
squarta e dilania potentemente
se prima ti sembrava di morir
dal dolor disumano che sentivi
ora di fronte a te vedi la morte
E' come essere ad un bivio
muori o ti rialzi, ti rialzi o muori
sfiancato ed inerme
è lì, in quel preciso istante che
fai la tua scelta di vita.
il cielo cupo
s’incurva sul monte Crocella
in uno scintillio di stelle,
basse come nuvole bianche.
Nel silenzio delle tenebre
odo il fruscio
delle frasche d’ulivi,
profondo e complesso
come il brusio ansioso
di una folla.
La felicità si riverbera
nello scorrere lento del tempo
e nei voli liberi della fantasia.
E il nitore sublime
di un’evasiva elegia
sopravvive spavaldo,
tra ombre sfuggenti,
nel contegno aspro
di povera gente.
Son giovane
e son spietata, dovrei esserlo
perchè
ho fame e non ho nulla nelle tasche
Strade tortuose, dolgono i piedi
s'apre la carne, sanguinanti lamenti
le lacrime si fan ghiaccio e vapore
nessuno ode tranne l’odore
del marcio della carne putrefatta
che avanza nella mia carcassa
Son giovane, lo fui, dovrei esserlo
perché
mi avete ucciso prima d'esordir alla vita
un sogno cresciuto sui libri
diventato grande grande per poi
Mi dolgono i piedi
non c’è più nulla di sano
calzini bucati inzuppati di putredine
Chi sono io, chi sono io ora?
Dimmelo tu. O tu…tu!
Pioggia grigia nella mente
i pensieri si affollano le parole son spente.
Intrappolate in un fango melmoso
lottano, stramazzano senza riposo.
Non c'è nessuno che possa liberarle
senza neanche un po' consumarle.
Come sarebbe bello emettere suoni
senza preoccuparsi delle obiezioni.
Usando il volto senza furbizia
gettando la maschera nell'immondizia:
per dire sempre ciò che si pensa
senza il fine di una ricompensa.
Non andare dove tira il vento
potresti sbattere la faccia
contro un muro
sarà difficile raccoglierne i pezzi.
Sarai così un uomo tutto nuovo
che sa domare il cuore quando serve,
ritroverai la pace dentro l'anima
le cose più difficili diverranno semplici.
Quindi attento ai minimi particolari
e questa vita non va disprezzata
anche se tante volte pari s'allontani.
Tranquillo uomo non essere superbo
non sperperare l'energia che hai dentro
in stupide sciocchezze,
che la volgarità di questo mondo
t'ha messo in testa sin da bimbo.






