Lunga è stata la partita
lunga quanto una vita
una mossa dietro l’altra
affidandosi sempre ad un alfiere
per far conoscere se stessi
una mossa dietro l’altra
tentando di cavalcare il cavallo giusto
per azzeccare una corsa
una mossa dietro l’altra
confidando sempre nell’agire di una donna
per mettere sotto scacco
un re
guardare dalla cima di una torre
gli uomini in catene
e sentirsi ancora libero perchè più vicino
al cielo
mentre il pedone arranca nel fango
sacrificandosi per vincere la partita
dando senso alla vita.
Come un piccolo seme
sparso tra i rovi
soffocato da mille spine ,
mai più vedrà il sole,
mai più germogliar potrà.
Sogna pure
distese di grano a iosa addormentare i grilli
sogna pure l’acqua fresca
dissetar la terra
e l’ombra della quercia
la nenia cullar.
Sogna pure
come manna del cielo la farina divenire azzimo di pane
-primizia dell’antica festa
-un ricordo della fuga dall’Egitto
-un richiamo all’umiltà
qui , non è l’orgoglio che gonfia il cuore , ma la superiorità.
Avviliti tra le inferriate arrugginite
migliaia di matricole
impresse a fuoco
ognuno con il proprio destino,
morire con il fuoco di un camino.
Niente fazzoletti e armonica
ma fame, sangue , orrore e
con la mancanza del pane,
il silenzio di Dio
un’incredibile realtà .
Oltre queste parole il mio essere luminoso si agita, con calma carbonizzata dispiega assopiti grovigli. Ecco l'impulso , dove frammenti di consapevolezze si separano. E qui, propio ora, volgo la mia autentica natura ad una morte silente. Mi commiato dal mondo , divorato da un fuoco eterno. Vedo il testimone dell'infinito restringersi in un illimitato espandersi. Con risa dichiaro che il mondo è rara percezione di un sogno
Elegante, perfettamente stirata, si intona
ai miei occhi, dicono.
Ci tengo, è un regalo, dai miei genitori, e
la indosserò per tutta la vita, in ogni momento.
Non me la toglierò mai, ho soltanto questa camicia.
Correre? Come potrei, si sporcherebbe.
Il fango? Per carità, state scherzando spero.
Io arriverò alla fine dei miei giorni con la camicia pulita,
Non c'è molto di cui discutere.
Quando arriverà il punto, ne sarò felice.
Potrò aver rinunciato a tante cose, ma
sono riuscito nel mio intento!
La mia camicia resterà immacolata.
Ne sarò felice?
Vero?
...
Siamo registi
dei nostri stessi ruoli
Modelli
delle nostre maschere
Fautori
delle nostre emozioni.
Attori di una recita fallita
con una storia fatta di vane competizioni
tra persona
e personaggio
che ad ogni puntata
si somigliano un po’ di più
fino a confondersi
e persino a scambiarsi i ruoli.

Erano belli i fiori
quando l’aria profumava
e tutto scorreva
solamente in bianco e nero.
Era dolce la vita
con le stagioni
che non cambiavano nome
e la gente respirava
solamente aria spensierata.
Tanto tempo fa
il sole non era come adesso
e l’acqua dei fiumi
era limpida e pura,
ora tutto è sbagliato
anche l’erba non cresce più
e la luna piange lacrime vere.
Mentre una stella che non vuole morire
riflette sul lungomare
impresso su quel quadro
di tanto tempo fa.
Gelo improvviso
tenue e spavaldo
Sulle facce a colori
Di nati precoci
Fiori e fili
D’un sorriso a vedere
Quel che mancava
nel tempo grigiore
La stagione
batte le ragioni
Il sole cade nel colore
Cantano su due zampe
su fili di cielo
I pensieri si aprono
a poca speranza
Qui in prigione
contiamo le ore
I pesi son l’assenza
Possenti braccia
che spingono pensieri esili
leggeri come foglie
che perdono le proprie radici
e si fanno strada
guidate da un vento di passione
e di illusione
che le ha costrette a scegliere
se germogliare piano
o appassire rapidamente.

Incontrerai un altro sogno

Rimane poco da fare
perché il tempo passa inesorabile
e non aspetta.
Le tante cose da dire
e la paura di poter sbagliare,
è così fragile la mente.
Metti in tasca le cose che hai
nascondile bene agli occhi
di chi le vuole rubare
e con il cuore ripassa la lezione.
La confusione a volte fa male
e sopratutto fa sbagliare
è una brutta cosa
da potersi perdere.
Rimane poco del tempo
e quel che resta
non buttarlo via.
Ci fosse almeno un modo, un modo solo
per azzerare dei pensieri il flusso,
ma forse è chieder troppo, è troppo lusso
quando la fantasia poi prende il volo
*
e ti costringe a vivere il presente,
un presente dal quale vuoi fuggire
perché non ti riesce di capire
quello che passa per l’umana mente.
*
Cos’è che spinge l’uomo nei conflitti
dove a migliaia perdono la vita;
dove l’umanità viene tradita
per difendere sempre altrui profitti.
*
Siamo uomini solo nell’aspetto:
solo pedine sopra una scacchiera
mosse a piacere sotto una bandiera
privi di dignità, d’ogni rispetto.
*
La patria è quella che dovrebbe dare
la sicurezza per un avvenire
e non tagliar le gambe e far morire
l’iniziativa di chi vuole fare.
*
Le intenzioni si perdono per via
quando sono troppi galli a cantare
e bianchi, rossi o verdi voglion dare
ciò che “dicono” sia democrazia.
*
Ma la democrazia, sì, quella vera
non quella dei nostri politicanti
che sembra fanno a gara tutti quanti
per oltraggiare popolo e bandiera.
*
Potrà finire mai questa bolgia
e finalmente il popolo “sovrano”
si decidesse di passar la mano…
o aspetterà il ritorno del Messia?
si beffa della nitidezza dei ricordi
in modo tale da poterli rielaborare
costruendo realtà sognate
e liminando il conflitto
tra il tempo e la logica.
Modifica ogni percezione
creando sensi non ancora esplorati
trasportando impulsi verso territori ideali
verso aree associative
dove neppure i pensieri
si sentono in intimità.
La mente gioca brutti scherzi,
confonde l'euforia
con il benessere
la staticità
con la noia
l'eccitazione
con l'amore.
E il bello è proprio questo
restare sospesi nell'eterno inganno
nella lucidità del sogno
e lasciarsi travolgere
dalla biochimica della vita.
Una sera
fredda e luminosa
cade sul borgo
e non ha più senso
il tempo
dal profumo fruttato di sapori.
Deserta ogni via
ogni angolo
trattiene i passi .
“Epiphàneia”
oggi ti porti via
una nenia antica
e di buoni auspici
il cielo pervadi.
Fu in quell'abbandono
tra la polvere che filtrava
in quel pertugio in disuso
che vide una porzione di cielo.
Sognò di farne parte
per gioire nella sua interezza.
Fu allora che il vecchio
realizzò la fragilità della vita
appesa al filo del destino
che con un battito d'ali
si fa piuma leggera e
guidata dal vento
vola lontano a posarsi
nel morbido giaciglio
dell'eterna felicità.
A chi appartiene la felicità
se non ai bimbi
che giocano spensierati
inseguendo un aquilone,
o alle mamme che osservano
in letizia le loro gioie più grandi
ringraziando Dio per quei doni.
Con quei pensieri l'anima
del vecchio volò lontano
lasciando un sorriso stampato
su un pallido viso rasserenato.






