Quando la vita sembra meschina a chi meschino è, non c'è da meravigliarsi se si cerca di sembrare ciò che non si è. Si diventa lavavetri, tentando di cancellare le proprie macchie e credendo che siano d'altri. Ad arrampicarsi in alto tra le insidie della vita, il vuoto appare così tenebroso che ci si sente attratti per precipitarvi dentro. Se si è codardi, si scagliano frecciate dalla punta spuntata che non colpiscono nel segno e ricadono indietro come terribili meteore di fuoco.
Al Genio della lampada chiederei come primo, secondo e terzo desiderio:- Taci per sempre...mai più parole, ma eterni mugolii di rabbia e di dolore.
Se potessi aprirei quella porta per farti fuggire.
Se potessi eliminerei i soldi, radice di ciò che è male!
Se potessi butterei i miei sbagli in un pozzo nero.
Se potessi cambierei la mia pelle per essere uguale a te.
Se potessi adotterei tutti gli orfanelli.
Se potessi con le mie lacrime annaffierei il deserto.
Se potessi sicuramente cancellerei tutti i virus del mondo.
Se potessi metterei fiori nei cannoni.
E se potessi estirperei l'egoismo ma questo è un castello in aria!
Eppure le ho viste morire
ai piedi di un giglio
che cantava per un petalo
solo.
e tolgono le finestre
mentre rubi.
Hanno le sete più belle
ma vestono di cilicio
gli occhi persi.
Pòrtati sempre una poesia
nei tuoi occhi.
Ne temono gli eserciti,
che una sola virgola
strappa notti intere.
Il pane, il pane!
Noi siamo briciole
per i passeri senza cielo,
siamo la prova del dono,
un catino di limo
che sa fiorire….
ha portato via
la serenità,
la Felicità.
Sguardi smarriti,
spifferi di vento
avvolgono
questa spaesata primavera
che bussa
alle porte chiuse.
Non c'è pace
per quel tiepido
dolce raggio di sole
che accarezza
i vetri chiusi.
Quel volto colorato
diventa un sogno
che svela
tutta la paura.
La paura
allontana gli abbracci
i baci.
Fino a quanto ancora
dovremo tremare
in questa gabbia,
in questa prigione.
Protestiamo
ma non abbiamo una soluzione,
si poteva evitare.
Qualcuno cerca
di sistemare i guai.
La preoccupazione cresce
è solo un attimo
poi ritroveremo
la speranza.
Ma intanto
siamo sempre più soli
e amareggiati.
Parole suonano
come echi stonati.
Nelle penombre incerte
s'annidano maligne
e paurose alterazioni
di radiosi giorni.
Radici d' ombre insinuate
in accese passioni, oscurano tutto
con drappi grigi e nebbie stagnanti.
Nell'alternarsi di luci e ombre
astruse speculazioni
stridono nel contrasto
con dolenti condizioni.
Son brividi gelidi.
anomalie strane
in voraci ricerche.
Forse, hanno smarrito
i sentieri della ragione.
dovrei guardare il cielo per scrutare
sentieri non immaginati ancora
perché il sole o un cirro audace
bastavano da soli a far colore.
Nelle notti scolpite dall’angoscia
dovrei guardare il cielo per scrutare
sentieri non immaginati ancora
perché la luna o qualche stella amica
bastavano da sole a dar calore.
Sospesi in un tempo che divora,
si rischia di privarsi di bellezze,
di gusti e di odori dell’ingenuità
già messi nello scrigno dei tesori,
preziose prove di normalità.
Gli aneliti di sempre vorrebbero
adesso farsi largo a gomitate
tra i giganti della cattiveria
per spingere ogni cuore ribelle
ben oltre i confini dell’umana sventura.
perché nessuno nasce padre,
tutti nascono figli
e rimangono figli per tutta la vita.
Ciò nonostante
bisogna imparare ad essere padre
e saranno i nostri figli ad insegnarci
ad essere padre e figlio
e allentare la presa
da quel cordone ombelicale
che a volte è una morsa
una spina, un macigno
che non ci fa distinguere
il vero dal falso.
E tra scontri verbali e di generazioni
tra visioni diverse
cerchiamo l’equilibrio
di essere padre e figlio
nello stesso momento.
Io ho come riferimento mio padre
anche lui non sapeva essere padre
ma anche io non l’ho aiutato molto
nella strada che portava
alla maturazione di entrambi.
Non ci siamo mai capiti
ci siamo odiati e poi amati
fino a quando
abbiamo accettato l’assurda condizione
di essere padre e figlio
di essere essenza della stessa essenza
vita della stessa vita
sangue dello stesso sangue
morte della stessa morte.
E adesso vedo tutto in uno specchio
tra me e mio figlio
in due pianeti diversi
costellazioni diverse
vaghiamo come due astronauti
in cerca di questa nuova identità.
Ci vien detto, per ricordare..
che nel primo pianto
l’abbraccio della madre ci quieta.
L’amore ed il calore,
ci avvolge e ci protegge.
In questa stretta di contatto,
il cammino di noi tutti,
non è abbandono.
Forzatamente divisi,
tra le mura confinati,
il ricordo possediamo.
Questo..
oscuro e insensato nemico,
l’amore sconosce,
la vita ci toglie e l’abbraccio impedisce.
La mia penna ed il mio inchiostro
l’abbraccio del sole, del mare, del vento
o la carezza di una lacrima hanno scritto.
Gli eufemismi, adesso, non dissetano
la riconosciuta solitudine e l’inquietudine di noi esseri confinati.
L’amore isolato perde la sua anima,
gli occhi non trovano,
la paura si insinua
e le parole non colmano il contatto.
L’abbraccio della morte noi rifiutiamo,
perché la vita… è amore,
il contatto siamo noi
e l’abbraccio è il cammino per essere uniti.
La fila appesa ad un filo dai colori brillanti
Elettrocardiogramma piatto.
Il coraggio dei giovani ci scivola tra le dita
L'errore di pensare che fosse più lontana
Quella nera falce.
Ci lasciamo odiandoci e insultandoci
Ma su quel letto bianco tutto è migliore
Non serve un miracolo.
E ci chiediamo se alla fin fine sia stato un errore
Sorvolare sugli errori degli altri, ma non importa,
Alla fine nulla importa, perché l'ultimo errore sarà
dire a tutti: "ti volevo bene".
Laddove i colori spariscono,
in questa strada avanza.
Gli odori perdono il loro sapore,
le case non hanno più porte e
le vetrine ormai buie,
non vendono più sogni.
Dalle fontane non sgorga più acqua
dato che il bere non disseta.
La strada in pendio accelera il passo e...
nelle panchine,
dove gli innamorati si baciano
non gli è più concesso ridere e amare.
Il vecchio, … gira il capo e tutto persiste,
dal momento che la sua assenza
non rallenterà la vita.
Solo chi lo ama vorrebbe
che il tempo si fermasse.
Paesi vuoti, trapassati
da echi di campane assordanti.
Ogni bacio muore dietro una porta,
ogni paura nasce oltre l'uscio.
Paesi fantasma,
dove coltri di silenzi
sono fette di una torta amara.
Surreale ed angoscia
portano via un tempo
passato ma non vissuto,
mentre gli occhi raccontano
di lacrime inconfessate
figlie di una nascente
e fragile emotività.
Spargiamo foto in bianco e nero
nelle ansiose attese di colori
su tutte le scene…
Lontano, irraggiungibile, dietro la nebbia
Sogniamo canzoni di tempi migliori
Senza neanche vedere l'azzurro.
Cielo.
Ci avverte già che siamo andati oltre
Ci tende la mano per aiutarci
Ci chiede di saltare dal treno in corsa
Cinereo il futuro in cui ci fiondiamo
E da cui a tutta velocità cadremo
Non basterà a salvare il mondo
Questa nostra malata medicina.
Progresso.
Vorrei una baita sulla spiaggia
e invecchiare su di una sdraio,
come invecchia il mare.
Scrivere per professione e smettere
di far la vita dell’operaio.
Vorrei indossare un’allegoria,
per Natale visitare la Lapponia.
Aver più piccolo il cuore, magari
di una o due taglie e mezza.
Ma questo è il tropo della storia.
Dentro vorrei poi sentirmi un poutpourri
alle viole, e non così Grinch e verde.
Quel senso di mancanza… avverto forte
l’inquietudine al fondo della grotta.
La tua eco sul rigo di una stilla si perde.
Era stanco il pellegrino
i suoi piedi piagati da un
viaggio che sembrava eterno
lo conducevano in territori oscuri
dove le vie non erano tracciate
dove il fuoco non scaldava lo spirito
il corpo segnato dalle rinunce
mostrava le cicatrici di infinite tentazioni
ma la sua mente era lucida
il suo pensiero limpido
la sua anima irradiava
i segni luminosi della speranza
nonostante il buio
attorno a lui volesse la sua servitù
sapeva che altro ristoro non c’era
se non dove si sarebbe compiuto
il tragitto verso l’ultimo rifugio
e le sue preghiere avrebbero sfiorato
il cielo là dove la cima delle montagne
accarezza l’aura notturna della luna.








