E all’improvviso ti ricordo, Barga,
incastonata nella Garfagnana
dove il verde dei pendii si slarga
nel cielo. Gioventù bella, lontana…
Rivedo la villa del poeta, il Serchio,
le anse insinuarsi tra salici e pioppi.
i borghi aprichi, i tetti rossi, i coppi,
le Alpi Apuane in candido cerchio.
Le gole di Botri, salti scroscianti,
il ponte del diavolo, maestoso arco
su acque cristalline. Persi, distanti
gli anni che nel cuore aprirono un varco…
L’eremo intagliato nella roccia,
un raggio arancio vellica i castagni.
S’imbevono di ombre i vivagni.
Della gioia oggi neppure una goccia.
Oggi ripenso le tue dolci colline,
le torri merlate, vigili scolte,
le piogge nelle quieti serotine…
Aculei le memorie dissepolte.
Oggi la vita muore e tu non ci sei:
era l’estate dell’ottantasei.
06-13 EE
Che tu mi sia fedele o meno
Non m’infastidisce
Son fiero che m'accogli
M'illumini
Mi sorridi
Brilli e spumeggi
Dal profondo o sulle rocce
Sulla sabbia ad onde o gocce
Spettacomare
Incanto infinito
Un viaggio sempre gradito
Un abbraccio da lacrimare
Un respiro da sollevare
Specchio del sole
Blu verde celeste
I giorni sono feste
Lasciarti sempre duole
Spettacomare
Al tuo posto ti trovo
Ogni volta che provo
Ad avvicinarmi e gioire
Ogni volta che ti cerco
Tu mi accogli
Come randagio solo
Non sapendo dove stare
Non è il tempo.
Il tempo non guarisce, non conosce medicine,
non possiede mani amorevoli.
Siede soltanto sulla soglia delle ore,
custode immobile di una stanza chiusa.
Là,
dove una luce si spezzò nel vetro
di un giorno senza ritorno.
Da allora ogni stagione gira in cerchio,
ogni alba cambia veste,
ogni foglia cade e si dimentica,
ma quel punto rimane.
Un chiodo d'ombra conficcato nel respiro.
E basta un odore, un colore disperso,
una parola smarrita fra le pieghe della sera,
perché la porta si schiuda.
Allora ritorna.
Non da lontano.
Da dentro.
Come acqua nascosta nelle vene della pietra.
Come brace sotto la cenere degli anni.
Intatto.
Con lo stesso volto, lo stesso dolore,
la stessa ferita aperta e mai guarita.
La mente attraversa corridoi consumati,
sfiora fotografie senza cornice,
raccoglie schegge di giorni
e in ogni scheggia vive ancora il lampo.
E le parole ..
le parole sono ormai inutili
foglie secche disperse dal vento,
conchiglie vuote abbandonate dalla marea.
Resta soltanto questo spazio bianco,
questa stanza che nessuno abita
e che pure continua ad aspettare.
A volte ti cerco.
Non con la voce.
La voce appartiene ai vivi.
Ti cerco nel margine fra il sonno e l'alba,
nell'istante esitante prima del risveglio,
quando il mondo non ha ancora
deciso di essere reale.
Ti parlo lì.
Fra ombre leggere, fra sentieri di polvere
percorsi soltanto dai ricordi.
E per un attimo mi sembra di udire
non una risposta,
ma il tremore di una presenza.
Come una stella spenta
che continua a viaggiare nel buio del cielo.
Forse non te ne sei andato.
Forse hai soltanto mutato forma.
Sei diventato l'intervallo fra due battiti,
la pausa nascosta fra due parole,
la neve che cade senza rumore,
la luce che resta quando la lampada è vuota.
Sei diventato assenza,
eppure continui a occupare ogni luogo.
Sei diventato vento dietro le porte chiuse.
Eco dentro pozzi profondi.
Polvere d'oro nel fondo della memoria.
Sei diventato...
... Silenzio
quel Silenzio che precede ogni cosa,
come la notte prima dell'alba,
l'attesa prima dell'incontro,
il respiro prima della della parola.
A colpo d’occhio nel cielo
afferro al volo un battito d’ali,
il salto di un grillo colto a mezz’aria
istante acciuffato in un batter di ciglia
lampi di luce illuminano notti
colpi di fulmine accendono cuori,
fiocchi di neve dispersi dal sole
nutrono gocce raccolte su viole
d’istinto distanti distinti istanti
tra albe e tramonti tra i monti,
basta un attimo di distrazione
batte il cuore in un batter d’occhio.
Tra i tentacoli di una lacrima
agganciato ad una guancia,
in uno slancio di entusiasmo
sciolgo un nodo di passione
passi di danza in una stanza
valzer di api su una sacher,
in carrozza dolci carezze
abbracci di suoni in gravidanza
baci su labbra incandescenti
barlumi di sospiri tra lumache,
traluce il verso di un pinguino
caldi gli abbracci sul cuscino.


