Quando il tempo ha la tua anima come incanto
suscita in me rabbia del mio petto;
collera delle mie mani.
Perchè il tempo...
si il tempo... il tempo ti ha sempre:
quando io sono al lavoro;
quando io dormo;
quando saluto;
quando cammino;
quando...quando...quando...
è sempre lui con te.
Un attimo prima delle mie labbra.
lui è già su di te.
Quando sono nei tuoi sogni
diviene il sogno della notte.
Quando sono nelle tue pieghe e lui che è già nelle tue pieghe.
Con te vi è sempre il tempo che scorre su di te;
che si posa con leggero tocco su di te.
Più’ delicato delle mie mani di amante
a coprirti se fa freddo;
a regalarti la pioggia
la gioia di un sole caldo
le danze delle farfalle.
E io oltre il mio ti amo non ho il potere
di donarti l’esplosione di una rosa rossa;
il rincorrersi di fiori e di farfalle;
il movimento del mare.
La caduta della neve.
Lo sciogliersi della neve.
Lo scorrere del cielo.
Niente è in mio potere di tutto questo.
Persino quando avvicino le mie labbra alle tue
le mie mani che scivolano sulle tue
E’ il signore dell’attimo del bacio.
E' il padrone dello scorrere delle mie mani lungo il tuo corpo..
Non posso donarti il tempo di un tramonto
lo scorrere di un’alba.
Lo scivolare delle pioggie.
l'istante di un fiore..
E quando sono accanto a te
lui è nei tuoi occhi;
il dominatore del tuo sorriso.
La nudità del tuo primo vagito;
lui è stato il primo ad annusare il profumo della tua pelle.
La forma del tuo primo sorriso.
Il tempo ti ha nel suo palmo
legandoti alle narici del suo fiato
rendendo più sensuale del mio respiro la sua mano su di te.
Io sono solo un tappeto per i tuoi baci;
una coperta per il tuo viso
Più’ di una carezza,
di un sorriso,
del sussurro delle mie labbra...io non posso
è la tua pelle diviene sua;
è il tuo sorriso diviene suo.
Le mie mani dalle tue si slegano
i miei occhi dai tuoi scivolano per un po’
Ma il tempo... lui no,
non si separa mai da te
e il tuo respiro impigliato ad ogni respiro del tempo.
Lui ruba qualcosa per sempre da me
che mi appartiene
che è mio.
E per questo che io ti fermo.
Ti tengo stretta.
Ferma alle mie braccia.
Fissata al mio fuoco.
Con l'illusione di poter ingannare iL tempo...
non muovendoci dai nostri occhi.
Non staccandoci dal nostro abbraccio.
Non slegandoci dalla nostra presa.
Fissi nei nostri sguardi...
Credendo che passerà oltre….
Così credo.
Ribollo di rabbia.
Non sopporto che ogni notte ruberà da te il calore del corpo.
E quasi come geloso amante
non tollero che posi su di te il suo sguardo.
Ma io nulla posso.
Nulla è in mio potere di evitare che rubi la tua bellezza
la tua forza
il tuo abbraccio...
e per questo altro non posso fare
che amarti oltre il tempo.
Oltre...il tempo.
suscita in me rabbia del mio petto;
collera delle mie mani.
Perchè il tempo...
si il tempo... il tempo ti ha sempre:
quando io sono al lavoro;
quando io dormo;
quando saluto;
quando cammino;
quando...quando...quando...
è sempre lui con te.
Un attimo prima delle mie labbra.
lui è già su di te.
Quando sono nei tuoi sogni
diviene il sogno della notte.
Quando sono nelle tue pieghe e lui che è già nelle tue pieghe.
Con te vi è sempre il tempo che scorre su di te;
che si posa con leggero tocco su di te.
Più’ delicato delle mie mani di amante
a coprirti se fa freddo;
a regalarti la pioggia
la gioia di un sole caldo
le danze delle farfalle.
E io oltre il mio ti amo non ho il potere
di donarti l’esplosione di una rosa rossa;
il rincorrersi di fiori e di farfalle;
il movimento del mare.
La caduta della neve.
Lo sciogliersi della neve.
Lo scorrere del cielo.
Niente è in mio potere di tutto questo.
Persino quando avvicino le mie labbra alle tue
le mie mani che scivolano sulle tue
E’ il signore dell’attimo del bacio.
E' il padrone dello scorrere delle mie mani lungo il tuo corpo..
Non posso donarti il tempo di un tramonto
lo scorrere di un’alba.
Lo scivolare delle pioggie.
l'istante di un fiore..
E quando sono accanto a te
lui è nei tuoi occhi;
il dominatore del tuo sorriso.
La nudità del tuo primo vagito;
lui è stato il primo ad annusare il profumo della tua pelle.
La forma del tuo primo sorriso.
Il tempo ti ha nel suo palmo
legandoti alle narici del suo fiato
rendendo più sensuale del mio respiro la sua mano su di te.
Io sono solo un tappeto per i tuoi baci;
una coperta per il tuo viso
Più’ di una carezza,
di un sorriso,
del sussurro delle mie labbra...io non posso
è la tua pelle diviene sua;
è il tuo sorriso diviene suo.
Le mie mani dalle tue si slegano
i miei occhi dai tuoi scivolano per un po’
Ma il tempo... lui no,
non si separa mai da te
e il tuo respiro impigliato ad ogni respiro del tempo.
Lui ruba qualcosa per sempre da me
che mi appartiene
che è mio.
E per questo che io ti fermo.
Ti tengo stretta.
Ferma alle mie braccia.
Fissata al mio fuoco.
Con l'illusione di poter ingannare iL tempo...
non muovendoci dai nostri occhi.
Non staccandoci dal nostro abbraccio.
Non slegandoci dalla nostra presa.
Fissi nei nostri sguardi...
Credendo che passerà oltre….
Così credo.
Ribollo di rabbia.
Non sopporto che ogni notte ruberà da te il calore del corpo.
E quasi come geloso amante
non tollero che posi su di te il suo sguardo.
Ma io nulla posso.
Nulla è in mio potere di evitare che rubi la tua bellezza
la tua forza
il tuo abbraccio...
e per questo altro non posso fare
che amarti oltre il tempo.
Oltre...il tempo.
3 commenti
Cos’è mai la normalità?
Quando mi guardi con quello sguardo perso
In quel tuo mondo stondo,
dove tutto vale solo se è emerso,
e il pensiero gioca a cercare ciò che è disperso.
Cos’è mai la normalità?
Quando la mente vaga i ricordi ingarbuglia
e la tua vita di giorno in giorno aggroviglia,
come un torrente
che rompe gli argini e allaga i pensieri di oggi e di ieri.
Il tempo si è dissolto e tu sembri un bambino
ed è per te normale lasciarti imboccare dal tuo vicino,
poi stanco ti addormenti
il nuovo giorno nasce
senza tormenti e non ricordi ieri.
Tutto è normale nei tuoi vaghi pensieri.
Quando mi guardi con quello sguardo perso
In quel tuo mondo stondo,
dove tutto vale solo se è emerso,
e il pensiero gioca a cercare ciò che è disperso.
Cos’è mai la normalità?
Quando la mente vaga i ricordi ingarbuglia
e la tua vita di giorno in giorno aggroviglia,
come un torrente
che rompe gli argini e allaga i pensieri di oggi e di ieri.
Il tempo si è dissolto e tu sembri un bambino
ed è per te normale lasciarti imboccare dal tuo vicino,
poi stanco ti addormenti
il nuovo giorno nasce
senza tormenti e non ricordi ieri.
Tutto è normale nei tuoi vaghi pensieri.
Ogni atomo disperso ritorna ai tuoi respiri
ai passi di neve sul costato di rose, sepolte a settentrione
- cattedrali affondate nel tuo limbo segreto -
(catapulto siderali sillabe
affascinato da vertigini
ricamate agli antipodi)
Rapida genesi mi sovviene e si stringe al diaframma
dove cadono, nella notte le stelle
come setosi veli in anse oblique
tremando il mio respiro
- sei viva se ti ascolto su queste frequenze -
ma se sposto lo sguardo sul grembo delle nuvole
ti vedo anima, tra miliardi di anime
Mi affaccio alle tue mani e trattengo i tuoi respiri
Senza Te il mondo si sbriciola e l’apocalisse ci allontana
ai passi di neve sul costato di rose, sepolte a settentrione
- cattedrali affondate nel tuo limbo segreto -
(catapulto siderali sillabe
affascinato da vertigini
ricamate agli antipodi)
Rapida genesi mi sovviene e si stringe al diaframma
dove cadono, nella notte le stelle
come setosi veli in anse oblique
tremando il mio respiro
- sei viva se ti ascolto su queste frequenze -
ma se sposto lo sguardo sul grembo delle nuvole
ti vedo anima, tra miliardi di anime
Mi affaccio alle tue mani e trattengo i tuoi respiri
Senza Te il mondo si sbriciola e l’apocalisse ci allontana
Ricamo anime danzanti
all’equatore del silenzio,
ruggine d’alba mi orienta
in una scenografia di sguardi ribelli
ed una coniugazione d’iris celesti
sciama carezze saccheggiate dal vento
in una caffetteria di lacrime e tormento.
Ed un matrimonio di cielo
inurba d’argento le stazioni del cuore,
m’innamora d’abbracci perduti,
autografa il romanzo di baci caduti
ed eccomi, son ramo di luce vestito
in questo firmamento di storie proibite.
all’equatore del silenzio,
ruggine d’alba mi orienta
in una scenografia di sguardi ribelli
ed una coniugazione d’iris celesti
sciama carezze saccheggiate dal vento
in una caffetteria di lacrime e tormento.
Ed un matrimonio di cielo
inurba d’argento le stazioni del cuore,
m’innamora d’abbracci perduti,
autografa il romanzo di baci caduti
ed eccomi, son ramo di luce vestito
in questo firmamento di storie proibite.
Dimmi che sei tutta per me
e che non mi lascerai mai,
perché tu sei, per me,
il grande amore,
quella che prenderò per mano
e specchiandomi nei suoi occhi,
chiamerò per nome.
Dolce e soave come un sogno,
voli nella mia anima,
permeando ogni momento il mio cuore,
al punto di far echeggiare il tuo nome
come fosse un suono
che si perpetua ogni volta
che ti penso e ti chiamo amore.
e che non mi lascerai mai,
perché tu sei, per me,
il grande amore,
quella che prenderò per mano
e specchiandomi nei suoi occhi,
chiamerò per nome.
Dolce e soave come un sogno,
voli nella mia anima,
permeando ogni momento il mio cuore,
al punto di far echeggiare il tuo nome
come fosse un suono
che si perpetua ogni volta
che ti penso e ti chiamo amore.
Nel tramonto che spegne la sera
nell'alba che riaccende il giorno
ritrovo ogni volta le cose
che fanno amare la vita
Il sorriso di un bambino
la sua piccola mano
stretta a quella di un padre amorevole
che gli da sicurezza, amore
per quando uomo sarà
L'azzurro del cielo
palcoscenico di cirri nivei
che danzano sospinti dal vento
il fresco profumo dopo una notte di pioggia
o il guardare dalla finestra
i fiocchi di neve in silenzio imbiancano il tutto
Queste sono le piccole cose
per cui apprezzare la vita
Il tuo sguardo al risveglio
il bacio posato leggero
sul viso ancora assonnato
rivivendo la notte d'amore vissuta,
leggere insieme il giornale
bevendo un caffè fumante
Camminare a piedi nudi sul verde prato,
abbandonarsi alle onde del mare
e ridere di cuore alle tue battute un po così
cantare la nostra canzone a gran voce
ricordando i momenti più belli
seppellendo per sempre quelli sofferti
La bellezza di un quadro d'autore,
l'emozione scoperta tra le pagine di un libro
scovato in un vecchio mercatino
Queste cose buttate qua e là
non fanno forse poesia,
mi fanno apprezzare la vita
il dono più bello che ho ….
Lascio cadere ciò che fa zavorra
al passo cadenzato del cammino;
distendo su di te la mia essenza,
non guardo più lontano del mio naso.
Rileggo poi alla luce di esperienza
Rileggo poi alla luce di esperienza
le stronzate di ieri, i giorni amari,
le idee esaltanti, i moti del mio cuore,
ma non rinnego niente del passato.
Il viaggio poi riparte, più leggero,
Il viaggio poi riparte, più leggero,
e nel mio corpo ancora pulsa vita.
Alla fin fine questo è l’importante:
che non si dica che non si è vissuto.
Che sia testone è cosa risaputa,
nun ce sta gnente che l’idea me muta
e la difenno in ogni occasione
sinnò me pare d’essere ‘n ciartrone.
Come n’insetto me ronza ‘n testa,
cor tempo piano piano se rafforza,
la mi ragione inevitabilmente infesta
e se nasconne sotto dura scorza.
Così successe quanno me ‘nnammorai
Je dissi “Nun te lasso mai”
e pe tenè fede a la promessa
feci rinunzia anche a ‘na contessa !
Quanno che feci er sordato, militare
inevitabilmente dovea marciare !
Je dissi “aho, che d’è sta gran menata”
me fecero fa er caporale de gionata.
Però cerco sempre de capì
perché m’ostino, è giusto o so un po’ così ?
Se po’ difenne la propria idea
come se fosse l’urtima tua dea ?
Si è così, cagnateme ve prego
c’a mijoramme io nun me rinnego.
Mò che ce sto a pensà…senza pretese…
sono ‘n testone perché…so calabrese !
Che sia testone è cosa risaputa,
nun ce sta gnente che l’idea me muta
e la difenno in ogni occasione
sinnò me pare d’essere ‘n ciartrone.
Come n’insetto me ronza ‘n testa,
cor tempo piano piano se rafforza,
la mi ragione inevitabilmente infesta
e se nasconne sotto dura scorza.
Così successe quanno me ‘nnammorai
Je dissi “Nun te lasso mai”
e pe tenè fede a la promessa
feci rinunzia anche a ‘na contessa !
Quanno che feci er sordato, militare
inevitabilmente dovea marciare !
Je dissi “aho, che d’è sta gran menata”
me fecero fa er caporale de gionata.
Però cerco sempre de capì
perché m’ostino, è giusto o so un po’ così ?
Se po’ difenne la propria idea
come se fosse l’urtima tua dea ?
Si è così, cagnateme ve prego
c’a mijoramme io nun me rinnego.
Mò che ce sto a pensà…senza pretese…
sono ‘n testone perché…so calabrese !
Che sia testone è cosa risaputa,
nun ce sta gnente che l’idea me muta
e la difenno in ogni occasione
sinnò me pare d’essere ‘n ciartrone.
Come n’insetto me ronza ‘n testa,
cor tempo piano piano se rafforza,
la mi ragione inevitabilmente infesta
e se nasconne sotto dura scorza.
Così successe quanno me ‘nnammorai
Je dissi “Nun te lasso mai”
e pe tenè fede a la promessa
feci rinunzia anche a ‘na contessa !
Quanno che feci er sordato, militare
inevitabilmente dovea marciare !
Je dissi “aho, che d’è sta gran menata”
me fecero fa er caporale de gionata.
Però cerco sempre de capì
perché m’ostino, è giusto o so un po’ così ?
Se po’ difenne la propria idea
come se fosse l’urtima tua dea ?
Si è così, cagnateme ve prego
c’a mijoramme io nun me rinnego.
Mò che ce sto a pensà…senza pretese…
sono ‘n testone perché…so calabrese !
Ricordi quelle notti sul molo di Duino?
Era pieno inverno.
Ma niente gelo per noi due nel sacco a pelo.
Le mattinate fresche nei giardini Rilke
sopra Trieste.
Quasi mai mano nella mano eppure sempre insieme.
Nel cielo il sole intenso e freddo
come una lampadina trasparente accesa.
Venne l'estate calda della Croazia
fatta apposta per affogarci dentro noi
con tutto il resto.
Le tue risate trasparenti e pulite
salate come l'acqua del mare.
Vide l'inverno, la primavera e un'estate ancora
questo nostro amore folle.
Poi si frantumò in silenzio come una bolla di sapone.
Così, nell'aria senza far rumore.
Era pieno inverno.
Ma niente gelo per noi due nel sacco a pelo.
Le mattinate fresche nei giardini Rilke
sopra Trieste.
Quasi mai mano nella mano eppure sempre insieme.
Nel cielo il sole intenso e freddo
come una lampadina trasparente accesa.
Venne l'estate calda della Croazia
fatta apposta per affogarci dentro noi
con tutto il resto.
Le tue risate trasparenti e pulite
salate come l'acqua del mare.
Vide l'inverno, la primavera e un'estate ancora
questo nostro amore folle.
Poi si frantumò in silenzio come una bolla di sapone.
Così, nell'aria senza far rumore.

Prima di lasciare qualcuno pensaci , il cuore puoi spezzare.
Prima di offendere qualcuno pensaci, lo puoi ferire.
Prima di far soffrire pensaci, puoi arrecare dolore e frantumare quel cuore.
Quel cuore ormai è in frantumi, è deluso e dell' amore privato.
Quando un cuore è a pezzi è difficile rimediare, anche se ti vuoi scusare.
Chissà, Gigante Buono,
se alzandoti dal letto
distruggerai ancora il tetto della tua casa.
Mi alzo anch'io.
Vorrei rompere quello specchio,
ma quelli che lo fanno, di solito,
finiscono per moltiplicare
l'immagine che intendevano distruggere.
Come sono fortunato, Gigante Buono,
io posso rannicchiarmi in uno scatolone.
Ti tocca subire il mondo.
Che farai quando le formiche rosse
ti strapperanno la carne dal basso?
Che fortuna, Gigante Buono,
io oggi osserverò gli orrori
che puntualmente colpiranno qualche luogo a caso
da un piccolo schermo,
sicuro che l'orrore abbia soltanto due dimensioni.
Gigante, non ti seguirò di certo,
ti faccio piuttosto gli auguri.
Chi te lo fa fare? Morale o Natura?
Eroismo o Stupidaggine?
Mentre vai, ti osserverò da questa nuvola
che tanto mai nessuno raggiungerà
perché i fagioli non son più quelli di un tempo.
Se piangi, Gigante, li ucciderai.
Se piangi perché li hai uccisi, Gigante,
con le tue lacrime ne ucciderai altri ancora.
Pensa in cosa ti sei invischiato.
Dal canto mio, i miei occhi bollenti frugano
fra gli incubi. Non tornerò certo da quel capo cattivo,
o da quel compagno altezzoso,
o da quel vecchio irascibile.
Ma sei pur sempre di me,
la fregatura è che ovunque tu vada,
a malincuore, mi toccherà esserci.
se alzandoti dal letto
distruggerai ancora il tetto della tua casa.
Mi alzo anch'io.
Vorrei rompere quello specchio,
ma quelli che lo fanno, di solito,
finiscono per moltiplicare
l'immagine che intendevano distruggere.
Come sono fortunato, Gigante Buono,
io posso rannicchiarmi in uno scatolone.
Ti tocca subire il mondo.
Che farai quando le formiche rosse
ti strapperanno la carne dal basso?
Che fortuna, Gigante Buono,
io oggi osserverò gli orrori
che puntualmente colpiranno qualche luogo a caso
da un piccolo schermo,
sicuro che l'orrore abbia soltanto due dimensioni.
Gigante, non ti seguirò di certo,
ti faccio piuttosto gli auguri.
Chi te lo fa fare? Morale o Natura?
Eroismo o Stupidaggine?
Mentre vai, ti osserverò da questa nuvola
che tanto mai nessuno raggiungerà
perché i fagioli non son più quelli di un tempo.
Se piangi, Gigante, li ucciderai.
Se piangi perché li hai uccisi, Gigante,
con le tue lacrime ne ucciderai altri ancora.
Pensa in cosa ti sei invischiato.
Dal canto mio, i miei occhi bollenti frugano
fra gli incubi. Non tornerò certo da quel capo cattivo,
o da quel compagno altezzoso,
o da quel vecchio irascibile.
Ma sei pur sempre di me,
la fregatura è che ovunque tu vada,
a malincuore, mi toccherà esserci.

Sacro Graal, calice Divino,
sogno ricorrente della mia fantasia,
misterioso e introvabile,
disseti la mia fede di speranza e poesia.
Origine Divina che vaghi nei secoli,
donami i tuoi poteri sacri e spirituali
di cui i Templari ne furono custodi materiali.
Santo Graal, sogno inesaudito...
Chi ti ha occultato? Chi ti ha rapito?
Tu che cavalchi l'onda del mistero
sul mantello crociato di un cuore austero,
svelami il sentiero della tua essenza,
mostrami un segnale della tua presenza.
Narrami dell'ultima cena,
descrivimi i dodici apostoli,
raccontami di Giuseppe d'Arimatea
che ti usò per raccogliere gocce di sangue
del nostro Signore Gesù Cristo.
Parlami, raccontami, ti ascolto...
Sono qui, imperterrito,
in piena riflessione,
sulle tracce della mia adorazione,
con la speranza di svelare un giorno
il mistero irrisolto del calice eterno.
frigoriferi combusti
kerosene ed alchermes
su ferite alle mani
giunte
in preghiera
da stelle in franchising.
2017 candeline
soffiate dal phon,
un vulcano e la nube
in salotto
il bambino guarda
il ferro sulla croce
di suo padre,
collanina e fede,
mentre fuori piove.
Dietro l'uscio
puzza di cane.
kerosene ed alchermes
su ferite alle mani
giunte
in preghiera
da stelle in franchising.
2017 candeline
soffiate dal phon,
un vulcano e la nube
in salotto
il bambino guarda
il ferro sulla croce
di suo padre,
collanina e fede,
mentre fuori piove.
Dietro l'uscio
puzza di cane.
Come guardano le cose i poeti,
con gli occhi del cuore
o con quelli della mente,
e non sono essi forse la stessa cosa?
Cosa vedono poi quando descrivono
che so un paesaggio, una donna, un uomo
un amore immaginato o vissuto?
Ho l'impressione fissino fantasmi
Si, proprio così, fantasmi passati
e perfino ombre di quelli
che saranno destinati a diventarlo
nel loro futuro prossimo
Non so come,ma credo essi vedano oltre
in una dimensione tutta loro
e così trattano le parole come incantesimi
da cui farsi sedurre e con cui fare lo stesso
E le loro visioni hanno uno sguardo maledetto
eppure anche l'innocenza dei bambini,
se mi capite, perchè non è facile accostare
gli angeli ai demoni.
Non so come, ma intuisco che essi sono veggenti
alchimisti del verbo, strani maghi
E mentre sognano li spio, sognando forse anche io.
con gli occhi del cuore
o con quelli della mente,
e non sono essi forse la stessa cosa?
Cosa vedono poi quando descrivono
che so un paesaggio, una donna, un uomo
un amore immaginato o vissuto?
Ho l'impressione fissino fantasmi
Si, proprio così, fantasmi passati
e perfino ombre di quelli
che saranno destinati a diventarlo
nel loro futuro prossimo
Non so come,ma credo essi vedano oltre
in una dimensione tutta loro
e così trattano le parole come incantesimi
da cui farsi sedurre e con cui fare lo stesso
E le loro visioni hanno uno sguardo maledetto
eppure anche l'innocenza dei bambini,
se mi capite, perchè non è facile accostare
gli angeli ai demoni.
Non so come, ma intuisco che essi sono veggenti
alchimisti del verbo, strani maghi
E mentre sognano li spio, sognando forse anche io.
Ho sepolto il mio tesoro.
La chiamano apparenza,
un buon modo per dire a tutti
Io non ho mai sofferto.
Un buon modo per dire
Io non ho un passato.
Ho sepolto il mio tesoro
sotto strati geologici
del suolo metafisico.
Così che il capo, per assumermi,
vada a controllare
che non sia mai stato infelice,
altrimenti guai per le macchine difettose!
Ho seppellito il mio tesoro
fatto di miseri fiorini
Miseri perché ricchi di petali
i cui steli ancora prosperano al buio
per il solo fatto di credere ancora nella luce
Ho sepolto il mio tesoro,
mi dispiace sapere che nessuno
vuole e vorrà dissotterrarlo.
Fammi un'altra foto:
non serve una scopa
quando puoi comprare un tappeto
dove nascondere la polvere.
Quando la pillola amara della cronaca nera
ha uno spazio pubblicitario di dieci minuti
in cui compulsare fra i rimedi.
Ho sepolto il mio tesoro.
Sono l'unico ad averne nascosto uno.
E questo
soltanto perché
tutti gli altri pensano
che il tesoro consista nel forziere.
La chiamano apparenza,
un buon modo per dire a tutti
Io non ho mai sofferto.
Un buon modo per dire
Io non ho un passato.
Ho sepolto il mio tesoro
sotto strati geologici
del suolo metafisico.
Così che il capo, per assumermi,
vada a controllare
che non sia mai stato infelice,
altrimenti guai per le macchine difettose!
Ho seppellito il mio tesoro
fatto di miseri fiorini
Miseri perché ricchi di petali
i cui steli ancora prosperano al buio
per il solo fatto di credere ancora nella luce
Ho sepolto il mio tesoro,
mi dispiace sapere che nessuno
vuole e vorrà dissotterrarlo.
Fammi un'altra foto:
non serve una scopa
quando puoi comprare un tappeto
dove nascondere la polvere.
Quando la pillola amara della cronaca nera
ha uno spazio pubblicitario di dieci minuti
in cui compulsare fra i rimedi.
Ho sepolto il mio tesoro.
Sono l'unico ad averne nascosto uno.
E questo
soltanto perché
tutti gli altri pensano
che il tesoro consista nel forziere.












