Quel verso libero diventa un io
chini al piede del vento, il dopo
senza noi. Pensiero che cammina:
sembrava molle invece
stringe corde, s’intreccia
incocca e separa (il silenzio).
non un limite
non un punto di ritrovo
sconfini allungati
grigi protuberati
elefanti
dal passo che pesa
velocità
meno dell'attesa
smisurati invano
assecondano il transitare
gli occhi vispi
a sorvolare
paiono porgere la mano
anche se da lavare
aprono le bocche
un dolce salivare
smisurati invano
animi invadenti
ego straripanti
convinti Pilato
davanti ai condannati
la folla di cuori
tenuti fuori
d'ogni intento
emarginati
barcolla sul grembo del passato
come raggio di nuvola affranto
ed un tappeto d’illusioni m’affranca,
colora il tempo sulle labbra,
saccheggia arazzi d’intimità cardiache.
Scucio le finestre del ricordo,
grafia d’atmosfera m’abbraccia,
violini d’orizzonte migrano gioia,
dolcezza d’anima il giorno apparecchia,
son sinossi emozionale della sera.
apre al dannato
fucili che non pregano
anime inermi vibrano
al rumore dei passi del potere
inginocchiate sui scalini del terrore
masse di gambe
con la complicità
di mani lavate nel sangue
gridano il nulla
la pietà bruciata
nella grotta di un Dio immaturo
scheletri macinati
dai cingoli del potere
sepolti nel paradiso dell'inferno
collari senza colore
nelle ali della morte
bambini cambiano mamma
nell'intercapedine della sterilita
baciati dai caschi di banane del regime
parole mute di chi vede
occhi accecati dalla paura
corpi strappati alla ragione
navigano senza salvagente
in un fiume che piange di vergogna
voli di cuori squarciati
in balia di bocche affamate
in un mare innocente
violentato dalla follia
che gira sulla guida
di un perno arrugginito
Che la mia vita sia come
un fiore che si schiude
diffondendo la sua fragranza
nell'aria leggera del mattino.
Che la mia vita sia come
la melodia di un usignolo,
nota sconosciuta
nel pentagramma della poesia.
Che la mia vita sia come
una nuvola vagante che fluttua
sopra i confini degli Stati,
al di sopra delle brutture del mondo.
Che la mia vita sia come
quella di un giunco,
piegandosi agli insulti delle intemperie
senza mai spezzarsi.
Possa la mia vita essere come
vagito di bimbo,
rantolo di morte
cerchio che si chiude.
che ho versato
e, lentamente, ho lasciato andare.
Difficile dimenticare
l’amore che ho dentro,
non lo posso scacciare
come faccio con la malinconia.
Trovarmi da solo a ricordare
e dovermi dire non sei più mia,
te ne sei andata via,
ti devo dimenticare.
Non posso raccontarmi bugie,
il cuore non mi crede,
sa solo che gli manchi tu
e le giornate d’amore passate insieme.
Amore che te ne sei andato,
strappandomi il cuore,
ora sono qui solo con le mie lacrime,
privo di te e senza più nessun destino.

Guardo le stelle, osservo il cielo cerco le emozioni più belle.
Eccole lì pronte da rivivere e sogno una vita migliore.
Vorrei di nuovo l' amore quello vero, da batticuore.
Guardo le stelle, la notte non mi fa più paura e sono sicura che ti sognero' .
Un nuovo amore vivrò, per sognare e ricominciare a sperare.

Anche oggi,
Sotto strati di nuvole chiare.
Respiro di cielo e foschia
Sono le immagini che
Si fermano negli occhi.
Ho aspettato invano il tuo arrivo,
L' ho cullato nella mano,
L 'ho portato nel mio cuore
Come fosse reliquia.
L'ho cercato, ma
Nemmeno un rumore indistinto
È giunto al mio orecchio.
Tutto tace di te,
Tace il labbro, tacciono le pareti,
Tace l'aria necessaria al mio fiato.
La pienezza del tuo essere non
Si è svelata.
E rimango sulla nuda terra
A cercare il tuo odore
Di radici terrene,
Per poter legare un'altra volta
Tutti i miei frammenti sparsi
Sotto riflessi di luna.
del rosso flesse al picco.
Maree e scogli elevarono sabbie
e terre emersero dal sud”
Il pianto dell'ora parlò al vento
e scrosci appesi all'orizzonte
spensero l'umana frivolezza.
Rosa nel nero
e freddo tepore
accolsero l'iride del cielo.
Andavo così nutrendomi di me
nell'incosciente libro dei sogni.
Andavo attraversando ripide visioni
e pianeggianti certezze.
Andavo negli interrogativi
cercando loro improbabili sostantivi.
“Ti guardo falce della notte
mentre ti disegni sull'erto,
mentre l'eco del silenzio mi chiama,
mentre un pensiero nello spento giorno ama”
Sono carezza di neve nella stanca sera,
son ghiaccio nelle mani
son morte viva nell'ombra che scende.
Passo nel disperso passo
e del corpo sento il masso.
Urlo alla valle parole mute
ed echi rispondono alle solitudini.
Ti guardo ancora nell'immagine del solco,
nelle vibrazioni dei monti,
nelle orme d'un cervo
nel cadere vecchio d'un secco ramo.
Allora son ramo,
son roccia,
dolce fiocco,
passo e ombra.
Son cervo perso
e nel bosco del mio rimpianto
lascio sola traccia
in bianco manto.
tra il bianco
e non è che non è vita l'emozione di pennelli
buttati su tela sterile
immacolata
d'un chiostro antico del mio paese
Respirano le strade ciottolate in croce al bianco
c'arriva atteso
senza pudore
e di qui l'odor s'appanna di canti sulla piuma
d'una Madonna antica e
spiccano di verde gli occhi miei figli a Morfeo
quando una lacrima di madre -di madonna-
cade
in una mareggiata di sguardi,
portineria d'un tramonto ciliegia
sanguinera' sui nostri corpi
come diario temporalesco d'un fiore
fra geometrie di volti e parole.
Ci riconosceremo, in silenzio,
in uno spartito d'inverno
ed un frammento di cometa
stipulera' il vento del ricordo,
mendicheremo orchestre di baci,
confezioneremo giorni di cristallo
nell'attimo del nostro primo battito.
Non mi ha mai ucciso, questo no
L'assuefazione è uno scudo
Quel liquido tossico e incolore
Ne riconosco il sapore amaro sulla pelle
I serpenti sanno bene che arma hanno
Ma qualcosa nella mia carne e nel mio cuore
è più forte d'ogni stilla di fiele
E incorrotta la dolcezza nascosta
di un antico nettare che sempre
mi ha saputo risparmiare dal nemico
trionfa , linfa pura nelle mie vene
L'antidoto non ha mai altro nome che l'amore













