Correre
correre dietro a tutto
e a tutti.
Oppure
stare fermi,
stare fermi ed aspettare,
tanto il mondo
è rotondo
e continua a girare.
In definitiva
a che serve una
o l'altra cosa?
Se tutto resta uguale,
non c'è somma o sottrazione,
solo una certezza:
potessi moltiplicarmi
-oppure dividermi-
conserverei sempre
intero
il mio cuore.
correre dietro a tutto
e a tutti.
Oppure
stare fermi,
stare fermi ed aspettare,
tanto il mondo
è rotondo
e continua a girare.
In definitiva
a che serve una
o l'altra cosa?
Se tutto resta uguale,
non c'è somma o sottrazione,
solo una certezza:
potessi moltiplicarmi
-oppure dividermi-
conserverei sempre
intero
il mio cuore.
1 commento
Sole di giada
Sulla pelle rifletti,
Trasmette l'opaceo tuo calore
Contorto di rovi,
E l'anima affonda nel buio.
Solo tenui fiammelle
Ricoprono le tenebre
E sono fatue e discontinue.
Ombre ricamano il viso,
I sorrisi sono un ricordo lontano,
Neppure l'azzurro cielo
Diffonde e distende
Un cuore schiacciato
Sotto ad un maglio.
Meglio chiudere gli occhi al mondo
E nascondere l'amore che muore.
.
Sulla pelle rifletti,
Trasmette l'opaceo tuo calore
Contorto di rovi,
E l'anima affonda nel buio.
Solo tenui fiammelle
Ricoprono le tenebre
E sono fatue e discontinue.
Ombre ricamano il viso,
I sorrisi sono un ricordo lontano,
Neppure l'azzurro cielo
Diffonde e distende
Un cuore schiacciato
Sotto ad un maglio.
Meglio chiudere gli occhi al mondo
E nascondere l'amore che muore.
.
Il pianto non è pioggia
non ci si nutrono fiori. Asciugati gli occhi ora.
Disegna il tuo cerchio magico
e non lasciare che l’oltrepassi il tuono.
Guarda le tue mani
hanno voglia di giocare.
Scompigliali i capelli!
Non farne più le trecce
a trainare principi bugiardi.
Guardati allo specchio
e ricorda il tuo sorriso.
Non avere mai vergogna
l’abominio è in chi l’ha ucciso.
Ricordi,
di un passato gioioso.
Quando da bambini
si faceva il presepe.
Quella statuetta era di zio,
quell'altra del nonno.
Eredità preziose
che valevano un tesoro.
Fantasticare,
su storie inventate,
di un passato gioioso.
Quando da bambini
si faceva il presepe.
Quella statuetta era di zio,
quell'altra del nonno.
Eredità preziose
che valevano un tesoro.
Fantasticare,
su storie inventate,
di pastorelli
in cammino
che con il naso all'insù
seguivano
la stella cometa.
Statuine intente
a rivivere vite semplici.
Che gioia vedere
le luci colorate.
Non vedere l'ora
di riempire
il vuoto della mangiatoia
con Gesù bambino.
Che Magia.
in cammino
che con il naso all'insù
seguivano
la stella cometa.
Statuine intente
a rivivere vite semplici.
Che gioia vedere
le luci colorate.
Non vedere l'ora
di riempire
il vuoto della mangiatoia
con Gesù bambino.
Che Magia.
Poi aggiungere i Re Magi
le uniche statuine
vestite con abiti sontuosi
a cavalcioni dei cammelli.
Il presepe un rito non solo
religioso,
romantico.
Tramandato
di anno in anno.
Da grandi vedere
la stessa gioia
negli occhi dei figli,
riconcigliandoci,
con la festa del Natale.
le uniche statuine
vestite con abiti sontuosi
a cavalcioni dei cammelli.
Il presepe un rito non solo
religioso,
romantico.
Tramandato
di anno in anno.
Da grandi vedere
la stessa gioia
negli occhi dei figli,
riconcigliandoci,
con la festa del Natale.
Non solo quiete d’estati antiche
o verde nell’azzurro
né a largo slarghi di mare scuro
dove in eterno è l’affondare.
Non il vagare al vento avvolto
o il sale in faccia
né abbraccio d’acqua, rifugio nero
- orgia d’assoli, silenzio, nulla, e tutto.
Non navi bianche al porto
approdo a luci vive
né sguardi verso l’Ellade
deviati dal timone.
Ma quelle mille barche a traboccare
il popolo più antico
cacciato dalla terra al mare amico
nell’Europa
dimentica, già allora
secca di sangue d’anima.
Ma quelle mille bocche tutte lorde
illiri o non illiri - incerto ceppo -
a terra occhi-Balcani
quegli occhi neri su mani molle,
e tre parole da mille antenne
torte di là dal mare, strozzate in gola.
Barriera e sfogo, via-ponte-fuga
- un mare madre che accoglie e mescola.
Come la terra mia
è un impeto mai pago
misericordia memore
d’unione primordiale.
o verde nell’azzurro
né a largo slarghi di mare scuro
dove in eterno è l’affondare.
Non il vagare al vento avvolto
o il sale in faccia
né abbraccio d’acqua, rifugio nero
- orgia d’assoli, silenzio, nulla, e tutto.
Non navi bianche al porto
approdo a luci vive
né sguardi verso l’Ellade
deviati dal timone.
Ma quelle mille barche a traboccare
il popolo più antico
cacciato dalla terra al mare amico
nell’Europa
dimentica, già allora
secca di sangue d’anima.
Ma quelle mille bocche tutte lorde
illiri o non illiri - incerto ceppo -
a terra occhi-Balcani
quegli occhi neri su mani molle,
e tre parole da mille antenne
torte di là dal mare, strozzate in gola.
Barriera e sfogo, via-ponte-fuga
- un mare madre che accoglie e mescola.
Come la terra mia
è un impeto mai pago
misericordia memore
d’unione primordiale.
Che vuol dire scrivere col proprio sangue?
-Interrogo gli ulivi, il pino amputato, dicembre-
Ci sono statue in giro che sanno la risposta
le vedi atterrite come agnelli prima di essere scuoiati
così potente passa l’arma, rasoio e vita nelle stesse dita
Il processo è al dunque, sul banco d’imputato sale
un cristo senza parole, forse donna questa volta,
rappresentante di merletti fuori mercato
a cui non si accorda un minimo di credito
Che vorrà?
È mese di poche discussioni: tutti si è felici
una forza scema invade le strade
mette bianco dove c’è sporcizia
Un nulla speciale dunque
guastafeste di Natale
contorto come una lamiera dopo l’urto con un tir
Trema persino nello scrivere su wordsapp
e ha bisogno di aggrapparsi a un ceppo
Il rosso però è solo sangue, tanto che riempie il verso di poeta
Io ne vedo una, di spalle in questo momento sul ciglio della 236
chiede la ragione di essere chiamata in vita
nessuno vorrebbe ch’esistesse neanche tra le statue di un presepe
-Interrogo gli ulivi, il pino amputato, dicembre-
Ci sono statue in giro che sanno la risposta
le vedi atterrite come agnelli prima di essere scuoiati
così potente passa l’arma, rasoio e vita nelle stesse dita
Il processo è al dunque, sul banco d’imputato sale
un cristo senza parole, forse donna questa volta,
rappresentante di merletti fuori mercato
a cui non si accorda un minimo di credito
Che vorrà?
È mese di poche discussioni: tutti si è felici
una forza scema invade le strade
mette bianco dove c’è sporcizia
Un nulla speciale dunque
guastafeste di Natale
contorto come una lamiera dopo l’urto con un tir
Trema persino nello scrivere su wordsapp
e ha bisogno di aggrapparsi a un ceppo
Il rosso però è solo sangue, tanto che riempie il verso di poeta
Io ne vedo una, di spalle in questo momento sul ciglio della 236
chiede la ragione di essere chiamata in vita
nessuno vorrebbe ch’esistesse neanche tra le statue di un presepe
Liscia
di pietre, acqua e brezza
armonia rilucente
un osanna blu
privo di appartenenza.
Solo l’alba assorta, la torre
i lineamenti dei gabbiani,
solo linee di pace
nel canone dell’eternarsi.
(Il tempo)
il tempo posa qui
ma non dimora
è rituale di sponde
mappa reale, rarefatta
che spinge a noi i Balcani.
E sembra siamo nati al largo
tutti
limitrofi d’immensità
uniti i tratti: quei monti
con le dune nostre
scolpiti in ruggia d’onda
al fianco stretto del Mediterraneo.
E siamo nati qui sicuro
in una lingua barbara
più larga.
più larga.

Camminerò in riva al mare e ti verrò a cercare, per stare con te.
Ti troverò perché tu sei il mio futuro, con te sarò al sicuro.
Camminerò al tuo fianco, ti terrò accanto il mare ci cullera' .
Tu ed io anime unite da amore che ridarà la speranza al tuo cuore.
Tu ed io per ricominciare, per sperare di nuovo in un' emozione .
Colma di ritrovata passione per vivere felici, sereni un raggio di sole , di nuovo innamorati e spensierati.
A volte mi sento un diverso,
perso tra milioni di volti sconosciuti,
un folle che scrive inutili pensieri.
A volte cerco la serenità nel silenzio della solitudine,
ma poi mi perdo in enigmatiche domande,
come fossi un bambino innocente.
A volte immagino che tutti leggano le mie poesie,
e ognuno trovi nelle parole le cercate risposte
che io finora non ho mai trovato.
Il verbo la fede,
dell’essere l’attore protagonista della mia vita.
Invece a volte resto lì fermo a far scena muta,
lasciando all’ansia che su di me prenda il sopravvento
e scateni un doloroso temporale interiore.
Così mi guardo attorno
e vedo la volatilità avvolgere tutto come un malevolo alito
che s’insinua nelle menti,
tanto da far sembrare la vita una cosa futile,
un giocattolo, una marionetta fatta per essere usata
e quando si rompe la butti via.
perso tra milioni di volti sconosciuti,
un folle che scrive inutili pensieri.
A volte cerco la serenità nel silenzio della solitudine,
ma poi mi perdo in enigmatiche domande,
come fossi un bambino innocente.
A volte immagino che tutti leggano le mie poesie,
e ognuno trovi nelle parole le cercate risposte
che io finora non ho mai trovato.
Il verbo la fede,
dell’essere l’attore protagonista della mia vita.
Invece a volte resto lì fermo a far scena muta,
lasciando all’ansia che su di me prenda il sopravvento
e scateni un doloroso temporale interiore.
Così mi guardo attorno
e vedo la volatilità avvolgere tutto come un malevolo alito
che s’insinua nelle menti,
tanto da far sembrare la vita una cosa futile,
un giocattolo, una marionetta fatta per essere usata
e quando si rompe la butti via.
Forse sarà la tempesta in arrivo,
oppure i pensieri che mi uccidono.
Cammino in questo mare in tempesta
sempre più in salita.
La lunga notte disperata
di questa vita.
Profonda sconosciuta
e calpestata vita.
Penso a quello che mi manca
nell'ora più silenziosa della notte.
Mi domando perchè chi ha incrociato
il sentiero della mia vita non c'è più.
Mi chiedo perchè
mi manca il filo della vita.
Ogni anno 'a stessa storia: vaco e vengo d'â Lapponia.
Me piazzo 'ncopp'â slitta e vaco sempe deritto.
'Ncuollo 'o vestito 'e sempe, ca s'è pure scagnato
e mme va 'nu poco astritto pecchè me so' 'ingrassato.
Ogni ghiuorno m'arrivene centenare 'e lettere, cartuline:
me scrivene 'a tutto 'o munno: gruosse e piccoline.
Cu 'o tiempo m'aggio 'mparato 'a scrittura 'e uno, 'e n'ato:
'a vista 'nun tanto m'aiuta, pe ll'eta assaje avanzata.
Però aggio riconosciuto 'a scrittura tennera 'e Nanninella:
me cerca comme a ssempe 'na pupata, 'e ccaramelle.
Che brutta calligrafia! E chesta è 'a lettera 'e Maria!
"Babbo Natale mio, 'nun me purtà sempe 'a stessa cosa"
"St'anno, si pe te va bbuono, vulesse truvà 'nu ricco sposo."
Chi me cerca pazielle, chi va truvanno 'nu diamante,
chi vo' 'na connola, chi 'nu marito, chi 'nu turbante.
Chi vulesse 'na bona ciorta e 'na vita senza patimente,
chi vo' 'na bambola, chi 'o pane, chi 'na varca, chi 'e diente!
Chi ha perso 'o posto 'e fatica e 'nun riesce a campà
e chi tene 'e rrendite spase 'o sole e fa 'a vita d''o pascià.
Ma j' che pozzo fa: vengo sulo 'na vota a ll'anno.
Si putesse, pigliasso 'a slitta e ghiesse sempe vulanno.
Accuntentasse femmene, uommene e bisognose.
A cchi n'ave necessità, 'o regnesse 'e tutte 'e ccose.
'Sta vota però ve voglio cercà j' a vuje 'nu piacere.
V'aggio lassato 'na lettera vicino 'o piatto, sotto 'o bicchiere.
Si' vedite quacche cristiano ca 'nun pozza accuntentà,
purtatancella vuje 'na cusarella, 'na parola pe cunfurtà.
Donate pace e surrise: nisciuno s'avessa maje 'ntristì:
criature, gruosse e anziane 'nun avessana suffrì!
Putissene purtà pe ssempe pace p'ê ccase, p'ê spitale?
Se putesse fa ca ognuno e vuje addeventa Babbo Natale?
Me piazzo 'ncopp'â slitta e vaco sempe deritto.
'Ncuollo 'o vestito 'e sempe, ca s'è pure scagnato
e mme va 'nu poco astritto pecchè me so' 'ingrassato.
Ogni ghiuorno m'arrivene centenare 'e lettere, cartuline:
me scrivene 'a tutto 'o munno: gruosse e piccoline.
Cu 'o tiempo m'aggio 'mparato 'a scrittura 'e uno, 'e n'ato:
'a vista 'nun tanto m'aiuta, pe ll'eta assaje avanzata.
Però aggio riconosciuto 'a scrittura tennera 'e Nanninella:
me cerca comme a ssempe 'na pupata, 'e ccaramelle.
Che brutta calligrafia! E chesta è 'a lettera 'e Maria!
"Babbo Natale mio, 'nun me purtà sempe 'a stessa cosa"
"St'anno, si pe te va bbuono, vulesse truvà 'nu ricco sposo."
Chi me cerca pazielle, chi va truvanno 'nu diamante,
chi vo' 'na connola, chi 'nu marito, chi 'nu turbante.
Chi vulesse 'na bona ciorta e 'na vita senza patimente,
chi vo' 'na bambola, chi 'o pane, chi 'na varca, chi 'e diente!
Chi ha perso 'o posto 'e fatica e 'nun riesce a campà
e chi tene 'e rrendite spase 'o sole e fa 'a vita d''o pascià.
Ma j' che pozzo fa: vengo sulo 'na vota a ll'anno.
Si putesse, pigliasso 'a slitta e ghiesse sempe vulanno.
Accuntentasse femmene, uommene e bisognose.
A cchi n'ave necessità, 'o regnesse 'e tutte 'e ccose.
'Sta vota però ve voglio cercà j' a vuje 'nu piacere.
V'aggio lassato 'na lettera vicino 'o piatto, sotto 'o bicchiere.
Si' vedite quacche cristiano ca 'nun pozza accuntentà,
purtatancella vuje 'na cusarella, 'na parola pe cunfurtà.
Donate pace e surrise: nisciuno s'avessa maje 'ntristì:
criature, gruosse e anziane 'nun avessana suffrì!
Putissene purtà pe ssempe pace p'ê ccase, p'ê spitale?
Se putesse fa ca ognuno e vuje addeventa Babbo Natale?
Piccola Falena, ingenua e dorata
fluttui di fiore in fiore
con le ali spiegate al sole.
Intrisa di libertà,
ti sento librare nei miei pensieri
in un campo colmo di desideri;
volteggi gaia e variopinta nel vento
oltre la fantasia del tempo,
tu che vivi di flebili istinti
nel breve spazio di soli istanti.
Come una fatina
espandi le tue ali al cielo
dolce e birichina
e col nettare dei fiori
intingi le tue ali di nuovi colori.
Piccola falena,
portami sulle tue ali
verso l'arcobaleno,
portami lontano e vola finché puoi,
innalza i tuoi occhi al cielo
e non fermarti mai.
Arriva il tempo Natale
Con pazienza verticale
Con pazienza verticale
Sulla curva del mondo
E i problemi della terra.
E' neve odorante
Per il dolce Annunzio
L'allegra profezia.
Ti ricordi Maria?
Di un certo sorriso -divino-
Come di persona che sogna;
Che amabilità
La sua storia cristiana
- Di certa rarità!
La sua gloria futura
La sua traccia di luce
-Il suo spettacolo potente.
E non importa cosa dice la gente:
Tutto può cambiare
Nella sua impresa d'amore
che non vuole chieder niente.
che non vuole chieder niente.
E la commozione di Giuseppe?
Come d’innanzi
al compiersi d’un meraviglioso fato:
al compiersi d’un meraviglioso fato:
Il corpo bellissimo del suo figliolo
-Di grande bagliore
Non paragonabile ad alcuno
Dei profumi conosciuti.
Giocatore ammirabile, d’altro stile
-Perfetto!
Forse rarità
E' vita che esiste
-Che sempre sarà.

-Che sempre sarà.














