In questa vita …..
questa vita da vivere …
con le sue opportunità,
ti aveva elargito dei doni inaspettati,
le ali per volare
e il profumo dei germogli di grano.
Infausta e ingrata donna ..
non si sperpera la ricchezza
che la sorte ti ha concesso.
Le sementi e il frutto non si sciupano,
si serbano con la forza dell’amore.
Affetto denigrato
e generosità non compresa
per il sogno reale di questa vita.
Le rughe ora sono apparse
e la pioggia ha sciolto il tuo carro di carta pesta
e il pensiero deforme a nudo alla luce riveli.
Sciagurata nel falso vivere,
la riflessione disdegni e
nell’arroganza perseveri.
Il linguaggio del limbo ti condanna
nella sabbia della tua progenie
e il tuo respiro li rimane.
Ora che la clessidra
svuota l’ultimo granello
nell’ingiuria hai trovato la tua viltà-
Sotto i pini muti voi riposate
con il passato che è presente
ed io chino sui marmi freddi
con le lacrime che i tramonti non asciugano.
Affetti e ricordi trafitti …
nel fuggevole tempo
malinconia dolorosa
che ferisce la vita.
Sempre tornate,
con sfibrata tenerezza
miei colibrì dalle ali spezzate
a suggerire la vita .
La vostra forza è nella mia anima
che chiede
di porre dietro questa maschera il dolore pietrificato .
negli oceani di fioca neve al soffio,
sul suolo erto della peritosa verità,
che travolge nel risveglio delle iridi,
alle emozioni che esplodono
in gemiti.
L’impeto del cuore scorre d’ebano
tra le tue gote pallide, alla natura
che colora percezioni svelate
senza ascolto, danzando tra le labbra
stinte dal mare d’amore
che racconta.
Ho viaggiato nei giorni dei tuoi occhi,
senza meta che sciolga l’avvenuta
dei rupi e sterpaglie nelle meraviglie,
che attraversavano magie e ruscelli
nei respiri dei fiori che coglievamo,
selvatici, selvatici come i nostri cuori,
come i nostri sogni,
senza fiato velato.
Viaggio ancora accanto a te: l’eterno!
Con fede al dito che tradisce confesso ogni tabù, in anima e corpo, senza fine.
Libertà è questo amarci senza rughe
che feriscono l’amore incontaminato
della nostra alba in rinascita eterna.
Il pirata Lunarossa
urla, urla: “Alla riscossa!
Non c’è tempo per poltrire,
forza sveglia, sul pontile!”
Lui non teme la tempesta,
son famose le sue gesta,
al timone a navigare
ha per casa solo il mare!
Quante rotte da scoprire,
quante ciurme da inseguire!
Il pirata Lunarossa
urla, urla: “Alla riscossa!”
C’è un tesoro da cercare,
tanti pesci da salvare
dai rifiuti e dai veleni,
dal petrolio e dalle reti,
perché il mare è azzurro e bello,
perché merita rispetto!
Inciderai la carne
Solleverai i lembi e l'aria sarà un boato
tra le mie costole
La luce piena invaderà la cavità tutta
Cadrà la memoria e saranno nuovi gigli
Ho scelto te e sarò spettatrice
o spettro al margine
Ho scelto te per il mio cuore andaluso
perché sono sensibile a certe inclinazioni
perché farai origami della mia pelle
Con attenzione, spiegherai i gesti,
la mano, il senso del segno,
ma non la mia anima
e questo mi è di grande conforto.
Limerick 11-11-7-7-11 rime AAbbA.
“Viva fino alla morte”¹… lo leggevo,
poi sulla mia esistenza riflettevo:
morto mentre cammino
perso nel mio destino,
inutile son zombie assai longevo.
¹: sintesi delle ultime interviste/riflessioni a/di Michela Murgia, nel 2023 sul "letto di morte" per il cancro che la stava uccidendo ma non la stava spegnendo ed ancora scriveva, due libri usciti postumi, ancora rifletteva e progettava.
ioffa, 22/07/2025
All'albeggiare di un nuovo giorno,
appena l'aurora si affaccia in uno spicchio di mondo.
I pensieri prendono voce
Sono dell'aura che invade il corpo fisico la foce,
Sono filamenti eterei e inconsistenti.
I pensieri prendono voce
Talvolta nelle convinzioni limitanti delle umane menti.
I pensieri prendono voce
Quando sono ispirati dai Cherubini
che silenti al nostro fianco emanano sapienza e consapevolezza,
Ecco che siamo in connessione col nostro vero sentire
e percepiamo del Creatore la paterna carezza.
Distici di settenari a rime baciate sgorgate pensando ai giudici Falcone e Borsellino.
Diciannove di luglio,
via D’Amelio in subbuglio:
una grave ecatombe
peggio di cento bombe,
auto con il tritolo;
non è morto da solo:
son sei vittime ancora
con cui il conto peggiora
chi da sempre delinque…
a Capaci eran cinque.
Grave colpo allo Stato
con violenza assestato,
chi ne fosse mandante
pare proprio lampante:
Provenzano, Riina,
Brusca e tutta la ‘ndrina¹
che volevan zittire
chi non stava a dormire
ed al loro terrore
conteggiava le ore.
Hanno esibito i muscoli
per sfuggire crepuscoli
ma quel che resta a noi
sono due nuovi eroi,
retti esempi per tutti
contro quei farabutti
che per poter godere
cercan solo potere
sulla pelle di gente
che per loro val niente.
Han trovato la morte
magistrati e le scorte
ma per noi tutti fari
brillano ora più chiari.
¹: sineddoche più o meno per organizzazioni mafiose, le varie “famiglie”, anche se ‘ndrina è più specificamente attinente alla ‘Ndrangheta.
19/07/2025
pervasivo quand’anche usato invano,
e contagioso pur nella pochezza
d’ognun che compiacendosi l’apprezza.
Quel sussurro sentir detesto: “uau!”
ch’è per me come il ringhio d’un babau
che il cuor sgradevolmente mi spaventa
e comunque il buon gusto mio tormenta.
Lo dicono studenti e pur massaie
colletti bianchi e pur classi operaie
comun massimo denominatore
espression d’entusiasmo o di stupore.
Appare quando meno te lo aspetti
nei tanti spot, assilli maledetti,
lo si vede perfin detto in labiale,
qual coretto a chi recita in vocale,
una vocetta tacita ammiccante
messaggio analfabetico strisciante
invasivo ancor più di quell’occhèi
che io se fossi Trump sopprimerei.
Lo so, mi ritenete stronzo e snob,
radical chic cultor di Joan e Bob (*)
che pur mai si sarebbero sognati
d’esprimersi talmente omologati.
E poi che dire ancor? Sono italiano
quindi del bel parlar sono guardiano:
in questo irrefrenabile esultare,
cazzo o figa è difficil esclamare?
(*): Bob Dylan e Joan Baetz, mitici cantanti dei miei anni ‘60
Una poesia gioca
sulle labbra della luna,
scivola sui petali di un tramonto,
disegna attimi di vita
a confonderti l’anima,
sperpera nuovi colori,
affitta la sartoria del silenzio,
svuota abbracci senza testo.
Una poesia rammenda
gli orli scuciti del mondo,
è un parto di violini e maree,
curva di cuore, zigomo di parole,
fiore che scrive dell’alba,
rondine che squarcia l’inverno.
Una poesia è cenere di mille desideri,
danza di vento e di fuoco
impressa sull’abito del tempo.
DIETRO L'USCIO









